#LoveWins… o quasi.

Mentre a Roma si chiude, finalmente, l’annosa questione di dare almeno un minimo quadro giuridico a quelle situazioni affettive che non possono o non vogliono ricorrere al matrimonio tradizionale nella cittadina umbra di Orvieto i pentastellati hanno ottenuto le unioni civili sin dal 2014.
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Con Lucia Vergaglia tracciamo un quadro della situazione vista nella dimensione territoriale del piccolo centro di grande fermento politico e culturale:

«Iniziamo col dire che il riconoscimento dei diritti che abbiamo voluto fosse realizzato un anno e mezzo fa, non appena la proposta del sen. Airola, fu sottoposta alla verifica online da parte dello stesso Beppe Grillo, qui ad Orvieto con la realizzazione delle Unioni Civili non ha sottratto nulla alle famiglie tradizionali. Vale la pena di chiarirlo visto che una certa propaganda aveva dato l’idea che riconoscendo i diritti ad esempio ad una coppia omosessuale si sottraesse qualcosa a qualcuno. Alcuni dei diritti che questa iniziativa permette di raggiungere agevolmente sono quelli di riconoscimento di famiglia anagrafica, i diritti e doveri dei conviventi, diritto alla procreazione assistita (legge 40/2004), diritto a notizie sulla salute del compagno/a, patti di convivenza standardizzati e naturalmente l’accesso a molti dei servizi comunali che potranno essere anche esclusivi per gli iscritti nel registro od essere estensione di quanto già previsto alla famiglia. Assieme a questi ci saranno i doveri che si instaureranno nella coppia ad esempio in campo fiscale.
L’Unione Civile quindi è, e resterà, qualcosa di completamente diverso da una famiglia o dalla semplice coppia di fatto non riconosciuta. I diritti ed i doveri che scaturiranno dall’Unione Civile registrata non hanno pregiudicato quelli della famiglia tradizionale. E nonostante le pesanti critiche, e qualche battuta infausta inevitabile da parte dei detrattori, la città si è svegliata il giorno dopo ed i successivi senza che il tessuto sociale subisse alcun danno dall’iniziativa politica. Allora dissi “fosse anche solo una coppia a volersi iscrivere al registro va comunque tutelata” e tanto penso valga anche per la nostra nazione. Ad Orvieto non credo che cambi nulla con la nuova legge, al massimo dovremo adeguare gli strumenti burocratici. Altrettanto credo che tutto l’immenso impegno volto a delegittimare le posizioni dei gruppi politici, come ha dovuto subire anche il M5S nazionale, sia stato uno spreco terribile che ha colpito le attese e fiaccato il morale di quelle tante coppie in attesa di questo provvedimento. I piccoli centri ricchi di fermento come il nostro sono spesso il laboratorio dell’Italia che verrà o che potrebbe essere, vale la pena ricordarlo.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto
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