Perchè il reddito favorisce la competitività

I BLABLABLA SULLA COMPETITIVITÀ NON HANNO SPRONATO I CITTADINI PIUTTOSTO NE HANNO FRUSTRATO LE ASPETTATIVE E FIACCATO LA TENUTA SOCIALE. PER CRESCERE OCCORRE METTERE AL CENTRO IL REDDITO, COME FANNO IN TUTTO L’OCCIDENTE.

I conti economici vanno rispettati e tenuti aggiornati. Gli scenari relativi ai prezzi ed agli incrementi delle riserve e delle bilance commerciali devono essere rigorosi. Ciò che non deve essere fatto è il puro esercizio del far di conto per avvalorare le proprie tesi alimentando il disamore per il lavoro, qualificando il valore dei beni e dei servizi oltre che del tempo stesso della vita. È un periodo assurdo quello che da indizio crisi abbiamo vissuto nel quale veniva scoraggiata l’emulazione principio cardine del Progresso sociale ed economico ed avvalorata invece l’invidia ed il discriminare i meno fortunati che hanno avuto la colpa di nascere in generazioni successive a quella del boom economico oppure solo a quella del posto fisso. Quei ministri ti insultavano i giovani che andavano via o che semplicemente pretendevano il rispetto ed il non essere chiamati “choosy” mentre metteva sul lastrico intere famiglie di esodati sono l’esempio del disamore. C’è bisogno di invertire la prospettiva e di mettere al centro la fecondità dei beni, il valore delle cose e delle persone. La competizione al ribasso c’ha fiaccati nelle ossa ed ha indebolito la spina dorsale della nostra capacità di fare impresa ed industria. Occorre una competizione a rialzo che riavvii quel principio economico e sociale che è l’emulazione del meglio e ricerca di dare il massimo. Sarebbe sciocco invece pretendere che chi lotta per la sopravvivenza abbia modo e tempo di affermarsi con progetti e prospettive di lungo periodo.

Un Reddito diffuso e distribuito tiene vivo il commercio locale ed ha ricadute che, in presenza di un mercato comune che funzioni, non si concentrano nelle mani di pochi leader ma investono intere filiere. Al contrario l’assenza dei redditi impoverisce tutti e non stimola nella competizione e neppure il mercato che al più diventa così ristretto a causa di quelle barriere invisibili che sono relative alla raggiungibilità dei beni e dei servizi dei quali chi ha l’ultimo miglio in realtà diventa non il fornitore commerciale ma un monopolista di fatto in grado di trasformare prezzi che dovrebbero essere regolati dal mercato stesso e dalla politica monetaria in tariffe obbligatorie, squalificato di fatto rendendo inefficace il famoso articolo 1 dello Statuto della BCE.

Chi si è prestato a questa impostazione culturale e scientifica è tutt’altro che un liberista, ne è proprio l’opposto. L’assenza dell’emulazione in positivo ne è la prova. La proposta che porta avanti il MoVimento 5 Stelle è una visione che è stata discussa a lungo nelle economie occidentali più avanzate e che è stata circumnavigata con decine di tipi di interventi a macchia di leopardo che vanno dai prepensionamenti alle politiche per la famiglia agli assegni di studio alle naspi ed alle casse integrazione.

Con l’economista Warren Mosler abbiamo inoltre, a livello europeo, inseguito la possibilità di mettere a disposizione proprio in forza dell’articolo 1 dello Statuto della BCE una iniziativa di lavoro diffuso ma temporaneo per la quale rimandiamo al discorso ad un incontro ad Orvieto perché l’argomento diventa davvero molto tecnico.

Tuttavia il principio di fondo resta lo stesso e cioè quello di creare le condizioni per le quali si innescano di nuovo nelle piccole imprese , nei nostri giovani e tre i nostri accademici le migliori condizioni di emulazione del meglio al posto dell’attuale lotta per l’accaparramento del poco che resta. Un principio di economia reale che punta a crescita e Sviluppo superando la crisi il cambiamento epocale che la tecnologia ha portato nella ridotta necessità di personale nelle aziende.

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