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Scandalo Archivio Maoloni

IN OCCASIONE DEI 140 ANNI DEL MESSAGGERO UNO SPECIALE SULLA STORIA DEL GIORNALE CON UN CAPITOLO DEDICATO A MAOLONI, GRAFICO RIVOLUZIONARIO. UN “EXTRATERRESTRE” IL CUI LASCITO GIACE DIMENTICATO AD ORVIETO.

Un extraterrestre, così ricorda Giulio Bergami de Il Messaggero l’amico Piergiorgio Maoloni il cui lascito ad Orvieto consiste in un intero archivio di grafica ed avanguardia della titolazione giornalistica. Maoloni è famoso pensate che una copia gigante dell’immagine della copertina del giornale per cui lavorava è esposta al Moma di New York.

Eppure qui ad Orvieto abbiamo lasciato letteralmente ad ammuffire quella preziosa testimonianza di un’epoca che diveniva moderna e lo faceva con lucido intelletto e volontà di stupire e lasciare il segno.

Che peccato, che vergogna.

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La bella Orvieto

VIVIAMO IMMERSI NE LA GRANDE BELLEZZA MA TROPPO SPESSO LO DIMENTICHIAMO OPPURE È LEI CHE CI FA DIMENTICARE IL RESTO.

Orvieto nella sua parte storica non lascia indifferenti, è una città di cui ci si innamora e che comunque lascia il segno su chi c’è passato. Può sembrare irraggiungibile quelle volte che emerge come una nave con il proprio profilo che spunta dalle nubi o con il suo Skyline in controluce all’alba. Così diversa dalle grandi metropoli e non solo per per la differente vivibilità, e neppure per la sensazione di camminare sui secoli di storia ma piuttosto per il fatto che in questo luogo sembra perdersi l’appartenenza ad un tempo, una epoca oppure a una nazione.

Orvieto

Chi vive però tutti i giorni immerso in questa magnificenza rischia di darla per scontata o, peggio, di pensare che tale esclusiva ed unica qualità sia per qualche motivo di propria proprietà pertanto possa essere usata per distinguersi. Invece è vero il contrario che dalle grande bellezza non ci appartiene ma piuttosto siamo noi ad appartenere a lei, ad essere abitanti ed orgogliosamente custodi tanta magnificenza. È una questione di prospettive e di rispetto , di consapevolezza e di tradizione. Chi amministra deve tenere ben presente questa condizione ed essere consapevole che , anche se i limiti di governo di Orvieto comprendono altri 300 km quadrati, aree artigianali ed industriali anche innovative, centri di produzione di eccellenze qualitativamente riconosciute in tutto il mondo, impianti di viabilità imponenti come l’alta velocità e l’autostrada, oltre a ben altri tredici centri storici e decine di punti di riferimento monumentali, naturalistici, culturali e persino al centro geografico esatto dell’Italia, tutto comunque ruota e dovrebbe sempre ruotare intorno alla Grande Bellezza della rupe, al centro antico della città ed alla sua sede di governo.
È un caposaldo. Un punto di riferimento da avere sempre presente anche se si vogliono portare avanti delle politiche che partono dal basso e dalle aree più decentrate. È l’asticella alta che dal passato coloro che hanno reso grandi queste Terre hanno voluto lasciare come livello da raggiungere non per le grandi opere, o per l’inarrivabile arte, ma per la cura e l’attenzione che mettevano in ogni singolo particolare e che le azioni e le scelte fossero fatte per durare a lungo nel tempo senza pesare alle tasche dei cittadini.

Insomma è per farla breve questa grande bellezza è il contrario della mediocrità che traspare, purtroppo, nel comportamento e nelle scelte di troppi politici. E questa mancanza di cura e di rispetto purtroppo la sta subendo la città a tutti i livelli. Tra pochi mesi cominceremo ad avanzare le proposte per la città che verrà ah, e se volete dire la vostra contattateci o raggiungeteci durante gli incontri.

