Mobilità in disarmo

Siamo diventati un paese strano davvero.

ferrovia abbandonataNell’anno in cui il bilanco tra auto rottamate e nuove immatricolazioni segna il record negativo di sempre, tanto da far coniare neologismi come “demotorizzazione”, invece di cogliere quest’occasione storica per affrontare il tema della mobilità alternativa, la miglior idea che abbiamo è quella di ridurre le corse ferroviarie e gli autobus. Si è cominciato con i treni dei pendolari dagli orari sempre più assurdi, alla scellerata proposta poi di tariffare il parcheggio della stazione ancora, per ora, gratuito.

Con gli strumenti informatici abbiamo tentato, prima di Natale, di farci consigliare la mobilità pubblica migliore per raggiungere Città di Castello da Orvieto ed abbiamo ricevuto l’apprezzabile risultato di 22 ore per lo spostamento, chiedendo in stazione come fare ad ipotizzare un giro turistico della regione in treno, una cosa normale in altri paesi, abbiamo ricevuto risposte sconcertanti e consigli del tipo: c’è chi affitta una Vespa per fare il giro dell’Umbria, perchè non lo fate anche Voi? (fuori intanto grandinava).

Poi, finalmente, arriviamo ai giorni nostri, sarà migliorata la situazione?

Ovviamente no, anzi, persino la Orvieto-Chiusi ferroviaria va ad esser sostituita dall’autobus di Umbria Mobilità che intanto, solo ieri, manifestava e minacciava i fermi delle corse.

La mobilità privata è divenuta insostenibile, quella pubblica (privatizzata?) non riesce a mantenere i livelli minimi essenziali per permettere il lavoro. Imprenditori, lavoratori e famiglie sono ostaggio di questa tenaglia assurda che nei nostri territori impatta anche sul turismo. I comuni lungo le vie del ferro dovranno agire assieme e far sentire la propria voce.

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