Modi di imbrattare la città turistica

Orvieto,

manifesti che offendono Orvieto e chi ci lavoraCittà d’arte e di turismo, di storia di cultura, d’alta qualità e di tradizioni millenarie, città del miracolo Eucaristico, dei Papi, di leggende templari e di opere straordinarie, città antica ben oltre la storia familiare di chi oggi ci vive, città vecchia, di nonni, di comitati antirumore, di associazioni contro tutto quello che cambia o che funziona, città senza giovani, con pochissimi bimbi e con sempre meno lavoro.

In questa città, orfana dei militari e delle pompe di benzina su in rupe c’è chi si incazza anche solo se un ristoratore opera coi turisti a lo incomoda sul corso perchè c’è un tavolino od un menù, un treppiede con la foto dell’interno locale, o l’esposizione di prodotti artigianali.

Così, per strada, noi come i turisti che portano un minimo di benessere in questi anni tristi, troviamo manifesti come questi, con Orvietani che imbrattano, squalificano e svalutano la città e gli operatori che la tengono ancora in vita. E tutto ciò con un linguaggio che manda a “morire ammazzati” da un leone. Un vero schifo, indegno di una città d’arte. Chi vuole chiudersi in casa senza avere rotture di balle semplicemente vada a vivere isolato, la vita civile e cittadina è anche, e soprattutto, una vita di relazione, sana e non fatta di prevaricazioni ma di doveri oltre che diritti, di senso della comunità e di propensione al benessere per tutti non solo per i pochi ottimati col permesso per parcheggiare in centro.

Per tenere vivo questo dono ereditato da un passato ben più lontano dei tempi del nonno noialtri dobbiamo guardare al futuro ed avere rispetto per chi, nonostante tutto, lavora e paga le tasse qui. Vergogna su chi critica ed augura il male

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