UNESCO E DINTORNI

CANDIDARE IL DUOMO A PATRIMONIO UNESCO? VA BENE MA DITECI A FRONTE DI QUALE COSTO E PER QUALE RITORNO?

Un recente studio di PricewaterhouseCoopers (PwC) su “Il valore dell’arte”, citando come esempio il forse non molto noto indice Rac – una misura del ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco – che vede gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, vantare un ritorno commerciale di 16 volte quello italiano, mentre i numeri di Francia e Regno unito si assestano tra 4 e 7 volte quelli italiani.

Per capirci bene il fatto è che i siti Unesco del nostro Paese godono di uno scarso ritorno commerciale.
Forse perché grande contribuente dell’Unesco in generale, l’Italia non compare tra i finanziatori volontari dello specifico fondo World Heritage dell’organismo della Nazioni Unite (ci sono Francia e Germania). Il nostro Paese ha ridotto anche i contributi obbligatori a 122mila euro annui (non ancora versati al 30 giugno 2016). Quattro anni fa erano 163mila. Il Giappone ne versa 316mila, l’ Inghilterra appena più di noi, la Cina, che ci tallona per numero di siti (50), paga il doppio della Penisola.

Oppure il problema è che i sistemi culturali, museali e dell’accoglienza turistica non lavorano assieme in sinergia come accade invece in altri Stati? Sta di fatto che Sgarbi, in una sua recente polemica, coglie esattamente un punto che a noi sta molto a cuore e cioè quello che non esistono bacchette magiche e non basta fregiarsi di un logo attorno al quale poi fa ruotare una serie di iniziative ma piuttosto bisogna lavorare se un sistema complessivo che comprenda ed abbia al centro punti di riferimento come il Duomo di Orvieto e la tua magnifica facciata come annunciato ad esempio proprio dall’Opera del Duomo ma che non si limiti a quello. Ben venga quindi ogni iniziativa di inserimento nella World Heritage Unesco ma non dobbiamo credere affatto che questo rappresenti una capacità di incremento sostanziale come accade invece in altre nazioni che hanno un patrimonio molto minore del nostro e quindi meno alternative tra cui scegliere.

Quanto al conflitto che si potrebbe innescare tra siti UNESCO con il confronto artificiale che si cerca di creare tra le nostre risorse monumentali ed il progetto di valorizzazione della biodiversità del Monte Peglia , che la nostra portavoce Lucia Vergaglia ha presentato in Consiglio comunale, Ebbene a nostro avviso non esiste anche perché attrae i tipi di turismo diversi essendo da un lato una risorsa naturalistica e dall’altro una risorsa patrimonio storico-artistico. Anzi piuttosto l’uno aggiunge valore all’altro creando un Unicum ad Orvieto che abbia caratteristiche che possono rispondere ai diversi turismi e quindi possa permettere immaginare futuri investimenti nell’accoglienza a 360° non limitandosi ad un singolo tipo di turismo soprattutto non limitandosi al mordi e fuggi nella visitatore del Monumento importante.

Infine deve essere ben chiaro a tutti che le Tentative Lists of States Parties del patrimonio UNESCO possono durare anche 10 anni e che la cosa non è assolutamente priva di costi e di impegno facilmente calcolabile. In effetti anche volendo limitarsi alle spese minime possibili il punto di pareggio nel caso di attese in una lista molto lunga rappresenta comunque un investimento di medio lungo periodo e non una soluzione dei problemi concreti ed attuali.

Comunque è una delle iniziative da prendere in considerazione per l’amministrazione che verrà nel 2019. Ma sarà da affrontare seriamente con gli operatori privati che insistono sul territorio potrebbe essere quella di valutare se candidare all’Unesco l’intero centro storico a fronte di una analisi non campata in aria o basata su serie storiche e dati antecedenti il turismo dei Tripadvisor e dei social.

Ps

Va comunque detto grazie a Sgarbi.

Street art. Occasione persa

POCHI ACUTI PER IL DISCUSSO PROGETTO DI STREET ART.

