Le crete: massima diligenza

STOP AL GEORADAR: UN ERRORE DA PARTE DI ACEA. UNA FIGURACCIA L’ASSENZA DI UNA CLAUSOLA DA CONTRATTO PER LE INDAGINI STRAORDINARIE. COME M5S ORVIETO INTERVERREMO SU 3 LIVELLI.

La portavoce Lucia Vergaglia mette nero su bianco i punti da affrontare e chiarisce la posizione M5S in ordine al Georadar:

«Dal punto di vista tecnico il Georadar serve a tutto tranne che a sgombrare i dubbi sul mercurio nel Paglia, da quello normativo normativo secondo noi il gestore privato deve comunque onorare il principio di leale collaborazione con Arpa, la Regione ed il Comune e su questo interrogheremo il ministero.».

LUCIA VERGAGLIA portavoce capogruppo Movimento 5 Stelle Orvieto
LUCIA VERGAGLIA portavoce capogruppo Movimento 5 Stelle Orvieto

Nei giorni in cui urge affrontare in maniera istituzionale la questione del mercurio dell’asta fluviale Paglia Tevere ancora una volta balza agli onori della cronaca la discarica di Le Crete i gestori della Sao Acea, dopo un lungo carteggio con l’Arpa e la regione Umbria, hanno opposto un secco diniego alla prevista ed approvata analisi della sottosuolo meno profondo attraverso lo strumento del georadar. Gli stessi non hanno l’obbligo normativo ad ottemperare ad una tale richiesta da parte della autorità in condizioni di “normale” amministrazione. In pratica la legge non li obbligherebbe. Il Movimento 5 Stelle attraverso l’avvocato Vergaglia sottolinea che il problema è ancora una volta la assenza di una specifica previsione, di una apposita norma di contingenza, da inserire, a suo giudizio necessariamente, nei contratti di servizio per prevedere i controlli straordinari tra le prassi delle verifiche occasionali a campione da parte delle autorità preposte ovvero in questa circostanza attuale la Arpa Umbria. Si ritiene, infatti, e che da parte dei gestori la linea “politica” della ferma opposizione non sia utile, anzi è da considerarsi controproducente soprattutto in ambiti di servizio pubblico dove dovrebbe vigere, anche per i soggetti privati, in virtù del principio di leale collaborazione tipico dei rapporti istituzionali, e su tale punto nevralgico e potenzialmente allarmante annuncia che chiederà una interrogazione parlamentare presso i referenti nazionali ovvero i portavoce eletti del M5S.

