Teatro: Il tempo è galantuomo

– IL TEMPO E’ GALANTUOMO –
Oggi il direttore Strabioli del Teatro Mancinelli, uomo di sensibilità artistica e profondissima cultura, ha sollevato la questione della necessità di collaborare con il Teatro Stabile dell’Umbria. I più attenti ricorderanno che con grande umiltà proponemmo di valutare ed eventualmente seguire anche questa strada, ma per questo fummo letteralmente aggrediti dalle forze politiche di destra e sinistra, nel silenzio assordante del mondo della cultura orvietana. Era bastato chiedere di prenderci sei mesi per valutare questa possibilità per far scoppiare un putiferio. Ora la proposta del direttore Strabioli, che ricordiamolo lavora pro bono cioè senza retribuzione per rendere grande la proposta culturale del Mancinelli e della città, non significa esattamente entrare domani nello “Stabile” ma è un passo importante in una città che ha voluto praticare una autarchia culturale in uno dei campi che maggiormente vive di contatti e che lo stesso termine “Teatro Stabile” indica una organizzazione teatrale quale servizio pubblico (la diffusione dell’arte e della cultura sono uno degli obbiettivi degli enti locali e dello Stato). Quindi vogliamo ricordare le parole di alcuni illustri consiglieri comunali di maggioranza e di ex maggioranza estratte dal dibattito sulla questione da noi proposta di “valutare” un rapporto con l’ente culturale ed artistico regionale e che oggi, di fatto, vengono smentite dal direttore artistico del Mancinelli.

Andrea Taddei (PD): “già in passato, nel 1995, Orvieto aveva fatto un tentativo di entrare nella Fondazione del Teatro Stabile dell’Umbria, ma uno dei problemi era la mancanza di autonomia della scelta degli spettacoli oltre ad altri svantaggi. Non ci sarebbero vantaggi dunque, oggi come ieri; anzi dovremmo partecipare alle spese di gestione del TSU, e la perdita del rapporto diretto con le compagnie teatrali che in questi anni Orvieto ha costruito e che si concretizzano con la scelta del Mancinelli come sede di spettacoli e di prime nazionali. Non è da poco il fatto che la nuova modalità di gestione artistica del teatro che va a ricercare il rapporto diretto con le Compagnie, non verrebbe premiata una volta entrati a far parte della Fondazione né ciò migliorerebbe la qualità dell’offerta e l’autonomia del nostro Teatro”.
Assessore, Massimo Gnagnarini: “il teatro Mancinelli è motivo di soddisfazione ed elogio della nostra città. E’ un gioiello di Orvieto, sia come struttura che come tradizione culturale che il nostro Teatro ha sviluppato in molti anni di attività e che ha rasentato l’apice delle stagioni italiane del teatro. Tutto quello che è girato e che gira intorno al Teatro Mancinelli è un valore di questa città, quindi sfugge la ragione di rinunciare a questo know how e di questa lunga storia. Non si possono confondere gli aspetti economico-gestionali che sono stati affrontati già con la passata Amministrazione Comunale e che oggi si stanno sanando, con una lunga tradizione di apprezzamenti e riconoscimenti che ci appartiene”.
Andrea Sacripanti (Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale): “per i contenuti delle repliche sin qui ascoltate mi spiace non votare questa mozione, di cui colgo tuttavia alcuni spunti positivi. Il centro e l’autonomia decisionale di Orvieto mi spingono a votare contro. Dobbiamo però partire dagli spunti che la mozione ci suggerisce, ovvero, le Amministrazione Comunali dovrebbero mettere una attenzione diversa rispetto alle esigenze del mondo della cultura, oppure adottando maggiori accorgimenti in sede di rinnovo della convenzione tra Comune e TeMa per liberare ulteriori risorse.
Comunque tutto questo non giustifica la cessione a terzi del nostro patrimonio. Teniamoci strette le poche cose che ci sono rimaste, che ci costano certo, ma che sono un nostro carattere significativo. Non dobbiamo cedere alle difficoltà del momento. Gli spunti interessanti tramutiamoli in azioni positive e non giochiamo di rimessa”.
Stefano Olimpieri (Identità e Territorio): “concordo con Gnagnarini. Pur con delle difficoltà la TeMa gestisce un patrimonio che è della nostra città. Quindi la proposta non è accoglibile perché di fatto il nostro teatro stabile lo abbiamo già adesso: è il Teatro Mancinelli e la gestione TeMa.
Va data forza alla TeMa, gli anni bui stanno passando (restano circa 3 anni dalla scadenza del mutuo) quindi si potranno liberare risorse per creare sviluppo e cultura. Lo scopo del Comune è quello che TeMa dovrebbe diventare soggetto più forte per gestire meglio di come avviene oggi asset quali: il Palazzo dei Congressi o il Pozzo di San Patrizio. La vera sfida dell’Amministrazione Comunale è quella di fare in modo che i veri asset dell’Ente possano essere gestiti ‘in house’ da strutture comunali come la TeMa (esiste già un progetto che, al momento, è stato solo accantonato).
Quindi lavoriamo per capire se l’Ente pubblico può gestire positivamente questi asset in modo fra loro collegato, senza abdicare le nostre peculiarità ad altri soggetti. L’esempio dei parcheggi e la Funicolare sono fondamentali per accrescere la redditività della città. Una programmazione unica è indubbiamente migliore. I presupposti della mozione sono corretti, ma non facciamo gli errori del passato, vedi la Discarica che negli anni è stata svenduta ad un soggetto privato, in luogo del mantenimento della proprietà in capo al Comune. Contrario”.
Claudio Di Bartolomeo (Per andare avanti): “TeMa è un prodotto orvietano che come tale dobbiamo tutelare al pari di altri prodotti. Grazie al nuovo CdA il teatro sta rifiorendo. Non va nemmeno escluso quanto detto per il Palazzo Congressi di cui nei prossimi giorni uscirà il bando e se, la TeMa ne avrà interesse, potrà partecipare. Contrari”.

La portavoce Lucia Vergaglia

Replica Vergaglia: “registro e non comprendo questa levata di scudi nei confronti della TeMa. Anche io amo Orvieto e la mia mozione va a supporto dal punto di vista amministrativo della gestione del Teatro che è tra i principali teatri dell’Umbria. Dove starebbe la cessione di identità culturale? Vediamo cosa significa far parte di un circuito umbro! E’ avvilente sentire che ci si trincera dietro le tradizioni. Il mio discorso verte sul progetto culturale di cui io vedo solo i vantaggi. Probabilmente è questa la mentalità decadente che ha portato all’isolamento di Orvieto! Non c’è supporto ai laboratori teatrali. Il messaggio che passa è che il Mancinelli è della TeMa non che la TeMa lavora per il Mancinelli!”.

Qui di seguito, nelle parole di Paolo Grassi, il manifesto fondante di quello che sarà il modello tutto italiano del Teatro Stabile:

«Ragioni culturali ma soprattutto ragioni economiche tengono lontano il popolo dal teatro, mentre il teatro per la sua intrinseca sostanza, è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività, mentre il teatro è il miglior strumento di elevazione spirituale e di educazione culturale a disposizione della società. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali, partiti e artisti, si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio, alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco, e che per questo preziosissimo pubblico servizio nato per la collettività, la collettività attuasse quei provvedimenti atti a strappare il teatro all’attuale disagio economico e al presente monopolio di un pubblico ristretto, ridonandolo alla sua vera antica essenza e alle sue larghe funzioni. »
(Paolo Grassi, dal numero di maggio ’46 di Sipario)

“Così è (se vi pare)”

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