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Il Comune cambia in meglio

FONDAMENTA SOLIDE PER UN COMUNE CHE SAPPIA OPERARE AL PASSO CON I TEMPI

Abbiamo adeguato regolamento del consiglio comunale e statuto cittadino a nuovi e più moderni tempi, alle nuove regole che hanno depotenziato le province ed alle nuove prospettive dell’Innovazione tecnologica e i cambiamenti della società, e persino i cambiamenti nell’Unione Europea , che stanno influenzando la vita di enti, imprese e cittadini. Dal nostro punto di vista stiamo governando un processo di naturale evoluzione per renderlo compatibile con i principi costituzionali e le prospettive di libertà e giustizia sociale, di partecipazione e di pubblico interesse invece che semplicemente subirli nostro malgrado. Avremmo potuto semplicemente stare a guardare e venire investiti dai cambiamenti affermando la necessità di rinunciare a quello che di buono può venire dal progresso oppure, più semplicemente, essere quelli che dicono che “così non va bene” ma poi non fanno nulla per migliorare le cose.

Bisogna realizzare anche dall’opposizione invece che agitarsi senza risultati o, peggio, rimanere inerti.

Abbiamo perciò voluto con forza portare il lavoro l’occupazione all’interno del statuto cittadino, portare la questione della partecipazione a distanza attraverso la rete nel regolamento del Consiglio Comunale e, soprattutto, lo snellimento della macchina amministrativa in funzione della maggior capacità di controllo e di intervento che la tecnologia mette a disposizione anche di un numero ridotto di amministratori in Giunta e funzionari della macchina amministrativa.

È sufficiente?

No. Questo non basta, occorre Infatti adeguare a questi miglioramenti e snellimenti anche la macchina comunale dal punto di vista di dirigenza e per non trovarci ingolfati in un eccessivo sistema di coordinatori e controllori quando servono invece responsabilità ed empowerment. In questo è infatti la riforma degli uffici voluta dall’ex assessore al bilancio ed al personale a noi appare essere completamente fallita.

C’è poi la questione della Giunta che dovrebbe coprire in termini di deleghe le “missioni” (cioè le aree specifiche di competenza delle amministrazioni) cosa che oggi non avviene lasciando scoperte caselle importanti e duplicando, ma senza alcuna possibile efficacia amministrativa, funzioni spettanti alla Regione. Purtroppo quella della Giunta è competenza del sindaco in carica e quindi si affronterà nel 2019 con la nuova amministrazione.

L’armonizzazione della macchina comunale nel suo complesso alle norme ed ai tempi rappresenta inoltre la grande opportunità per operare una rotazione del personale sostituendo chi andrà in pensione con una generazione in grado di connettersi col sistema dei finanziamenti europei diretti oltre che di quelli indiretti come quelli gestiti dalla regione. Tanto per spiegare la differenza l’accesso al sistema dei finanziamenti diretti avviene compilando i bandi, che si chiamano “Call”, in lingua inglese o francese, ed è nella stessa lingua che va redatto il progetto tecnico. Il nostro personale di lungo corso non ha ricevuto nel tempo la adeguata formazione tecnica per operare in questo senso e purtroppo gli argomenti, per i quali è necessario comunque tenersi aggiornati, necessitano di una preparazione quasi specialistica e quindi è necessario predisporsi a mettere in piedi ed al servizio del comune e dei cittadini un nuovo ufficio Europa, con specifiche professionalità e funzioni, per essere tra quelli che si avvantaggiano in via diretta dei tanti soldi che attraverso il fisco inviamo a Bruxelles e Strasburgo, invece di essere come oggi soltanto dei contributori. E noi su questa opportunità dei Fondi Europei con Lucia Vergaglia siamo preparati e certificati con 4 anni di approfondimenti al Parlamento Europeo.

