Orvieto tra rischio Swap e finanza locale

L’EX ASSESSORE AL BILANCIO DI ORVIETO CI HA ADDIRITTURA SCRITTO UN LIBRO. UN EX SINDACO LI DEFINIVA “INVESTIMENTI”. IL REALTÀ QUEI CONTRATTI FINANZIARI CONTINUANO A FARE DANNO.

Il punto che in teoria di contratti finanziari basati su quel complicato insieme di strumenti derivati che comprendono i cosiddetti Swap dovevano servire ad assicurare una miglior gestione del debito del comune in termini di costo. Cioè praticamente dovevano essere usati per mitigare il tasso di interesse sull’esposizione confronti delle banche o di cassa depositi e prestiti. Invece si è dimostrata una trappola anche perché basata su un equivoco di fondo: con gli swap infatti si scommette basandosi su delle previsioni economiche, e la previsione dell’andamento dell’economia generale, non locale, non è qualcosa per la quale i comuni sono attrezzati anzi considerata la crisi di questi anni sembra non sia attrezzato quasi nessuno tranne chi vende e propone questo tipo di contratti.

Il mestiere del Comune è quello di amministrare un territorio e governare l’assetto dell’ente locale nei suoi rapporti con i cittadini fornendo quell’insieme di servizi ed opportunità che le varie fasce della popolazione e le loro espressioni organizzative come enti senza fini di lucro oppure aziende che intendono affermarsi devono trovare e poter utilizzare in maniera feconda.

Al tempo stesso deve assolvere quelle missioni tipiche delle ente pubblico che vanno ad esempio dalla scuola alla disponibilità dei servizi idrici, dalla gestione del sistema regolatorio ed autorizzativo alla base di una crescita regolata e del impedivano eccessivo sfruttamento del territorio fino a garantire la sicurezza e la salute della popolazione. Mettere a rischio tutto questo per fare operazioni finanziarie che rasentano la speculazione è sbagliato.

Ancora oggi paghiamo le conseguenze di quelle scelte, di quelli che un ex sindaco ha chiamato “investimenti”. Ed ancora non è finito tutto e non siamo al sicuro.

Dal nostro punto di vista un’amministrazione nella pianificazione finanziaria deve essere prudente, essere capace di progettare nel tempo in modo da poter ottenere i relativi fondi europei pagando quindi ogni opera la metà ed infine limitare l’esposizione debitoria non con fantasiosi artifici contabili e finanziari ma intervenendo in maniera proporzionale alla propria capacità di far cassa ed al proprio indice di autonomia finanziaria, che è l’indicatore che misura fino a che punto il Comune è in grado di fare fronte autonomamente alle proprie necessità senza ricorrere ai trasferimenti dello Stato, della Regione e altri enti pubblici. L’indicatore considera la quota di entrate proprie sul totale delle entrate correnti del Comune. E’ calcolato in percentuale: maggiore è la percentuale, più elevata è l’autonomia di cui gode il Comune nelle sue scelte di bilancio.

Purtroppo invece assistiamo alle solite spese dal sapore elettorale e per farle accendiamo mutui come i quasi 70 del comune di Orvieto per un costo di interesse che supera il milione di euro l’anno, ogni anno. Ed alla fine c’è stato anche chi ha pensato di ristrutturare quel debito utilizzando i contratti derivati ponendo in capo ai cittadini un’altra spada di Damocle perché alla fine paghiamo sempre tutto noi.

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