Il governo risponde al M5S su Electrosys

Alla fine il sottosegretario Bellanova, a nome e per conto del Governo Renzi, è dovuta entrare in aula e rispondere al M5S, la cui portavoce Tiziana Ciprini aveva sollevato, assieme al gruppo di Orvieto 5 Stelle, tanti dubbi sulla gestione della crisi di una delle eccellenze del’orvietano e per la quale avevamo proposto una via d’uscita molto diversa che lo svendere al concorrente ferrarese e lasciar a casa le maestranze costrette a crearsi nuove aziende sul territorio, del territorio, a cui, poi, sono stati preclusi anche gli accessi agli incontri istituzionali come quello del 27 giugno con gli incaricati d’affari slovacchi, favorendo implicitamente il gestore ferrarese.

Una situazione di cui si parlerà a lungo e per la quale, ad Orvieto, siamo stati sconfitti tutti, l’unico che se ne è davvero avvantaggiato è il nuovo proprietario che a prezzi di saldo ha rilevato una delle nostre eccellenze.

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I nostri portavoce in parlamento non caleranno la pressione, anzi si apprestano a chiedere al Ministero dello sviluppo economico al più presto l’apertura del tavolo affinché tutte le parti interessate –azienda e lavoratori- possano partecipare per discutere in maniera trasparente del futuro dello stabilimento e dei lavoratori. Quanto al ritardo sugli ammortizzatori sociali vogliamo capire dov’era finito il sindacato, ed anche su questo proseguiremo per chiarire i contorni di questa vicenda, troppo avvolti dai Fumi inquietanti.

Qui di seguito la risposta del governo e la replica della portavoce Ciprini.

TERESA BELLANOVA, Sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Grazie, Presidente. L’atto parlamentare degli onorevoli Ciprini e Gallinella è inerente alla situazione produttiva ed occupazionale dell’impresa Electrosys Srl, avente sede legale ed unità produttiva in Orvieto, operante nel settore dell’elettronica di precisione. La predetta società è stata ammessa dal tribunale di Terni alla procedura di concordato preventivo con provvedimento del 24 ottobre 2014.
Preliminarmente, è opportuno ricordare che il 2 dicembre 2014 Electrosys Srl, al fine di non disperdere il proprio patrimonio, di tutelare i propri dipendenti e di garantire la continuità dell’attività aziendale, ha stipulato un contratto di affitto d’azienda con l’impresa Elenos di Ferrara, che ha dato vita ad un nuovo soggetto imprenditoriale denominato Itelco.
Il predetto contratto ha avuto decorrenza 17 febbraio 2015. Il 19 dicembre 2014, presso la sede di Confindustria Umbria, sezione territoriale di Terni, i vertici aziendali di Electrosys e di Itelco e le rappresentanze sindacali dei lavoratori hanno sottoscritto un accordo con il quale Itelco Broadcast si è impegnata a garantire il rilancio di Electrosys sul mercato mediante un piano di ristrutturazione triennale.
Il predetto piano ha previsto, in particolare, il contenimento dei costi e lo snellimento della struttura aziendale, al fine di garantire la salvaguardia, anche parziale, dei livelli occupazionali. Nello specifico, degli 82 lavoratori in forza presso Electrosys, 51 sarebbero passati alle dipendenze di Itelco con la seguente progressione: 28 a decorrere dalla data di efficacia del contratto di affitto, 9 dal mese di febbraio 2016 e 14 dal mese di febbraio 2017.
I restanti lavoratori, invece, sarebbero rimasti in forza presso Electrosys e agli stessi sarebbe stato garantito il diritto di precedenza sulle future assunzioni da parte di Itelco per un periodo di 36 mesi a decorrere dalla data di efficacia del contratto di affitto. Nell’ambito dell’accordo, inoltre, Itelco si è impegnata a corrispondere ai lavoratori passati alle proprie dipendenze il 70 per cento delle retribuzioni lorde riconosciute da Electrosys, mentre il restante 30 per cento sarebbe stato corrisposto, in misura variabile, al raggiungimento degli obiettivi personali annualmente assegnati dalla direzione aziendale.
Allo stato, non sono state ancora corrisposte ai lavoratori le retribuzioni relative al periodo marzo-luglio 2014, che sono state ricomprese nello stato passivo, nell’ambito della procedura di concordato preventivo. Ciò posto, faccio presente che sulla vicenda i competenti uffici del Ministero che rappresento sono più volte intervenuti mediante la concessione di strumenti di sostegno al reddito.
In particolare, in un primo momento, la direzione generale degli ammortizzatori sociali ed incentivi all’occupazione del Ministero che rappresento ha autorizzato, con decreto direttoriale dello scorso 11 marzo, la corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale, in favore di 83 lavoratori dipendenti della Electrosys, per il periodo dal 16 giugno 2014 al 23 ottobre 2014.
Successivamente, a seguito dell’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo, la predetta direzione generale ha autorizzato, con decreto direttoriale dello scorso 3 aprile, la corresponsione, ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 223 del 1991, del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per procedure concorsuali in favore di un numero massimo di 82 unità lavorative, per il periodo dal 24 ottobre 2014 al 23 ottobre 2015.
Voglio, pertanto, rassicurare l’interrogante in merito all’attenzione rivolta dal Ministero che rappresento in ordine alla vicenda occupazionale dei lavoratori dell’azienda in oggetto, tenuto anche conto degli istituti di tutela dei lavoratori finora attivati.
Da ultimo, faccio presente che il Ministero dello sviluppo economico, espressamente interrogato sulla vicenda, per i profili di competenza, ha manifestato la propria disponibilità a valutare, ove richiesto dalle parti, l’opportunità di un tavolo di confronto.