Lucia Vergaglia mentre riceve l'attestato nei finanziamenti diretti all'Europarlamento
Lucia Vergaglia mentre riceve il quarto attestato nei finanziamenti diretti all’Europarlamento

Infine c’è da apprestarsi ad accogliere e gestire le competenze che stanno via via lasciando la provincia come ente e distribuendosi sul territorio nella parte che non finisce direttamente alla Regione. Sono funzioni nuove per un comune ed anche la macchina amministrativa deve ragionare in prospettiva. Una struttura rigida, piena di funzionari intermedi a fare da coordinatori magari di uffici con soli due persone potrebbe ingolfarsi ancora di più ed è per questo che c’è bisogno anche di adeguare i processi interni in modo che non solo siano tracciabili , e legalmente ineccepibili, ma che siano anche più rapidi ed efficaci.

Alcune parole nuove che i commentatori della politica cittadina hanno cominciato a sentire possono essere la base per la macchina comunale davvero al servizio dei singoli, degli enti e delle imprese del territorio, nel territorio e per il territorio. Il cronoprogramma , il bilancio armonizzato ed i fondi europei diretti sono punti chiave ed imprescindibili per le organizzazioni interne dei comuni.
Il comune di Orvieto deve essere il riferimento dei cittadini quando si deve fare l’esempio di qualcosa che funziona e non di un luogo di burocrazia e di rendita attraverso cui ex politici vengono indirizzati in posti chiave.

Una delle critiche che viene fatta a noi del MoVimento 5 Stelle è proprio quella di non conoscere la macchina interna, di non essere preparati ad affrontare un confronto ad esempio con i sindacati e di non essere mai stati all’interno di strutture complesse come un comune. In genere questa accusa ci viene proprio da chi “ci campa” mettendosi ad intermediare e teme di perdere la propria sacca di potere oppure dal politico dei partiti tradizionali che è già stato all’interno di un comune con i risultati che i cittadini hanno giudicato e che teme è proprio per questo non gli rinnovino il mandato, e quindi invece di parlare dei temi ecco cosa gli resta: gli attacchi gratuiti.

In conclusione

Da parte nostra possiamo solo dire che nell’ambito ristretto di statuto cittadino e regolamento del Consiglio Comunale, entrambi approvati all’unanimità, così come negli interventi deliberativi e regolamentari, cioè di cambiamento delle norme, non solo siamo stati per quelli che hanno portato il maggior contenuto innovativo ma anche la più adeguata capacità di stesura degli atti e di confronto con le persone sulla base delle idee e degli obiettivi. Nel frattempo alcuni dei presunti esperti hanno rinunciato del tutto ad intervenire, a partecipare, anche se mi avevano l’occasione ed il dovere visto che sono stati eletti proprio per questo.

E per quanto i cittadini abbiamo il sacrosanto diritto di votare chi gli pare e poi sui fatti, sugli atti concreti, che si distingue chi è capace, ha volontà ed attiva i canali giusti per fare e fare bene rispetto a chi ne parla solamente ma in realtà “campa” bene così.

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Mozione Orvieto Plastic Free

RACCOGLIAMO LA SFIDA DEL MINISTRO DALL’AMBIENTE E LA SOLLECITAZIONE DI #CITTASLOW PER LIBERARE LE NOSTRE CITTÀ DALLA PLASTICA.

Una mozione per rendere Orvieto città Plastic free è stata depositata da Lucia Vergaglia del MoVimento 5 Stelle e sarà discussa nel prossimo Consiglio Comunale.

La Plastic free Challenge (#PFC) è una iniziativa ambientalista sostenuta dal ministro dell’ambiente Sergio Costa che chiede a tutti gli enti pubblici di mobilitarsi e fare a meno della plastica usa e getta. Inoltre in questi giorni le città appartenenti al movimento cittaslow International, su iniziativa del Presidente dell’associazione e sindaco della città di Pollica dottor Stefano Pisani, stanno lanciando a loro volta iniziative per liberare dalla plastica i borghi ed i territori più belli, non solo d’Italia.

Il MoVimento 5 Stelle sostiene da sempre la causa ambientale come motore di un nuovo sviluppo sostenibile e come segno di rispetto per i beni comuni e pertanto, a prima firma Lucia Vergaglia, è stata depositata in Comune una mozione per rendere Orvieto Plastic free entro pochi mesi.

