Riforme giustiziate

“…questa riforma è stata concepita male, con criteri poco trasparenti e strumenti giuridici evidentemente discutibili…”

E noialtri siamo d’accordo!
Dario Franceschini era Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri quando, il 30 marzo 2001, il secondo governo Amato (pieno di ulivisti e democratici di sinistra, precursori dell’attuale PD) emanava il decreto legislativo n° 165 che vietava l’assunzione di funzionari stranieri, anche comunitari, nel settore pubblico. Oggi si straccia le vesti e le “intellighentie” dell’Hasta il Renzismo Siempre accusano i brutti giudici cattivi come i peggio Brunetta ai tempi delle olgiettine.

Archeologi del Pubblico Impiego - MiBACT

E’ deflagrata come una bomba, la notizia dell’annullamento, da parte del TAR del Lazio, della nomina di cinque dei venti direttori dei musei autonomi voluti dalla Riforma Franceschini. Fin dalle prime ore di ieri articoli, giudizi e commenti si rincorrono sulla stampa e sui social media.  Al centro della discussione la nazionalità dei dirigenti colpiti dal provvedimento. Molti gridano allo scandalo: l’Italia provincialotta rigetta con cavilli da azzeccagarbugli l’apporto di competenti studiosi internazionali, che in soli due anni hanno fatto (pare) risorgere i musei a loro assegnati.

In questo fiume di parole, indignazione e urla di scandalo, stupisce in primo luogo che molti (ed in primo luogo giornalisti e politici) evidentemente commentino le sentenze senza leggerle: altrimenti saprebbero che, delle sette nomine annullate, cinque riguardano direttori italiani e che, oltre alla questione dei requisiti di cittadinanza previsti dalla legge, ad essere in discussione sono soprattutto le modalità con cui si…

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