  PRESIDENTE. La deputata Ciprini ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.

  TIZIANA CIPRINI. Non sono soddisfatta della risposta della sottosegretaria perché, in realtà, la storia della Electrosys rappresenta il paradigma delle moderne strategie aziendali di dismissione del personale non più ritenuto utile all’azienda e finalizzata alla cessione di rami di azienda, o di intere aziende, in danno dei lavoratori e della collettività che ne sopporta i costi.
Queste operazioni rispondono a mere logiche finanziarie e di mera concorrenza e non, quindi, industriali. Infatti, paradossalmente, l’Electrosys è stata acquistata dalla società concorrente, la Elenos, e non esiste più, il suo nome attuale, infatti, è Itelco Broadcast e anche il cartello è stato ripristinato, insieme alla riesumazione di Fumi, fallito 13 anni fa e condannato a 18 mesi con la condizionale. Quindi, dei 90 dipendenti solamente 28 sarebbero stati reimpiegati e le prospettive, anche per questi ultimi, non sono rassicuranti. La prospettata meta dei 6 milioni di euro come fatturato, per il mantenimento dei livelli occupazionali, è assai lontana e forti permangono le preoccupazioni per il mantenimento anche della forza lavoro reimpiegata. Non c’è nessuna possibilità di reinserimento per i lavoratori che si trovano in CIGS, visto che non saranno raggiunti gli 8 milioni, come da obiettivo per il riassorbimento degli altri dipendenti. Ancora una volta, quindi, sotto il ricatto di perdere completamente il lavoro, è stata presa l’offerta forse meno interessante, c’è ancora una volta una mancanza di visione. Tra l’altro, il reddito di cittadinanza sostenuto dal MoVimento 5 Stelle avrebbe eliminato tutta questa morsa del ricatto che sta attanagliando queste aziende.
L’Electrosys era, lo ricordo, una delle aziende più importanti con commesse internazionali, ha partecipato anche a ricerche importanti come quella del bosone di Higgs ed era anche detentrice di importanti marchi che non sono stati tutelati. Ora c’è stata questa parcellizzazione del know-how con perdita di professionalità e competenze. La Elenos, che è la diretta concorrente, ha sfruttato invece tali marchi. Poi è stata aperta una procedura per la concessione di ammortizzatori sociali, ma da aprile 2015 le somme sono ferme, mettendo in gravi difficoltà i bilanci familiari. Siamo ancora lontani dalla programmazione di strategie commerciali e investimenti da attivare per rilanciare l’impresa, quindi le rassicurazioni del Governo non sono convincenti. Rimane ancora sostanzialmente oscuro il piano industriale sotteso all’affitto dell’azienda. L’Electrosys operava in un settore altamente specializzato e oramai ha perso importanti commesse.
Il Governo è chiamato, in questa fase, più che mai, a vigilare sui processi di acquisizione e sulle strategie aziendali, laddove comportino gravi ricadute sociali ed economiche sul territorio.
Il Governo è chiamato a fermare la polverizzazione delle imprese presenti sul territorio umbro, mettendo in campo, anche con la collaborazione delle istituzioni locali, una rete di supporto e investimenti infrastrutturali tali da mantenere la competitività delle imprese, prospettando anche percorsi di riqualificazione professionale per l’inserimento dei lavoratori espulsi dall’azienda, o ancora favorendo la rinascita delle imprese costituite da dipendenti o ex dipendenti fuoriusciti, che, dopo che gli hanno rubato l’azienda, stanno tentando di costituirne un’altra con i propri risparmi.
Pertanto, la risposta del Governo non appare convincente in merito al futuro dei lavoratori, che continuano a scontare il prezzo più alto della crisi economica e che vedranno la fine della CIGS, unico strumento di ammortizzazione sociale messo a disposizione dal Governo, senza la speranza e la prospettiva di un futuro.
Tra l’altro, si segnala anche la responsabilità del sindacato. Che fine ha fatto il sindacato in questa storia ? Quali sono le responsabilità ? Mi riservo, pertanto, di valutare le ulteriori iniziative in sede parlamentare, anche alla luce di quello che ci ha detto il sottosegretario.

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