Viene quasi da pensare che fosse stato portato avanti per pura polemica visto che non ha avuto che un seguito minimale il progetto di street art dell’amministrazione, inizialmente seguito come la parte più a sinistra del Consiglio Comunale. I dibattiti all’epoca furono accesi e andavano dalla effettivamente caotica regolamentazione alla più accesa e chiassosa discussione sul fatto che l’importante era che se ne parlasse, perché l’arte in fondo deve scuotere le coscienze.

Tuttavia non c’è stato nessuno scossone a parte lo sterile confrontarsi su di un murale presso il Cippo dei sette Martiri di Camorena. Eppure la street art porta con sè un retaggio riconosciuto nel recupero delle aree più Periferiche esposte al rischio di degrado per la minore presenza di adeguati elementi dello sviluppo urbano sostenibile, come il commercio di vicinato e lo stesso arredo urbano.

Certo non sopperisce alle lacune dei servizi ma può sostituire muri e ricreare una di quelle peculiarità intorno a cui una comunità ed una generazione possa tendere a riconoscersi in mancanza di altro. E come molte forme d’arte vive a sua volta di riconoscimento e di confronto soffoca invece se il confronto viene spostato su altri piani, come è accaduto ad Orvieto, soffre se viene diffusa fuori dal proprio contesto risultando semplicemente fuori luogo invece che scuotere le coscienze.

Una occasione persa, un insuccesso di cui fare però tesoro per ripartire con quegli obiettivi, alti , che ci si era dati quando fu proposto di dare il via alla street art orvietana.

Teatro: Il tempo è galantuomo

– IL TEMPO E’ GALANTUOMO –
Oggi il direttore Strabioli del Teatro Mancinelli, uomo di sensibilità artistica e profondissima cultura, ha sollevato la questione della necessità di collaborare con il Teatro Stabile dell’Umbria. I più attenti ricorderanno che con grande umiltà proponemmo di valutare ed eventualmente seguire anche questa strada, ma per questo fummo letteralmente aggrediti dalle forze politiche di destra e sinistra, nel silenzio assordante del mondo della cultura orvietana. Era bastato chiedere di prenderci sei mesi per valutare questa possibilità per far scoppiare un putiferio. Ora la proposta del direttore Strabioli, che ricordiamolo lavora pro bono cioè senza retribuzione per rendere grande la proposta culturale del Mancinelli e della città, non significa esattamente entrare domani nello “Stabile” ma è un passo importante in una città che ha voluto praticare una autarchia culturale in uno dei campi che maggiormente vive di contatti e che lo stesso termine “Teatro Stabile” indica una organizzazione teatrale quale servizio pubblico (la diffusione dell’arte e della cultura sono uno degli obbiettivi degli enti locali e dello Stato). Quindi vogliamo ricordare le parole di alcuni illustri consiglieri comunali di maggioranza e di ex maggioranza estratte dal dibattito sulla questione da noi proposta di “valutare” un rapporto con l’ente culturale ed artistico regionale e che oggi, di fatto, vengono smentite dal direttore artistico del Mancinelli. Continua a leggere Teatro: Il tempo è galantuomo

Murales vs. Storia: primo tempo

– MURALES VS. STORIA: 1° TEMPO –

Sulla questione Murales, ora che siamo fuori dalle polemiche e non si influenza l’iniziativa estiva di Atomic Garden, il #M5S di #Orvieto ha cercato di essere chiaro. Non è una partita tra avversari, anzi potrebbe essere un’amichevole nella quale ogni iniziativa sostiene e promuove la cultura della salvaguardia e della valorizzazione della nostra eredità storica, culturale ed artistica.

“Siamo favorevoli alla StreetArt in progetti condivisi e partecipati, gli abusi invece vanno respinti con forza.” Lucia Vergaglia, Movimento 5 Stelle.

