Orvieto, Umbria: Il reddito di cittadinanza (e gli insulti di chi non lo vuole)

SPERANZA PER I CITTADINI. RABBIA PER CHI OSTEGGIA OGNI IPOTESI DI EQUITÀ SOCIALE E PER I DENIGRATORI DI PROFESSIONE. PER NOI UN PRIMO CORONAMENTO DOPO ANNI DI TENACE ATTIVISMO PERCHÉ NESSUNO FOSSE LASCIATO INDIERO.

Anni di impegno dei cittadini prestati alla politica ed all’attivismo civico per liberare quella parte della popolazione italiana dalla morsa di una povertà contro la quale ogni altra ricetta a fino adesso fallito e liberare le istituzioni dai meccanismi di scambio clientelare che questa situazione ha purtroppo favorito.

Ogni famiglia sa quanto può essere importante questo tipo di iniziativa di welfare e di investimento sul capitale umano nazionale, da parte nostra questa era la strada da percorrere e per la quale ci siamo impegnati come attivisti nei famosi tempi non sospetti e quindi per la quale rivendichiamo di essere parte del risultato nel bene e, Come sta accadendo virgola sappiamo di essere bersaglio di insulti ed aggressioni verbali da parte di chi osteggia da un lato l’equità sociale e dall’altro l’aver sottratto preziosi “clientes” ai partiti. Passo dopo passo abbiamo fatto in modo che le cose cambiassero, tutti noi.

Per questo come cittadini ne siamo finisci ma come attivisti ne siamo orgogliosi sentendo di essere stati parte di questo passaggio.

“CURIOSITÀ TEMPORALI
E il giorno dopo l’approvazione del reddito di cittadinanza provvedimento avversato da TUTTI quelli che non ne hanno bisogno, da TUTTI quelli che parlano di mistici investimenti nello sviluppo come se fosse un atto di fede nello spirito Santo c’è, ma non si vede, TUTTI quelli che denigrano per manifesta antipatia nei confronti delle persone fisiche che in questo momento storico hanno promesso, promosso ed attuato ciò che adesso è oggettiva norma e….basta così perché TUTTI comprende anche ciò che non nomino, mi ritrovo questo ricordo emozionante di quel giorno alla Camera dei deputati durante la presentazione del studi scientifico coordinato dal Prof. De Masi “Lavoro 2025”.
Si dibatte’ di scenari prossimi venturi e di trasformazione del lavoro così come li conosciamo e della inevitabile perdita di categorie produttive e di come l’intervento pubblico debba fare da collante sociale nel passaggio dal lavoro umano a quello svolto con l’automazione e dall’intelligenza artificiale.
La mancanza di alibi ideologici forse riuscirà ad evitare che alla perdita di certezze non corrisponda l’abbandono da parte delle Istituzioni. Ciò non potrà essere opzionale, ma diventerà indispensabile per poter governare questa nuova rivoluzione industriale che ci porterà degli effetti sociali imprevedibili.
Ci confrontiamo con un’epoca che non ha eguali e come non è accettabile che vi siano bambini che vengono ritrovati morti su una spiaggia di disperazione altrettanto non predisporre la sperimentazione e l’operatività di un sistema di rete sociale con riserve economiche destinata è ai limiti della disumanità. Anzi, penso che sia già troppo tardi.
Perché un concittadino che per pudore non esterna la propria condizione di emarginato deve sapere che le mie tasse lo aiuteranno.
Ma così come è ingiusto giudicare con razzismo chi viene salvato altrettanto ritengo da rifiutare con forza l’idea che i beneficiari del reddito di cittadinanza sono o saranno dei parassiti che ne abuseranno perché si sa che in Italia va così.
Di solito sono opinioni di chi occupa posti fissi da burocrate pubblico o privato e si considera al riparo dalle intemperie.
Scusate tanto ma ci siamo ridotti al punto di schifarci in maniera massiva reciprocamente senza distinzione?
Se così fosse, cosa che non credo, i danni psico sociali che si sono prodotti e mai arginati, sono un peso molto più grave nella responsabilità di chi mediante formazioni associative, partiti politici e soggetti che hanno ricoperto per decenni incarichi istituzionali e non ha operato per il bene comune in una prospettiva a lungo termine.
Non aver dato ai cittadini uno strumento di affrancazione dal bisogno, averli costretti a subire il pregiudizio in base al quale se l’avessero ricevuto non sarebbero stati sufficientemente maturi per amministrarlo con coscienza, ma soprattutto dare per scontato che un bisogno non può più avere un ruolo attivo nella società, ecco io penso che sia molto più grave della corruzione e della corruttela.
La cattiveria e il disprezzo nei confronti di chi oggettivamente non ha mezzi di riscatto ed è condannato all’emarginazione perpetua è un disvalore che non voglio tramandare alle nuove generazioni.
Ci sono i falsi ciechi che guidano l’auto comprata con i soldi pubblici? Sicuramente si, ma non per questo i nostri giovani si devono attendere alla schifezza che gli abbiamo fatto trovare.

PRIMA DI OFFENDERE
I pregiudizi verso le incognite sono comprensibili e l’istinto tende a metterci in guardia come se si fosse di fronte ad un’offerta pubblicitaria che promette il grande affare.

Imperdibile, di solito!

Con questo provvedimento di ribalta un modello culturale e sociale dove la responsabilità viene ripartita tra le istituzioni che predispongono gli strumenti di legge e i beneficiari che devono essere all’altezza del dovere morale nel rispettare gli altri cittadini che ci mettono i soldi per realizzare queste misure. A me l’idea che una persona in difficoltà sia considerata fino a prova contraria un parassita truffaldino mi fa fa ribrezzo.
Non essere solidali con la scusa che ci sono tanti ruffiani che se ne potrebbero approfittare ( quando si parla in particolare del meridione come se fosse una riserva naturale indiana di criminali passo dal fastidio alla furia) è una reazione deprimente non per chi la subisce, ma per coloro i quali hanno una siccità di umanità che non ha speranza di aspettare che arrivi il refrigerio perché tanto non servirà.
Ecco io appartengo ad una generazione che ha potuto anche raggiungere qualche risultato, ma che sa che la ruota gira così repentinamente che la stabilità è qualcosa di davvero effimero.
Noi ci ricordiamo com’era il mondo prima della crisi, abbiamo ballato una musica potente che ci caricava per un futuro di grandi soddisfazioni, cadevano i muri e le dittature e ci dicevano che avremmo vissuto in una patria allargata oltre i confini nazionali che sarebbe stata una terra promessa di prospettive e benessere. Siamo stati privilegiati di speranza al punto tale che ancora dobbiamo prendere completamente coscienza della delusione con la quale ancora non riusciamo a fare i conti: troppo inconcepibile immaginare che una misura pubblica di sostegno potrebbe occorrere a tutti noi.
Forse anche chi si sente al sicuro e per questo sa offendere tutti e quindi nessuno accusando di ovvia disonestà. Perché non c’è nessuna possibilità che un povero o una persona che non raggiunge l’affermazione e il riconoscimento dei propri meriti non sia diventato un miserabile invidioso che non ha nessuna intenzione di ritrovare la serenità, ma solo abusare dei danari pubblici che verranno distribuiti a questi falliti, fannulloni, nulla facenti, nulla tenenti e quindi nulla viventi.” Lucia Vergaglia M5S Orvieto

Annunci