Cassa Dis-Integrazione

Tanto tempo fa in un luogo lontano lontano, Basilea, si decidevano le regole tecniche per le quali una banca, locale, potesse o meno sostenere le imprese. Siamo già in crisi, la vita già è durissima, ma allora quando firmavano i trattati questi esperti forse non lo sapevano, forse non l’immaginavano, o semplicemente forse nelle crisi e nel bagno di sangue delle classi medie e basse loro hanno qualche interesse, questo decidetelo voi.povertà

Il 1 gennaio è finalmente partito il nuovo regolamento , fantasiosamente chiamato Basilea III, e prontamente molte ditte si son trovate con l’acqua alla gola ed hanno dovuto fermare le attività o ridurle. Poco male, in Italia ci sono gli ammortizzatori sociali, c’è l’istituto della cassa integrazione… c’era, in effetti i soldi stan finendo anche li, visto che sono stati utilizzati con ampie deroghe per favorire alcune imprese giganti, male interpretate come strategiche, ed adesso per la piccola e media c’è poco.

Con urgenza, i parametri Basilea son stati rivisti, limati, aggiustati un pò dai geni della finanza strategica e del mondo bancario, pungolati dai politici sotto elezioni o forse per semplice spirito civico, questo decidetelo Voi. Intanto registriamo 28 milioni di ore di “lavoro” in cui è intervenuta la Cassa Integrazione solo nella nostra regione, ed osserviamo nel nostro piccolo qui ad Orvieto, il dramma della Mmanifatture cui l’Imps ha negato ‘accesso a queste risorse. Scioccante per le operaie, persuase a resistere e tener duro pare con alcuni sindacalisti che affermavano che i ritardi nell’erogazione dei fondi fossero dovuti a “ritardi burocratici”, in assenza di questi fondi probabilmente dovrebbe pagare l’azienda, ma con i parametri di Basilea come la mettiamo?

Lo stesso istituto di questo ammortizzatore sociale qui ha permesso di mettere letteralmente in mezzo alla strada delle famiglie, la fiducia riposta in questo mezzo ha impedito di fatto il ricollocarsi delle operaie, il ricostruirsi una vita anzi, le ha costrette ad impegnare risparmi e risorse di ogni genere nell’attesa di un cambiamento, di una ripresa che non c’è stata. Adesso tutto distrutto, tutto disintegrato.

Non vorremmo che quest’esperienza Orvietana diventasse solo un esempio del prossimo futuro in tutt’Italia, ma qui ad Orvieto, a febbraio avremo modo di parlarne.

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