Orvieto: sviluppo, estetica e bellezza

LA NOSTRA CITTÀ POTREBBE DAVVERO VIVERE E SVILUPPARSI SUL TURISMO DELLA “GRANDE BELLEZZA”?

Mentre città come Venezia o nel suo piccolo Civita di Bagnoregio istituiscono ticket d’ingresso e ragionano in termini di numero chiuso c’è chi ripete come un mantra che il nostro futuro è nella bellezza. È il caso ad esempio di quegli autori come il Casalini che proprio ad Orvieto ha presentato qualche tempo fa ” Rifondata sulla bellezza”.

Al tempo stesso altri individuano in alcune precise formule quello che l’estetica, cioè quella branca della filosofia che studia il concetto del bello nell’arte e nella natura , ciò che è bellezza è ciò che non lo è. Con tanti saluti al De gustibus e, scientificamente parlando, nessuna individuazione della situazione di contesto cioè dell’ambiente nel quale viene fruita quella stessa bellezza.

Nel passato la sezione aurea, c’è la formula matematica che da origine alla spirale che vedete nella foto qui sopra, era uno dei canali principali sui quali lavoravano gli architetti per costruire delle opere che sarebbero apparse magnifiche come lo sono tuttora, e quel bello va tutelato e rispettato. In molti sono convinti che esiste una qualche formula che permetterà di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo anche per quanto riguarda lo sviluppo di un territorio

incentrato sul turismo in presenza di un lascito culturale particolarmente rilevante. Immaginate di promuovere attraverso il cinema il pozzo di San Patrizio ed avere anche un milione di visitatori in più: potrebbero fisicamente entrarci nei tempi di apertura? E poi in presenza di una tale visibilità non ci sarebbe la tentazione di ridurre le fasce di sconto per gruppi ed aumentare i prezzi in scala? E come gestire invece in questo caso gli eventuali tracolli dopo aver operato adeguamenti ed assunzioni?

Quello che è necessario è una robusta capacità di pianificazione per crescere in maniera sana. Il territorio accoglie all’incirca un milione e mezzo di visitatori l’anno ed in gran parte il guadagno vero va ai privati, al comune vanno le tariffe ed i parcheggi, la tassa di soggiorno, ed alcune voci che dobbiamo ancora stimare Ma che potrebbero essere rilevanti come l’utilizzo dei bagni pubblici Tuttavia il comune spende quando ci sono molti visitatori: aumentano i costi di personale, gli straordinari, le quantità di materiali che devono essere recuperate attraverso lo spazzamento. Aumentano le emergenze perché un conto avere che sul territorio 20.000 abitanti un altro e averne qualche milione in più all’anno e questo significa non solo una diversa gestione del territorio e, ad esempio, del traffico ma anche rendere possibile il lavoro alle imprese mettendo a loro disposizione la logistica necessaria in termini di strade e mezzi pubblici, in termini di parcheggi e di presidi come ad esempio quello medico. In generale queste non sono soggette a crescita lineare ma a scaloni. Ed in tutto questo una pianificazione fatta bene permette di accedere a tutto quell’insieme di servizi di cofinanziamento basati sulle tantissime opportunità dei fondi europei mentre in mancanza di pianificazione si paga tutto di tasca propria, cioè l’artigiano, la professionista, il dipendente, l’imprenditrice ed il pensionato pagano perché chi opera nel turismo possa fruire del massimo vantaggio nell’essere posizionato nei pressi di tanta bellezza.

Signori sia ben chiaro che il nostro punto di vista e che il vantaggio deve essere per tutti i cittadini. Ed altrettanto deve essere chiaro che i principi di tutela e non eccessivo sfruttamento dei nostri beni culturali deve essere salvaguardato a norma del codice vigente. Ed infine si è chiaro che dal nostro punto di vista non esistono formule magiche misteriose in base alle quali a fermarci rispetto ai territori circostanti e al resto di questa bellissima Nazione. Occorre invece impegno, lavoro e continua ricerca delle migliori opportunità anche perché il quadro delle opportunità cambia costantemente è quello che si dava per scontato fino all’anno prima potrebbe non valere più e potrebbe esserci anche qualcosa di meglio, qualcosa di nuovo.

Questo comune è riuscito a non comprendere l’avvento delle App e della ricerca sul web. Tuttavia il passaparola e la buona volontà di tanti operatori e volontari come quelli di www.visit-orvieto.com ci ha permesso di crescere ancora, ma in maniera non strutturata e non gestita. Occorre quindi un approccio strategico per trasformare un reale sviluppo, a vantaggio di tutta la comunità degli orvietani, quella bellezza che ci circonda e farne un punto di riferimento dell’estetica, nel senso culturale. Si deve quindi ripartire da una Orvieto bella, fruibile ed aperta alla cultura.

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