Indagine BpB. Nuove tegole per i risparmiatori di Orvieto

Non si può dire che sia un fulmine a ciel sereno l’iscrizione nel registro degli indagati del dott. Jacobini, presidente di quella Banca Popolare di Bari che sta inglobando la Cassa di risparmio di Orvieto, e dei suoi figli e collaboratori. Sull’ostacolo alle autorità di vigilanza, già emerso come ipotesi di reato in altre inchieste, c’era una necessaria cautela ma sarebbe stato ingenuo non prenderlo in considerazione come possibile fattispecie anche in ordine alla gestione dell’istituto pugliese. Quello che invece sorprende è la quantità e la gravità delle altre accuse che le cronache locali riportano così: “Una nuova inchiesta della Procura barese racconta anni di gestione irregolare, bilanci in perdita, prestiti anomali, aggravati dalla acquisizione di Tercas, la vecchia Cassa di Teramo. E sullo sfondo, una vicenda di maltrattamenti ed estorsione ai danni di un funzionario troppo solerte.”.

Lucia Vergaglia

Pertanto in previsione degli ulteriori passi relativi all’acquisizione della Cassa di Risparmio di Orvieto, la banca del nostro territorio, da parte di tale istituto attualmente sotto la lente della magistratura in diverse indagini, e considerata la gravità delle accuse e le pesanti ombre che queste gettano sulle operazioni finanziarie il Movimento 5 Stelle di Orvieto chiede di mettere in naftalina tutta l’operazione in attesa dei necessari chiarimenti. Questo a tutela dell’interesse principale della tenuta del nostro tessuto produttivo locale e del risparmio dei cittadini, elementi fondamentali per una forza politica che agisce localmente prima che sui grandi temi nazionali e che qui ad Orvieto hanno già innescato gravi perdite come quelle dei famosi titoli BpB piazzati agli investitori e crollati nel valore. Qui di seguito il commento di Lucia Vergaglia, che da subito ha seguito la vicenda interessandone il Consiglio cittadino.
«Mentre prima parlavamo di opacità dei modi per raggiungere obbiettivi incomprensibili oggi la situazione è cambiata, e parecchio. Fummo i primi a sollevare le questioni relative ai titoli, alle azioni in possesso della Fondazione Cassa di Risparmio, alla possibilità di vendita a prezzi favorevoli ripetutamente ignorate dai vertici, alle criticità della trasformazione da Banca Popolare a Società per Azioni, alle pessime argomentazioni di una governance incauta nei comportamenti da tenere con gli interlocutori politici, con le associazioni dei risparmiatori e, cosa assolutamente antietica, con i cittadini che infatti hanno lamentato, a nostro avviso giustamente, una pessima comunicazione e la mancanza di trasparenza sui rischi. E così leggiamo di un nuovo pesantissimo intervento della magistratura, proprio oggi che, come riporta l’ADUC, si concludono infruttuosamente i primi due mesi di negoziazione sul mercato Hi-Mtf, il sistema multilaterale di negoziazione che fa capo all’Istituto Centrale delle Banche Popolari, per quelle azioni già svalutate a 7,50 euro ed ora destinate a calare a 6, 90 prima e 6, 60 poi, situazione su cui pende anche l’interrogazione al ministro Padoan dei nostri portavoce Ciprini e Gallinella. Diciamo la verità: è una situazione scandalosa!
Pur col beneficio del dubbio e con la presunzione di innocenza, anzi di integerrima santità dei Jacobini e dei soggetti a vario titolo coinvolti nella questione, c’è da osservare le loro performances e registrare la pessima gestione dell’istituto che mira ad inglobare la Cassa di Risparmio di Orvieto. Pur volendo dare la colpa al destino cinico e baro, e non al discutibile e spregiudicato modo di fare banca che le cronache ci riportano con una regolarità impressionante, resta da prendere in considerazione che continuare in questi progetti di fusione con l’istituto pugliese non sia saggio e pertanto chiediamo, come dal primo anno in Consiglio abbiamo sempre fatto, di agire nel principale interesse di prevenire ulteriori perdite ai risparmiatori orvietani e non impoverire le leve di sviluppo cittadino. La fusione con Banca Popolare di Bari va assolutamente fermata con ogni mezzo fino ai risultati dell’inchiesta, i vertici vanno responsabilizzati in prima persona per i danni cagionati ai cittadini risparmiatori. Noi in caso l’indagine si concluda con un rinvio a giudizio chiederemo al Comune di costituirsi parte civile. Ed al netto di queste considerazioni pratiche valga il richiamo ad una maggiore etica nella gestione del risparmio, che va sottratta a logiche speculative a danno dello sviluppo economico e del progresso sociale che sono parte sensibile e sostanziale delle moderne economie di mercato. »

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