Oggi, sabato 19 agosto 2017, il Corriere dell’Umbria riporta un’intervista a Lucia Vergaglia che vale la pena di leggere e di fare girare su di un modo migliore di condurre un’amministrazione cittadina possa accompagnare un tale tipo di processo ed anzi potrebbe addirittura farne tesoro se avesse una condivisa strategia culturale dagli obbiettivi chiari, misurabili e che prevedano ampia partecipazione. I recenti interventi che hanno causato grandi polemiche sono invece sfuggiti alle pianificazioni ed, in qualche caso, sono stati utilizzati come un attrezzo di propaganda per far parlare di se da parte delle fazioni politiche locali.

Da parte nostra non c’è invece il richiamo ad interessarsi di quanto invece era stato dimenticato dai politici sia di destra che di sinistra a pochi metri da dove si dipingevano i murales dimenticando che lo scopo principale delle autorizzazioni era lottare contro il degrado e così in pochi passi si passa dai dipinti colorati all’abbandono dei reperti storici trasformati in pattumiera e questo, per noi, è e resta inaccettabile!

Sicuramente comunque se ne riparlerà presto, ed in campagna chiave elettorale ne diranno (e faranno) di tutti i colori.

Ma dov’è la Street Art ad Orvieto?

Dove non è lo sappiamo, la StreetArt è ovunque ma non nella città. E’ nelle campagne, nel verde, nelle zone “politicamente” sensibili piantata come una bandiera; in quei luoghi c’è, eccome.

Ma perchè i previsti e sbandierati progetti di street art, per i quali abbiamo firmato l’appello e sostenuto gli atti in Consiglio, e che avrebbero dovuto riqualificare le aree urbane orvietane con colori contro il grigio delle costruzioni del recente passato non sono visibili e reperibili? E perchè il colore in forma artistica invece di contribuire al recupero di parti della città è invece in contrasto con paesaggio e natura? Come mai nelle rare volte che sia presente in città è in luoghi come la Fortezza od i Giardini ma non nei luoghi per i quali il consigliere ex di Sel ora di Sinistra Italiana aveva speso tante parole?

Ricordiamolo che la mozione presentata impegnava:

  1. a considerare la Street Art quale soluzione alternativa e/o integrativa nei progetti di riqualificazione e manutenzione degli spazi pubblici degradati;
  2. ad individuare, attraverso le modalità ritenute più opportune e con i relativi adempimenti burocratici, gli spazi e le area adatte per opere di arte urbana muraria e graffiti, quali cavalcavia, muri di recinzione, sottopassi e sovrappassi di proprietà e in carico all’Amministrazione comunale come anche di proprietà di Enti e Società (F.S., Autostrade Italiane, ecc.);
  3. a promuovere e favorire progetti per la realizzazione di opere di Street Art volti alla riqualificazione degli spazi pubblici individuati;
  4. a partecipare, oltre che a favorirne la diffusione e la conoscenza, a bandi messi a disposizione da enti e società per il recupero e riqualificazione di aree in loro possesso tramite interventi di Street Art;
  5. nell’adempiere a quanto sopra previsto, a coinvolgere istituti scolastici, associazioni, comitati e chiunque intenda partecipare allo sviluppo ed alla realizzazione delle opere in questione.

E siamo lontani dall’essere rimasti aderenti ai propositi: le opere, per le quali non sono pubblicati progetti e bozzetti, sono per lo più lungo le strade immerse nel verde per nulla da riqualificare come quella di Osarella (per capirci presso il cippo dei Sette Martiri dall’elevato valore simbolico), al Ciclodromo anch’esso immerso nel verde, ai giardini della Fortezza ed a quelli che da Piazza Marconi s’immergono nell’anello della Rupe. Insomma fino ad ora l’istituzione comunale ha sbagliato mira ed il Consigliere ha o preso in giro il Consiglio nel presentare la mozione, e non vogliamo crederlo, oppure non è stato in grado di latore della chiarezza del proprio provvedimento presso quegli artisti writer con i quali si è fatto riprendere e dei quali ha rilanciato sui social le opere. Vale la pena ribadire che è necessario riqualificare le aree pubbliche degradate, e che la street art in tale senso è la benvenuta. Però bisogna tornare allo spirito originario della proposta pertanto bisogna, visto che sembra che non si sia fatto per niente, individuare le aree degradate su cui intervenire con la street art od anche con altri mezzi inserendole in un apposito elenco accessibile alla moltitudine di associazioni ed appassionati del territorio.

