Il riconoscimento del lavoro italiano in Europa

I LAVORATORI ITALIANI HANNO DATO ORIGINE ALL’EUROPA

Il 23 giugno è l’anniversario del Trattato di italo-belga a braccia per carbone, attraverso il quale furono gettate le basi per il transito senza passare per le dogane dei lavoratori ed il loro inserimento nei sistemi di welfare dei paesi che non gli chiedevano il servizio. Fu il primo esperimento di cittadinanza Europea perché proprio in forza della quale oltre al Libero transito ed alla possibilità di utilizzare tutti i privilegi ed i diritti dei cittadini ad esempio belgi nel caso dei Lavoratori italiani si vede il via anche alla possibilità per gli Stati di collaborare in maniera più concreta sia dal punto di vista economico proprio grazie alla presenza di tanti cittadini che viaggiavano liberamente e dovevano osservare leggi dei molti paesi costrinse quasi di fatto a creare il sistema di Giustizia Europea la cui giurisprudenza è alla base di quanto fu in origine l’Europa delle comunità. Ad esempio cominciarono i sistemi di ricongiungimento familiare e le condizioni di lavoro migliorano rapidamente nel giro di pochi decenni rispetto a quello originale che erano assolutamente da film sui minatori.

Grazie impegnativo studio ed al bel progetto di Lucia Vergaglia al Parlamento Europeo è stata organizzata una giornata del riconoscimento del lavoro degli italiani che fecero l’Europa.

Però non finisce qui e non ci accontentiamo Anzi vorrei non sempre di più l’argomento tornasse a diventare uno dei punti di riferimento della unione Europea che da regno di mercato, infrastrutture e finanza potrebbe tornare luogo nel quale alle diverse comunità delle persone si confrontano e crescono insieme.

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Coworking dimenticato

LA STRANA STORIA DI UN PROGETTO DI COWORKING SENZA PROGETTO PRESENTATO PER FAR DISPETTO AL M5S – questa è una storia di impreparazione al cinismo ed eccesso di fiducia da parte del MoVimento 5 Stelle Orvieto che nel primo anno ha lasciato correre troppe volte in presenza dei colpi bassi dei partiti di maggioranza ed ex maggioranza. La storia è sin troppo semplice: durante le vacanze natalizie del 2014-2015, cioè nei primi sei mesi di attività consiliari di Lucia vergaglia, in risposta ad una domanda precisa del giornalista Lattanzi di La Nazione la capogruppo del Movimento ha risposto anticipando le prossime e successive iniziative tra le quali l’idea di utilizzare precisi spazi coinvolgendo precise risorse per attivare delle iniziative di coworking sulla scia di quelle che erano nate a Foligno in quello stesso periodo, anche se basate su un modello leggermente diverso, e questo uscì sul giornale. E così pochi giorni dopo fu depositata da parte di di una mozione speculare in cui si chiedeva da parte del consiglio comunale alla Giunta di Giuseppe Germani di attivare un non meglio precisato Orvieto co-Working Project. Noi chiedemmo conto naturalmente e per tutta risposta apparve per la prima volta La fantomatica compagine dei giovani democratici.

Diciamo fantomatica perché da allora, cioè da 3 anni e mezzo fa, non le abbiamo né visti né sentiti più e le loro opere ed opinioni non sono mai più venute alla cronaca cittadina in maniera così evidente da essere note e riportate dalla stampa locale, discussa i social oppure come in questo caso riportate in consiglio comunale. Eppure non sarebbe dovuto essere così per un semplice motivo:sono passati 3 anni e del Coworking project (pur approvato) nessuna traccia, ma loro che dovrebbero essere i più da allora di questo, come di altro, hanno taciuto.
Spiaggia perché gli unici che ci hanno perso sono quei giovani e fidati che non hanno potuto godere per questi tre anni dell’esperienza e dei vantaggi di un coworking territoriale ed al tempo stesso e il territorio che si è trovato privato della possibilità di sviluppare giovani e freschi energie che, se non assorbite da qualche privato , hanno dovuto comunque allontanarsi dal territorio.

Insomma l’ennesima occasione persa e, secondo noi, per una semplice questione di esercizio di un predominio territoriale cioè in pratica per fare un dispetto al Movimento 5 stelle agendo non per risolvere problemi concreti ma in maniera tribale.