Piccoli professori e Grandi rischi

Può Franco Barberi, condannato a sei anni per le morti ed i ferimenti conseguenti ai mancati avvisi ed alla sottovalutazione del sisma che poi distrusse la città de L’Aquila in relazione alla sua carica di presidente della commissione grandi rischi, azzardarsi a sfidare le correnti geotermiche dell’Alfina.
Franco Barberi
Franco Barberi

Il professore alla domanda sui rischi dell’impianto previsto ha risposto proprio così. Ha detto che sarà una “sfida bellissima” affrontarli.

Certo, lui li affronta e se ne prende merito, noi paghiamo e ne subiamo conseguenze.
Che noia questi professori, escano dal retro della lavagna e si mischino un pò con chi vive tuti i giorni nei posti che loro conoscono solo attraverso le lenti distorcenti dei microscopi, attraverso i numeri di schematiche analisi od in foto d’epoca. La piantino d’esporre a grandi rischi sul serio i propri concittadini per vanità intelletuale ed assenza assoluta d’idee nuove. O vadano a godersi la pensione, trovando un posto che non è (ancora) sotto la lente di un loro collega.

Processo Grandi Rischi

In seguito alla riunione della Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi, Barberi è già stato processato per omicidio colposo plurimo. L’accusa non deriva, come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa[3], dal non aver previsto il terremoto o fatto evacuare il capoluogo abruzzese[4]. Testimoni, infatti, hanno riferito come in quella riunione siano state fatte affermazioni non suffragate da dati scientifici, e “previsioni” rassicuranti ma prive di fondamento.[5]

Il 22 ottobre 2012 Franco Barberi viene condannato dal giudice Marco Billi a sei anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale durante l’esecuzione della pena, e risarcimento fino a 450.000 euro per le vittime, assieme agli altri partecipanti alla riunione della Commissione Grandi Rischi (Enzo Boschi, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce).

Ed invece noi ce lo troviamo ancora qui tra i piedi, l’ultima volta il 29 ottobre, la settimana dopo della condanna, a rassicurarci dall’alto della sua immagine da “professore”. Adesso si parla di nuovi incontri.

Ma basta! Quando la vogliamo piantare?

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