Giornata mondiale per la protezione della fascia di ozono 2019

QUEL SOTTILE GUSCIO CHE CI DIFENDE DALLE RADIAZIONI PIÙ INSIDIOSE SI CHIAMA FASCIA DI #OZONO. L’INQUINAMENTO LA HA INDEBOLITA E QUASI CANCELLATA.

Il 16 settembre, si celebra la Giornata Mondiale per la protezione della fascia di Ozono, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 49/114, al fine di commemorare la firma del protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono.
Secondo le ultime valutazioni scientifiche presentate all’Onu, grazie alle misure adottate in seguito alla firma del Protocollo di Montreal (16 settembre 1987), il buco dell’ozono si starebbe infatti restringendo: ad affermarlo lo scienziato Paul A. Newman che, alla guida di un team di 300 scienziati, ha recentemente pubblicato il rapporto condotto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), con la partecipazione della Nasa, della Commissione europea e del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), secondo il quale dal 2000 al 2013 i livelli di ozono sono aumentati del 4% in latitudini chiave medio-settentrionali a circa 30 miglia di altezza. “La ricostruzione dello strato di ozono che protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette del sole è a buon punto, grazie all’azione internazionale concertata contro i gas distruggi-ozono, come i Cfc”. Tuttavia, ha precisato Steiner, esistono enormi sfide ancora in atto e il successo del Protocollo di Montreal dovrebbe incoraggiare ulteriori azioni non solo sulla protezione dell’ozono ma anche sul clima. (fonte news.leonardo.it)

Cosa cosa possiamo fare nel nostro piccolo?

«Quella dell’ambiente è una priorità tale che assume i connotati di vera e propria lotta generazionale, il caso di Greta Thunberg ne è un esempio lampante. Oggi che ricordiamo quanto sia importante la protezione della nostra atmosfera nella fascia di ozono ci poniamo di fronte ad una sfida molto più grande di noi singoli cittadini? In realtà no. In realtà possiamo fare che davvero tanto anche nella nostra dimensione di singoli individui.
Innanzitutto rispettare e fare rispettare quelle buone pratiche che permettono di ridurre il nostro impatto sull’ambiente. Certamente dobbiamo pretendere localmente e globalmente una accurata gestione del ciclo dei rifiuti che prenderà in carico la bonifica di tutti quegli impianti che ancora contengono il CFC.

Ma ma quello che è più importante è una politica non solo lontana ma anche vicina come quella comunale o regionale che abbia a cuore l’ambiente e non butti tra le fiamme di un inceneritore il futuro dei territori e l’aria che respiriamo e che, abbiamo visto, contribuisce a proteggerci anche dalle radiazioni. Anche se ci sentiamo piccoli in realtà contiamo molto e le nostre decisioni di oggi si propagano nel tempo futuro. A breve si vota in Umbria e dobbiamo scegliere fra la visione fatta di ciminiere proprietà di pochi molto ricchi ed una visione fatta di imprese e migliaia di posti di lavoro nella riconversione industriale green che ha proposto Luigi Di Maio solo pochi giorni fa. La scelta é vostra.» Lucia Vergaglia, prima firmataria della proposta “no inceneritori” approvata all’unanimità al comune di Orvieto in Umbria.

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