Qualcosa di sinistra

ESERCITIAMO IL DOVERE DI CRITICA A FRONTE DI UN PATRIMONIO CULTURALE DILAPIDATO COL QUALE SI PUÒ ESSERE D’ACCORDO O COMBATTERLO MA LA CUI MANCANZA HA IMPOVERITO TUTTI.

Come può accadere nel quotidiano agire, e nel commentare come vanno le cose, ci si scalda gli animi e ci si polarizza in gruppi contro altri gruppi. Quella del confronto tra i cittadini che si riconoscono del MoVimento 5 Stelle e quelli che si riconoscono invece nel Partito Democratico è da anni qualcosa che va oltre i temi. Si fa fatica anzi a tenere il dibattito semplicemente sulla contingenza cioè sull’argomento specifico senza che diventi il casus belli per rilanciarsi le solite accuse. Per esempio a noi capita di essere accusati di ignoranza e, vabbè, fascismo.

Da parte nostra ricordiamo che il PD c’era quando si affermavano valori disgreganti ogni concetto di giustizia sociale promuovendo quell’ edonismo è quella identificazione nel leader che ha portato l’Italia ad avere una forbice tra i cittadini sostenuti dalla società e chi ne è marginalizzato. Senza citare il Montanelli con il suo famoso adagio su quella sinistra che ama i poveri va detto che le esigenze dei cittadini relative al potere far parte del tessuto sociale ed avere una prospettiva non solo di sicurezza e disponibilità di quei beni e servizi primari costantemente promessi ma soprattutto di poter con l’impegno e con il sacrificio vedere riconosciuti i propri meriti e proseguire nel proprio progresso individuale e familiare, all’interno stesso della società e non a discapito di altri. Cioè il contrario della parola chiave competizione che non deve essere una lotta tra i cittadini, una guerra tra poveri.

In questo quadro potete immaginare quanto sia offensivo per i cittadini sempre più marginalizzati vedessi anche il figlio di papà che aggredisce un Luigi Di Maio forte della propria laurea cum laude presa in una università dove, bizzarramente, i professori hanno tutti lo stesso cognome e dove non ce l’hanno si tratta di coniugi o parenti acquisiti.

Al contrario invece i temi della sinistra in termini storici come una maggiore redistribuzione della ricchezza e la possibilità per tutti i cittadini, i figli del popolo, di partecipare ognuno secondo le proprie inclinazioni e potenzialità al benessere ed alla prosperità, ed al progresso, dello Stato dovrebbe essere un punto di riferimento del dibattito politico e pesare nel comportamento delle istituzioni. Probabilmente in un mondo fatto di automazione spinta anche dei processi decisionali come succede con le intelligenze artificiali al lavoro nelle diagnosi mediche sta diventando vero che le categorie destra e sinistra stiano diventando sempre più dei modelli del passato. Ma questo avviene non solo in Italia ma in tutto il mondo. Quello che è accaduto in più in Italia è stata la sensazione che quel patrimonio politico sia stato speso. Cioè utilizzato per acquisire una legittimazione elettorale che negli ultimi anni è stata utilizzata per fare il contrario di quanto quella filosofia di fondo prometteva. Non sono pochi quelli che nel Movimento 5 Stelle vengono da esperienze di voto o di movimento ascrivibili a quella che negli anni 90 era ancora parte della sinistra. Lo stesso Alessandro Di Battista ricordava di essere uno che votava PD. Il MoVimento 5 Stelle esiste da fine 2009. Chi lo vota e lo sostiene in generale non si riconosce più nei partiti che hanno incarnato un tempo i valori sociali o quelli della tradizione e della famiglia (di cui parleremo poi). Questo è il contesto nel quale ci troviamo ad essere insultati, denigrati ed accusati dai militanti di quei partiti dei quali, a nostro avviso, i valori risultano essere stati traditi.

Questo di seguito è un commento Lucia Vergaglia.
《Era una fase storica dell’Italia dove c’erano tutte le condizioni per realizzare un modello economico e politico che ci avrebbe potuto salvaguardare dallo sfacelo attuale.
Forse il M5S non sarebbe neppure esistito, ma la ragione dell’odio nei confronti di una forza di governo legittima dovrebbe essere analizzata criticamente.
Chi ci ha preceduto non è stato politicamente e moralmente all’altezza di quest’eredità di valori di democrazia vivente.
Non è accettabile arrendersi perché tutto sembra perduto e irreversibile.
Né tantomeno lasciarsi avvilire dai toni livorosi di chi non propone, ma semplicemente squalifica ciò che neppure si sofferma ad approfondire
Forse perché leggere la realtà che ci circonda fa tremare i polsi dalla paura di non farcela o che comunque ormai per questa generazione è troppo tardi riprendersi dalla violenza intellettiva ed ideologica che ha svuotato di significato l’agire per il bene comune.
Io ho cominciato a seguire la politica quella in bianco e nero, ma ovviamente quando ho cominciato a capire ciò di cui si parlava era tutto cambiato e in peggio!

Nella sostanza ” il governo del cambiamento” per quanto mi riguarda è la formula i cui dati di partenza possono essere ritrovati nelle parole di quel giovane Berlinguer il quale in quei 30 secondi di tribuna elettorale di 50 anni fa focalizza tutta la sua prospettiva sull’equita’ sociale e qualche risultato epocale è stato ottenuto eccome: lo Statuto dei Lavoratori è stato per anni una sorta di Costituzione del diritto di lavoro e la difesa dei diritti e delle garanzie era un valore blindato…poi sono arrivati i tecnici quelli competenti, titolati, professori che nel giro di pochi mesi sono stai NOMINATI governanti, poi i sindacati che nel giro di qualche annetto sono riusciti a sperperare un consenso veramente di massa di milioni di cittadini ( qualcuno ha notizie del signor Sergio Cofferati? ) e poi abbiamo assistito all’estenuante psico dramma dell’eterno derby interno della sinistra che ha portato al POTERE quanto di più antitetico alla nobilta’ di pensiero e fermezza nell’azione potesse esserci!
Scaricate pure sul Movimento 5 Stelle tutti la vostra rabbia per non essere stati in grado di riconoscerli e fermarli, ma i vostri in definitiva sono solo sensi di colpa per non essere riusciti a realizzare ciò in cui credevate.
E adesso l’unico modo che vi resta per poter giustificare la presenza sulla scena politica è quello di denigrare con la ferocia del nemico.
Per quanto mi riguarda le battaglie politiche di una forza di minoranza dovrebbero ESSERE altre. Ma ci vuole fortezza d’animo per poter fare opposizione ragionata e riconoscere anche le opportunità e le potenzialità altrui.
Cosa ben diversa dall’opportunismo di fregiarsi di essere quelli colti che quando scarseggiano gli argomenti sanno solo lanciare strali ed allarmismi di deriva anti democratica.
Voi la democrazia l’avete solo mistificata, a noi tocca renderla partecipe e con questi trascorsi è durissima ridare speranza!》

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