Contratto di fiume del Paglia: l’approccio M5S

In questi giorni si è molto parlato del Contratto di fiume del Paglia, anche in relazione ad una recente polemica ed ad un incontro negli ottimi spazi della Biblioteca comunale. Per cattiva informazione, purtroppo da parte dell’Amministrazione, si è lasciato intendere, in seguito all’osservazione del M5S che mancasse una progettualità europea, che invece questo contratto fosse parte della programmazione comunitaria fatta dai nostri assessorati ed addirittura che si dovesse ringraziare una qualche segreteria politica per aver avuto quest’occasione d’accedere ai fondi europei.

Una corbelleria bella e buona. A questo punto è necessario fare chiarezza su cosa sono questi contratti di fiume e su come il M5S Orvieto ha impostato la propria azione locale nei confronti di questi strumenti.

Innanzitutto sfatiamo una erronea percezione: I “Contratti di Fiume” non sono europrogettazione ma piuttosto un accordo tra enti per un processo di programmazione negoziata per la valorizzazione del sistema fluviale e la riqualificazione territoriale, paesaggistica, dei territori ad essi connessi, attraverso un’azione coordinata. In pratica è un accordo tra enti e portatori d’interesse che opera nell’area vasta del fiume, che va oltre i confini dei comuni, ed a volte di regioni e provincie, la cui attività venga infine ratificata dagli enti partecipanti e diventi definitiva.

Un Contratto di fiume elabora le linee di sviluppo di un territorio fluviale ed include le proposte, anche politiche, dei territori, gli interessi di associazioni ed imprese e, talvolta, le esigenze dei comitati cittadini. Di per se non porta uno straccio di Euro ed il contratto non viene registrato in appositi uffici europei, non esiste un albo dei contratti di fiume e non ci sono automatismi che ne prevedano finanziamenti. Sarebbe demagogia far intendere il contrario.

Noto come ponte dell'adunata è il ponte tra Orvieto Scalo e Ciconia

Volendo approfondire la questione noi del M5S sappiamo bene che in alcune regioni, come il Veneto ad esempio, esistono bandi appositi per i contratti di fiume che esclusivamente insistono in quella regione, specifichiamo però che i destinatari sono quei tanti Enti pubblici aventi competenze in materia di risorse idriche e tutela delle acque quali, per esempio Provincie, Comuni, Consorzi di Bonifica, AATO, AIPO, Autorità di Bacino, ecc… che vengono sostenuti nello sforzo di assumere il contratto di fiume come strumento di gestione integrata per ridurre i centri decisionali. Da noi è così? E’ questo il nostro caso? A noi non pare proprio.

L’Assessore regionale Rometti, ad Orvieto all’atto della presentazione del Contratto del Paglia, diceva testualmente:

“Il Contratto di Fiume è importante perché serve anche ad adottare la pianificazione regionale evitando lungaggini. Quindi è importante che i cittadini conoscano bene questo strumento e ne apprezzino l’utilità. Il tema forte che è emerso anche da questa prima Assemblea di Fiume è la difesa idraulica. Abbiamo risorse da utilizzare, utilizziamole bene. C’è la possibilità del programma pluriennale nazionale di difesa idraulica predisposto dal Governo per 15 miliardi di euro, per l’Umbria sono quantificati 360 milioni di euro, di cui 7 milioni per i prossimi anni. Il fabbisogno per il territorio Orvietano è di almeno 30 milioni di euro”.

Insomma da noi si è utilizzato per andare “avanti veloce” con i lavori sul Paglia usando fondi nazionali, regionali e tentando poi l’accesso anche ai FAS (il fondo nazionale per le aree sottoutilizzate, una sorta di “Aree Interne” ante litteram).

Una visione lungimirante avrebbe tentato l’inclusione di almeno un bando comunitario, come ad esempio il “Life“,  sin dal 2014, e sopratutto ora che a giugno si è aperto il bando del 2015 ci si sarebbe potuti concentrare anche sull’armonizzazione di idee con le fonti finanziarie. Invece nell’incontro Open dedicato al Paglia, a cui il M5S non ha partecipato, si è proceduto nella tipica forma del BarCamp all’americana, a cui ha partecipato in massa l’intero Pd e tanti vecchi volti della politica orvietana, molto “motivazionale” ma non sappiamo quanto concreta.

Il punto di vista del M5S è la partecipazione dei cittadini, sul modello del piano regolatore partecipato e del bilancio partecipativo, non mere passerelle o tavoli in cui come truppe cammellate delle segreterie dei partiti, pubblicamente ringraziate dagli assessori, concorrono in massa personaggi politici in vista e consiglieri comunali (a che titolo poi?). Noi restiamo quelli che l’ognuno vale uno e questo modo di fare fintamente “dal basso” ci pare quasi una presa in giro, una diluizione della partecipazione reale dei cittadini ed uno svuotamento di significato della capacità di contrappeso, ad esempio, delle associazioni ambientaliste che infatti appaiono spaesate e concentrate su temi minori od, in qualche caso, collaterali alle amministrazioni.

Per il M5S Orvieto, allo stato attuale, la strategia del Contratto del Paglia è ancora una volta orientata alla contingenza ed il Comune stesso resta senza una visione di lungo periodo del bacino fluviale ma, assieme alle altre autorità, rincorre l’emergenza e l’indifferibilità dei lavori su argini ed irreggimentazioni. Le criticità emerse solo in questo mese sono, appunto, la logica dell’emergenza che la nuova amministrazione regionale ha confermato col recente decreto e che cozza nettamente con la volontà negoziale del contratto stesso, la questione dell’inquinamento ammesso dall’Arpa nella vicenda discarica ed appunto la questione dei finanziamenti europei (quelli veri), su questo quali contributi sono arrivati? Almeno gli argomenti sono stati discussi? Noi non ne abbiamo notizia.

«In conclusione il Contratto del Paglia è stato descritto, sbagliando, come progettualità europea, è invece un accordo tra enti e portatori di interessi ed è stato “utilizzato”, come descritto da Rometti, per scavalcare le normali procedure sui lavori pubblici e, nel silenzio generale degli attori del contratto stesso, ridotto a semplice comparsata quando tutta l’attività partecipativa e negoziale è stata semplicemente liquidata dal decreto d’indefferibilità della Presidente Marini; inoltre all’ordine del giorno del Contratto del Paglia manca totalmente la questione inquinamento del fiume, tanto è vero che da nessuno degli “attori” del “Contratto” è venuto alcun commento alle affermazioni dell’Arpa che lo indica come contaminato dalle attività estrattive del cinabro.

Insomma per noi è un’iniziativa nata male, che dovrebbe dare spazio ai cittadini in forma partecipata (il nostro modello resta quello online) e che divenuta è ostaggio dei politici trasformatisi in “partecipanti”, in barba ad ogni logica. Tuttavia non ci tireremo indietro dal confronto sulla tematica e, come gruppo consiliare e forza politica, sia in Consiglio che come già accaduto nel Qsv, senza pretesa d’impedire i lavori degli altri occupandone in massa gli spazi, proporremo soluzioni serie, concrete, attuabili e finanziabili alle criticità che abbiamo indicato in modo semplice e pratico, e lo faremo direttamente ai tavoli tecnici e nelle sedi istituzionali.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

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