La Street Art resta la benvenuta.

Artwork (mural) by Eduardo Kobra Location : Espanha / Murcia Facebook : Eduardo Kobra Veja a matéria sobre o mural de kobra no Brasil / See the article on the wall of kobra in Brazil : http://artesemfronteiras.com/mural-incrivel-do-artista-edu…/ #graffiti #streetart #urbanart #arteurbana #ASF #wall #artwork #artesemfronteiras #mural #spray #sprayart #kobra #artwithoutborders #spraypaint

Artwork (mural) by Eduardo Kobra
Location : Espanha / Murcia
Facebook : Eduardo Kobra

Approfondite quest’opera leggendo le pagine di Kobra / See the article on the wall of Kobra in Brazil : http://artesemfronteiras.com/mural-incrivel-do-artista-edu…/

#graffiti #streetart #urbanart #arteurbana #ASF #wall #artwork #artesemfronteiras #mural #spray #sprayart #kobra #artwithoutborders #spraypaint

Interrogazione cantieri disadorni

Tante volte sentiamo ripetere che Orvieto è una città d’arte, turistica ed accogliente.

Nei fatti spesso dobbiamo sollevare questioni sulla gestione di questo che è uno dei focus lavorativi, dei punti di riferimento del nostro territorio. Intanto lo facciamo presentando proposte e soluzioni, altre volte, nostro malgrado, utilizzando le interrogazioni e le interpellanze.

Questo caso è diverso, alcuni cantieri, anzi precisamente alcuni “allestimenti” di cantiere sono stati autorizzati i modo da non prevedere alcuna formula di tutela del decoro e dell’immagine della città. Altri luoghi sono anni luce aventi e gli allestimenti sono quantomeno un tamponare il danno estetico ed in alcuni casi arrivano a rendere quasi fruibile il bene cantierato e non lasciare comunque uno spiacevole ricordo al visitatore e la brutta sensazione dell’incuria.

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Chiediamo quindi al Sindaco se interroghiamo l’Amministrazione se ha chiesto (prima di dare i permessi) elementi decorativi e d’allestimento, e se c’è documentazione almeno della proposta di un allestimento decoroso a Piazza della Pace invece di quel telo verde che è la prima roba che incontrano i turisti, in particolare la proposta d’arricchimento grafico era già stata fatta al Comune dai nuovi gestori dell’accoglienza presso il Museo della Funicolare con un pacchetto di grafiche dell’Orvieto di una volta già pronto a cui, a nostra notizia, non è stato dato seguito. 

M5S Camouflage DuomoLa questione secondo noi va affrontata con la cura che una città candidata come Capitale Italiana della Cultura dovrebbe fare, ed in mancanza dell’azione di Giunta noi,  dall’opposizione, doverosamente solleviamo il problema. Qui di seguito l’interrogazione. Continua a leggere Interrogazione cantieri disadorni

Art Conservation Project 2013

Bank of America – Merrill Lynch sta per chiudere le domande di sponsorizzazione e sovvenzione dell’Art Conservation Project 2013. Le istituzioni artistiche e culturali no profit che possiedono opere significative che necessitano di restauri entro il 30 novembre dovranno aver inviato richiesta on line…

The Art Conservation Project preserves cultural treasures from around the world and highlights the crucial need for conservation.
The Art Conservation Project preserves cultural treasures from around the world and highlights the crucial need for conservation.
Il budget a disposizione la precedente edizione superava i due milioni di dollari, l’ente presentava un piano di restauro, un comitato di esperti riconosciuti validava la richiesta, la banca pagava.
Immaginiamo che la nostra amministrazione abbia voluto farsi interprete delle necessità dei molti enti no profit locali che potrebbero essere interessati a simile azione filantropica ed abbia posto in essere ogni buona politica in tal senso per il tanto sbandierato “bene comune”.