Lettera aperta sul futuro della Cassa di Risparmio

La capogruppo del M5S sin dall’agosto 2015 ha depositato atti legati al ruolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto ed alle prospettiva della banca locale coinvolgendo anche il ministro Padoan in una interrogazione legata al famoso problema del valore delle azioni e sulla compravendita di strumenti finanziari a rischio. La nostra posizione è da sempre critica sulla mancanza di trasparenza dei troppi intrecci tra politica e sistema bancario locale, sulla mancanza di una visione di lungo periodo e sulla necessità di attribuire le responsabilità dovute a chi ha operato senza la cura necessaria degli interessi del proprio territorio; tuttavia oggi bisogna impegnarsi a risolvere il problema contingente od affrontarne le conseguenze e questo non si può, e non si deve, fare da soli. Per questo il M5S, nella stessa data del 21 giugno in cui si vota sul sistema di democrazia partecipativa Rousseau il programma bancario del Movimento 5 Stelle, ha scritto una lettera aperta alle istituzioni e parti sociali coinvolte nella vicenda per condividere una posizione comune nella consapevolezza dei limiti dell’azione delle istituzioni nel mercato legato agli istituti di credito:

«Non è necessario fare la cronistoria che ci ha portato a questa pesantissima situazione di bivio in cui scegliere se governare nei limiti delle nostre competenze l’unione della Cassa di Risparmio ad una banca che tanti operatori e parte della stampa definiscono a rischio, con un atto puramente di mercato e privo di una qualunque proposta che sia una prospettiva di sviluppo del territorio oppure spingere per l’alternativa di non cedere le quote in mano alla Fondazione e, possibilmente, creare le condizioni per la ricerca di nuovi partner desiderosi ad investire per un credito destinato alla crescita sostenibile ed etica con il marchio di Orvieto. Le vie del “lassaiz faire” al martello del mercato e quella dell’abdicare ad organi di competenza superiore come la Regione ed il Governo dal nostro punto di vista rappresentano una resa senza condizioni, una sconfitta delle istituzioni comunali che, in ultima istanza, esistono anche per custodire i beni e creare le condizioni di sviluppo e servizi in cui i cittadini possono vivere, lavorare e competere. Occorre certamente un Consiglio Aperto, non consultivo ma deliberativo: Il tema è opporsi alla fusione perché contraria agli interessi del territorio di enorme portata per quanto attiene alla gestione interna dell’ente che rischia di venire centralizzata in altre sedi con riverberi notevoli sull’utenza prima fra tutte l’accesso al credito. E questo al netto delle tante, troppe difficoltà della Popolare di Bari, delle evidenti lacune della governance che appaiono concause dei problemi dei risparmiatori coinvolti nella compravendita delle subordinate “Tier II” e della scarsa assistenza che hanno dimostrato nei problemi che si sono susseguiti.
Alcuni sono intrappolati nella convinzione della ineluttabilità della conclusione sfavorevole della vicenda.
Ammettiamo pure che i tempi ormai siano troppo serrati, che finora l’amministrazione non sia riuscita a far sentire l’irrequietezza che pervade la cittadinanza orvietana e che non abbia dimostrato la necessaria forza e fermezza nei confronti degli attori che sono coinvolti nei rapporti in corso, che la comunicazione dei mancati risultati finora ottenuti abbia comportato un’ ulteriore frammentazione dell’opinione pubblica  che legge con difficoltà le dinamiche tecnico finanziare e soprattutto normative che strutturano lo stato di fatto, e che con comprensibile difficoltà non riesca a seguire compiutamente i vari passaggi e fasi del rapporto multilaterale specialmente con la proprietà della famiglia Iacobini di Bari.
Ecco ritengo che in questa fase psicologicamente emergenziale sia necessario ed assolutamente doveroso rendere edotta la cittadinanza allarmata circa che la posizione societaria della Fondazione da Statuto non è affatto irrilevante in quanto fu previsto che si sarebbe dovuta mantenere una partecipazione molto significativa in termini di detenzione di quote e potere di nomina di componenti e presidenza. In buona sostanza si tratta sì di una operazione tra soggetti d’impresa privata, ma margini di intervento a livello politico e sociale sono accessibili.
Pertanto in Commissione viene depositata richiesta formale della convocazione del Consiglio a porte aperte, deliberativo, per una ferma opposizione al progetto di fusione avanzato dalla BpB nei confronti della Cassa di Risparmio di Orvieto. Questa la nostra posizione.
Qualora prevalga, democraticamente, la posizione contraria si deve comunque ragionare sul governare, nei limiti delle competenze comunali, su un Memorandum of Understanding, un patto tra le parti, che permetta la cessione delle azioni della Fondazione ma in cambio di specifiche qualità dei servizi e livelli occupazionali che andranno mantenuti, con penali che disincentivino l’impoverimento ed il decentramento da Orvieto e dal territorio orvietano. E questo, in caso di cessione della banca che porta il nome della città, è il minimo sindacale e, dati i rischi concreti che corre la Popolare di Bari, comunque da evitare.
Auspico quindi che i colleghi rappresentanti eletti, la Presidenza della Commissione ed il Consiglio tutto vogliano essere di questa stessa opinione ed appoggiare la proposta sul cui ordine del giorno procederemo in una costruzione comune, se vorranno.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

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