Ricordando cosa vuol dire “lavoro”

Discorso di Adriano Olivetti alle maestranze della società

Ivrea, 24 dicembre 1955

Fin dal tempo che studiavo al Politecnico di Torino i mattoni rossi della fabbrica (di Ivrea) mi incutevano un timore e avevo paura del giudizio degli uomini che passavano lunghe ore alle macchine quando io invece disponevo liberamente del mio tempo. Ora che ho lavorato anch’io con voi tanti anni, non posso lo stesso dimenticare e accettare le differenze sociali che come una situazione da riscattare, una pesante responsabilità densa di doveri.
Talvolta, quando sosto brevemente la sera e dai miei uffici vedo le finestre illuminate degli operai che fanno il doppio turno alle tornerie automatiche, mi vien voglia di sostare, di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza a quei lavoratori attaccati a quelle macchine che io conosco da tanti anni, quando nei primi tempi della mia carriera si discuteva con l’ing. Camillo se era meglio farle venire da Providence negli Stati Uniti o da Stuttgart in Germania.
[…]
Anche oggi, nelle grandi decisioni della fabbrica, siamo costretti a ricorrere alla sua memoria, al suo insegnamento, alla sua saggezza perché in ognuno di noi è fatale una domanda inquietante, un imperativo della coscienza: che cosa avrebbe suggerito in queste circostanze l’ing. Camillo?
Tutta la mia vita e la mia opera testimoniano anche – io lo spero – la fedeltà a un ammonimento severo che mio padre quando incominciai il mio lavoro ebbe a farmi:

“ricordati – mi disse – che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna; perciò ti affido una consegna: tu devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano da subire il tragico peso dell’ozio forzato, della miseria avvilente che si accompagna alla perdita del lavoro”.

LavoroE il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva e non giovi a un nobile scopo. L’uomo primitivo era nudo sulla terra, tra i sassi, le foreste e gli acquitrini, senza utensili, senza macchine. Il lavoro solo ha trasformato il mondo e siamo alla vigilia di una trasformazione definitiva. Continua a leggere Ricordando cosa vuol dire “lavoro”