Art Default

ZERO RISULTATI NELLA RICERCA DI MECENATI COME PURTROPPO ERA NELLE VALUTAZIONI DI LUCIA VERGAGLIA, CAPOGRUPPO M5S:«SIAMO AL DEFAULT DELLA POLITICA CULTURALE CITTADINA CERTIFICATO NERO SU BIANCO. AVEVAMO CHIESTO UN CAMBIO DI ROTTA, INDICATO I CORRETTIVI E PURTROPPO NON CHI HANNO ASCOLTATO. PURTROPPO L’ALTERNANZA NON È BASTATA, OCCORRE UN CAMBIO RADICALE.».

Purtroppo non è una sorpresa l’assenza di Orvieto da questa importante fonte di risorse per la tutela dei tanti beni culturali che sono uno dei valori di riferimento della nostra comunità ed uno dei principali attrattori per il territorio.
A suo tempo il M5S arrivò a chiedere le dimissioni dell’Assessore alla cultura per la propria mancanza di iniziativa e, conseguentemente, di risultati su tali tematiche. Oggi purtroppo la conferma che non si può raccogliere ciò che non si è voluto o saputo seminare attraverso una campagna comunicazionale fatta con le fotocopie in bianco e nero dal contenuto irriconoscibile e sicuramente non degno di essere un esempio di promozione. Questi insignificanti volantini, con lo stemma del Comune di Orvieto solo sul retro ( e data la pochezza dei contenuti e soprattutto l’assenza di qualsiasi grafica accattivante, forse è un bene ) ancora si trovano ad esempio su un banchetto semi nascosto presso la biglietteria della Torre del Moro, e sbagliando totalmente target chiedendo incomprensibilmente di esser protagonisti di questi meccanismi di mecenatismo avvantaggiato da agevolazioni fiscali come l’Art Bonus non ai capitani d’industria oppure attraverso una campagna social mirata ai potenziali investitori, ma ai bimbi delle scuole del territorio. Da questo punto di vista la scelta di un ciclostile tipografico similare ad un avviso di iscrizione ad una gita scolastica appare inconsapevolmente ironica. Più che di Art Bonus possiamo parlare di Art Default, di fallimento della politica culturale.
Qui di seguito il commento della capogruppo del Movimento, l’avvocato Lucia Vergaglia.

Lucia Vergaglia (M5S)
Lucia Vergaglia (M5S)

«Ogni anno ci risiamo e non sono serviti i molti atti, interrogazioni, incontri stampa e pubblicazioni per far cambiare passo ad un assessorato alla Cultura che da potenziale motore del territorio diventa invece un penoso incarico da portare avanti senza entusiasmo e prospettive di realizzazione. Ma non è utile attribuire l’incapacità di valutare e contrastare i danni della bassa qualità dei progetti e della mancata promozione alla Cannistrà, calata dall’alto a sostituire la evanescente Martino, è tutto l’insieme del sistema culturale orvietano troppo frenato a guardarsi l’ombelico ed a gestire l’esistente creando contenitori e scambiando tessere del domino invece che guardare avanti. Difficile dedicare impegno a qualcosa che non esiste se non sulla carta da ciclostile avanzato dagli anni ’70. Associazioni partecipate o nominate dal Comune che fanno squadra per non giocare neppure, ma solo per auto proclamarsi ed erigersi a fantomatica “Cabina di regia” mantenendo la continuità dell’amministrazione che fu di centrodestra con questa di centrosinistra, e nonostante il cambio dei due assessori di Germani, la politica culturale e di tutela e valorizzazione dei nostri beni monumentali e naturali è rimasta pressoché identica e, a giudicare dal “default” dell’Art Bonus, per nulla convincente. Quali proposte di intervento filantropico delle fondazioni private e questo, nell’anno europeo del Patrimonio Culturale è stata fatta? Il volantino fotocopiato che troviamo sotto la Torre del Moro in distribuzione? Il coinvolgimento dei bambini del territorio nella ricerca fondi? Ma scherziamo? Poi c’è la questione delle scelte di fondo e della governance dei beni materiali e dei cosiddetti asset immateriali, cioè di tutte quelle unicità che hanno o potrebbero avere valore in presenza di una politica culturale. Il caso emblematico della non risposta agli imprenditori costretti a licenziare e quello dell’assurdo flop del museo diffuso Orvieto Vie dovrebbero bastare per far capire quanto le classi dirigenti che si sono alternate sembrino interessate più al mantenimento dello status quo che non a fare una politica culturale che rappresenti una crescita ed uno sviluppo per i quali occorrono, duole dirlo, mani libere ed apertura al merito. Oggi queste caratteristiche mancano esattamente come sono mancate nel più recente passato.» Lucia Vergaglia, capogruppo Movimento 5 Stelle, Consiglio comunale della città di Orvieto.

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