«Ancora una volta dobbiamo rilevare che ogni prossima amministrazione locale e regionale dovrà probabilmente, tra le prime cose, fare non solo una ricognizione ma piuttosto una vera e propria “due diligence” nei contratti di servizio, delle concessioni e soprattutto degli accordi per i pubblici servizi. Non è possibile infatti che le evenienze come quella di un accesso per indagini non invasive, deciso dalla Regione, possa essere considerato un limite insuperabile, in quanto non espressamente previsto da una legge dello Stato, l’opportuno accesso opportuno al fine di poter verificare se sussistano le condizioni di convenienza ad esempio per i rinnovi. Questo va fatto a tutela del territorio e dei cittadini ma anche a tutela delle stesse imprese perché nel caso attuale della Sao che è il gestore di Le Crete il danno d’immagine che si stanno assumendo nel rifiutare una tale pratica non invasiva può lasciare il sospetto che ci sia davvero qualcosa che non va. Infatti puntualmente si rievoca il mercurio: e a tal riguardo va ribadita e chiarita esplicitamente la posizione del M5S Orvieto. Fummo noi nel 2016, in conferenza stampa congiunta in cui la sottoscritta assieme ai consiglieri Thomas De Luca, Andrea liberati ed altri portavoce del MoVimento 5 Stelle presentavano lo studio Grey che indicava con precisione la diffusione del mercurio molto a monte della nostra discarica risalendo fin sull’Amiata, a dare il via ad attenzionare il fenomeno nella sua interezza non limitandosi alla problematica locale, ottenendo da un lato una informazione più attenta e puntuale e dall’altro sollecitando l”avvio di una seria e scientificamente qualificata campagna di studi delle varie Arpa; nonostante ciò in troppi insistono con Le Crete come arma di distrazione di massa proprio per la questione mercurio. La questione è importante sia per dimensione che per la profondità degli effetti a lungo termine che può provocare, non a caso c’è chi parla addirittura di rischio Minamata, in riferimento all’omonima malattia dovuta al mercurio: l’intera asta fluviale Paglia Tevere fino al mare appare contaminata, lo studio Gray, diversi approfondimenti di università italiane e, per quanto concerne i sedimenti, le Arpa di Toscana, Umbria e Lazio confermano tale contaminazione. La sorgente potenziale appare essere l’Amiata e noi di Orvieto i danneggiati, non i danneggiatori. Questo va tenuto a mente, noi siamo i danneggiati, cioè quelli che devono avere ristoro in termini civilistici. Arriviamo finalmente alle indagini previste con il Georadar: questo strumento è progettato per ricevere i riflessi elettromagnetici di grandi masse di materiale, discontinuità geologiche tra i materiali stessi ma tuttavia non va in grande profondità e con tutta probabilità potrebbe non rilevare proprio il mercurio se non nella sua forma metallica ed in quantità rilevanti concentrate in singoli punti mentre quello diffuso nel fiume, il metilmercurio, non solo non è paramagnetico ma è soggetto a bioaccumulo e biomagnificazione e quindi si accumula solo in presenza di forme di vita grandi (non certo microbatteri sotterranei). Pertanto, a meno di sversamenti fuorilegge localizzati in quantità tale da fare una sacca vera e propria di mercurio, le indagini non risolverebbero il problema dell’asta fluviale Paglia – Tevere e non sgombrerebbero i dubbi tranne appunto quello di sversamenti non autorizzati. Per questo appare non si comprende la necessità , da parte del gestore degli impianti, di opporre la questione normativa per impedire all’ARPA di svolgere il proprio compito. Al più sarebbe comprensibile che l’azienda indicasse un costo alla Regione per mettere a disposizione il personale e liberare gli spazi per l’utilizzo dell’attrezzatura. D’altro canto anche vero però che qualora la Arpa avesse un sospetto fondato, immediato ed emergenziale di rischio di contaminazione potrebbe chiedere al sindaco di Orvieto una ordinanza specifica per poter accedere e verificare se ci siano rischi incombenti per la popolazione ed il territorio. Quindi abbiamo una questione che da un lato si sintetizza in una volontà ostativa da parte dei gestori e della mancata dichiarazione dei presupposti di urgenza ed emergenza che si evince, si capisce, dai comportamenti di Arpa e dell’amministrazione comunale di Orvieto. Insomma una “impasse” che non ha ragion d’essere ed inquieta giustamente la cittadinanza.
Aggiungo l’amara osservazione che se si partiva nei tempi da noi suggeriti con la mozione per la fitodepurazione fluviale avremmo già cominciato a prevenire appunto il bioaccumulo e la biomagnificazione del contaminante mercurio ed al tempo stesso ripulito a sufficienza la parte sedimentaria in modo da poter risalire con analisi indirette a presenze di contaminazioni ulteriori che possano provenire ad esempio da Le Crete senza incorrere nei cosiddetti falsi positivi, e cioè in analisi i cui risultati vengono falsati dalle contaminazioni provenienti appunto dall’Amiata ed oggi, una eventuale nuova traccia dei marcatori del mercurio, soltanto a valle della impiantistica di Le Crete, sarebbe facilmente identificabile ed aiuterebbe al contenimento ed alla gestione del problema. Questa condizione di confusione quindi non sta aiutando nessuno e tantomeno la Sao e la catena delle aziende che la controllano prima da Terni e poi da Roma.
Da parte nostra però non ce ne staremo fermi con le mani in mano, anzi la nostra volontà è quella di approfondire questo argomento. Abbiamo già chiesto un incontro alla direzione dell’Arpa ed uno alla Sao Acea per poter valutare nel merito i margini per i quali questa situazione si possa risolvere ed al tempo stesso stiamo proponendo un interrogazione parlamentare per valutare a tutti i livelli i precedenti normativi e giudiziari e le interpretazioni che potrebbe dare in via di circolare il governo guidato da Giuseppe Conte, partendo ad esempio dai principi della legge sulla trasparenza amministrativa 241 del 1990 che all’articolo 1 ci ricorda che i soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrativa assicurano il rispetto dei principi generali dell’azione amministrativa,e se questo è ancora vero in Italia allora vale la pena di ricordare che quel principio di leale collaborazione tipico delle amministrazioni diventa un elemento essenziale del rapporto che i gestori devono avere con le altre istituzioni. Ed ai gestori non chiediamo nulla di più e nulla di meno di questo: la leale collaborazione con le istituzioni superando le attuali difficoltà.» Lucia Vergaglia, capogruppo Movimento 5 Stelle, Consiglio comunale della città di Orvieto.

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