Ceneri radioattive a Fabro attenzionate dall’EU grazie al M5S

L’ormai trentennale questione delle ceneri interrate a Fabro, a fronte di numerose proteste della popolazione, annunci della politica ed inchieste giornalistiche non aveva ancora generato azioni istituzionali vere e reali. Al MoVimento 5 Stelle, ormai presente sui territori e nelle istituzioni, sono bastate quattro settimane per inquadrare giuridicamente la problematica ed incardinare un procedimento europeo volto a stabilire la catena di responsabilità della sua soluzione. Nonostante la questione fosse nota e fosse stata usata come cavallo di battaglia elettorale insieme alle parole legalità ed ambiente dai tanti volti noti del passato recente od ancora nelle istituzioni alle parole non era mai seguito alcun atto. Vuote parole, non inefficacia delle istituzioni ma, piuttosto, dei politicanti, se voluta o semplicemente risultato di scarsa volontà o competenza è un giudizio che lasciamo a coloro che prima accusavano noi cosiddetti “grillini” di dilettantismo ed inesperienza nell’attivare efficacemente i poteri istituzionali. Ancora una volta siamo noi a dimostrare il vero potere della politica fatta e non semplicemente annunciata, a ribadire quanta forza possano avere i cittadini che entrano nelle istituzioni. Adesso in questa vicenda d’inquinamento, scelte folli e radioattività, siamo chiamati a far chiarezza dopo trentanni di esposizione a rischi e danni per la popolazione e l’ambiente, noi che preferiremmo lavorare per prevenire i problemi e ridurre i rischi.

«Sembra che certe parti del circondario di Fabro, in questi lunghi anni, abbiano fatto misurare una presenza radioattiva superiore a quella che a Tokio si è registrata solo per qualche giorno dopo i disastri nucleari di Fukushima ed incredibilmente nessuno fino ad ora aveva fatto nulla, invece a noi sono bastati pochi giorni per attivare nientedimeno che la Commissione Europea.
Davvero  pazzesco, ingiustificabile, intollerabile.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

Qui di seguito la posizione del Commissario K. Vella a nome della Commissione Europea.

“Nell’Unione europea vige un insieme completo di norme ai fini dello smaltimento sicuro dei rifiuti pericolosi, tra cui le direttive 2008/98/CE sui rifiuti1 e 1999/31/CE sulle discariche di rifiuti. Se attuato correttamente, quest’insieme di norme dovrebbe assicurare una gestione adeguata dei rifiuti, anche pericolosi, che non metta a repentaglio la salute umana o l’ambiente.

Per quanto riguarda i rischi radiologici, nel quadro del trattato Euratom la Comunità europea ha posto in essere una serie completa di atti normativi sulla radioprotezione tra cui la direttiva 2013/59/Euratom3, che si applica, fra l’altro, a tutte le attività umane implicanti la presenza di sorgenti di radiazioni naturali, che determinano un significativo aumento dell’esposizione dei lavoratori o di individui della popolazione. La direttiva annovera esplicitamente fra queste attività la gestione delle centrali elettriche a carbone. In quanto residui di centrali elettriche a carbone, le ceneri di carbone possono essere radioattive, a seconda dell’origine del carbone utilizzato, e rappresentare un rischio radiologico.

Il caso di Fabro può costituire una situazione di esposizione ai sensi della direttiva suddetta. Qualora sia accertata l’esistenza di una situazione di esposizione, a norma della direttiva le autorità italiane competenti dovranno provvedere affinché sia effettuata una valutazione e sia definita una strategia per garantire la gestione appropriata della situazione, proporzionata ai rischi e all’efficacia delle misure protettive.

La Commissione si rivolgerà alle autorità italiane per chiedere informazioni ed esaminare le possibili soluzioni.”

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