Orvieto Vedelago. Dalla politica delle discariche ai centri del riciclo? (Parte Seconda)

Ad Orvieto la politica si è improvvisamente scoperta Ambientalista e nelle sue dichiarazioni pare aver sposato le tesi del MoVimento 5 Stelle. (Continua dalla prima parte)

La realizzazione di un piano di ambito nel settore della gestione dei rifiuti deve prevedere necessariamente meccanismi di riduzione della produzione, recupero e riciclo dei rifiuti stessi – dichiara infatti l’Assessore all’ambiente Claudio Margottini – in particolare l’art. 179 del Decreto legislativo 205/2010 prevede che la gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia del trattamento rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo, come per esempio il recupero di energia e smaltimento. I Comuni dell’Orvietano, quindi, intendono proporsi come area sperimentale per l’avvio di un nuovo modello di gestione dei rifiuti che si collochi nella linea prevista dalla normativa. In particolare vogliono raggiungere l’autosufficienza gestionale realizzando una serie di impianti che limitino lo smaltimento in discarica ad una frazione residuale della raccolta RSU. Da tale politica si vuole innescare inoltre, un processo di sviluppo virtuoso che vede nel riciclo una occasione di occupazione ed imprenditoriale”. Ovviamente, qui ad Orvieto Civica, di quest’ultima frase avvertiamo lo stimolo agli appetiti delle lobby locali sempre pronte a correre in soccorso di una costosa gestione privatizzata.
La proposta – insiste l’assessore all’Ambiente – viene riassunta dalla relazione di analisi del mercato potenziale, in certi casi ancora sperimentale, a dimostrazione della possibilità concreta di intervenire sul 35% del materiale che andrebbe in discarica. Tale analisi si dovrebbe integrare con altre tecnologie in corso di realizzazione nel territorio Umbro, quali ad esempio il riciclo della spazzatura stradale. Se l’operazione di Orvieto venisse effettuata da una struttura pubblica ci sarebbe un immediato risparmio per i cittadini. La sperimentalità del progetto non è nei contenuti tecnologici ma nella capacità di rendere economicamente sostenibili piccoli impianti in grado di soddisfare un bacino di utenza di circa 50.000 abitanti, eventualmente ampliabili all’intero Ambito Territoriale quando i fattori di scala li rendano maggiormente convenienti. Infine, le tecnologie potrebbero risultare facilmente esportabili in molte realtà del territorio umbro e nazionale”.
“Il documento
– ribadisce  Margottini – vuole rappresentare una sfida industriale, con attuazione prevalentemente pubblica, verso l’Amministrazione Regionale e quella centrale dello Stato, rivendicando lo status dei rifiuti in quanto ‘beni comuni’ dei cittadini che li hanno prodotti, da cui far scaturire reddito ed occupazione e, in ogni caso, abbattimento sostanziale dei costi dei servizi di igiene urbana”.

Cosa vuol dire? Ebbene significa che l’analisi di mercato per impiantistica, per il territorio locale definibile quale innovativa ma clonata dalle buone pratiche di molte aree virtuose, nel settore del recupero e riciclo dei rifiuti è stata redatta dall’Assessorato all’Ambiente del Comune. Il comune ha chiesto la collaborazione, come più volte proposto dal locale e dal nazionale MoVimento 5 Stelle, è più modestamente da Orvieto Civica, del Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile ed il Centro Riciclo Vedelago di Treviso, vero faro di queste attività.

La parte economico finanziaria, senza la quale, siamo certi, il riciclo resterebbe un miraggio, ha fonte del diritto nei contenuti della risoluzione del Parlamento Europeo dell’8 Maggio 2012 su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068), Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, Relatore: Gerben-Jan Gerbrandy che all’art. 32:

  • invita la Commissione a razionalizzare l’acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia dei rifiuti e della necessità di ridurre i rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero; chiedendo alla Commissione di presentare proposte entro il 2014, allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente, entro la fine di questo decennio, l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e comportabili. La risoluzione ritiene che queste iniziative debbano essere accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l’ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita, ed invita la Commissione a rivedere gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti. Infine, ritiene che un’imposta sullo smaltimento in discarica, già introdotta da alcuni Stati membri, potrebbe contribuire al raggiungimento di tali obiettivi.
  • L’art. 33 della risoluzione sottolinea che le discariche esistenti potrebbero essere utilizzate come depositi di materie prime (estrazione mineraria urbana), ma che sono pochi i risultati esistenti delle ricerche in materia.

Cioè quello che chiediamo a gran voce da ben prima della Carta di Firenze. (Continua)

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