Qui di seguito il commento della capogruppo M5S:

«Chi meglio di noi che viviamo in una delle città più belle immaginabili, circondati da una natura fiorente, ma all’ombra di una discarica tra le più grandi del centro Italia, può capire l’importanza della tematica ambientale? Lunghi decenni di consumismo hanno abituato le generazioni alle logiche del usa e getta che nel passato non esistevano ed il cui peso diventa palese anche solo guardando gli interi calanchi riempiti e poi coperti da ciò che abbiamo buttato soltanto in questi ultimi anni. Peraltro ad un costo economico elevatissimo. E vi è di più: l’utilizzo delle plastiche usa e getta, che in Italia si stima in un numero difficilmente immaginabile, quasi centoventimila tonnellate l’anno, è un vero e proprio schiaffo al buon senso ed all’intelligenza data la semplice considerazione che il principale vantaggio delle plastiche è la loro resistenza allo scorrere del tempo, la loro durevolezza, e costruire tale materiale durevole, non biodegradabile, ciò che deve essere immediatamente buttato e decomposto significa voler saturare le discariche e stressare i sistemi di riciclo.

È arrivato il momento di sterzare con atti concreti partendo dal divieto per l’utilizzo sui nostri territori di questi materiali usa e getta a partire dalle plastiche di piattini e bicchierini in attesa di normative stringenti relative ai materiali utilizzati nella produzione di prodotti non recuperabili oppure riutilizzabili. Questo è un compito alla portata immediata di una amministrazione che, Come si è visto nelle altre città slow, può agire anche per ordinanza sindacale o per scelta e deliberazione consiliare come noi proponiamo in questo caso. Naturalmente però il criterio non deve essere punitivo e basta ma deve accompagnare i cittadini e gli operatori economici in modo da ottenere i massimi risultati senza vessare nessuno. Diamo quindi indicazioni per un periodo di elaborazione della regolamentazione e di informazione ai cittadini , ed a seguire un ulteriore periodo per l’esaurimento delle scorte di magazzino dei nostri operatori economici in modo da non arrecare loro alcun nocumento.

Già nel medio periodo la somma di alcuni provvedimenti, il cosiddetto combinato disposto, come ad esempio il divieto di utilizzo dei prodotti usa e getta, la promozione dell’utilizzo con il vuoto a rendere , le norme anti spreco già attive nelle mense e nel reso delle merci di chi opera nel mercato alimentare potranno da un lato alleggerire di qualche costa i cittadini e dall’altra a rendere Orvieto un esempio di decoro e pulizia concreta e non solo apparente come invece rischia di essere.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto.

Istituzioni culturali a misura di bambini

UNA CITTÀ A MISURA DEI BAMBINI? COMINCIAMO DALLE ISTITUZIONI CULTURALI.

Il nostro sistema museale è adatto ai più piccoli? È stato immaginato perché sia compreso da chi non conosce la lingua italiana o addirittura non sa leggere? Almeno in parte?
L’apprendimento veloce, l’interattività, la possibilità di fare laboratori e incontri di gruppo con guida ed esperti fanno parte della bagaglio operativo, del kit di funzionamento, dei moderni sistemi museali che non sono più pensati per poter vedere qualcosa di bello non altrimenti disponibile come succedeva nell’800 come le stampe a colori le riproduzioni mancavano ma invece dovrebbero servire dal punto di vista divulgativo per immettersi attraverso proprio il nostro sistema museale in una esperienza se non puoi ripetere attraverso uno smartphone oppure un tablet, dal punto di vista educativo per far venire voglia di conoscere ed approfondire determinate materie e determinate opere ed autori, infine dal punto di vista culturale dovrebbe permettere attraverso linguaggi internazionali o linguaggi ponte l’approfondimento (oppure attraverso sostegni tecnologici che possono essere “evocati” attraverso codici QR o l’utilizzo di lavagne interattive, chioschi o totem digitali) appunto per i cultori della materia facendo attenzione a non seminarli a caso ma legandoli ad un percorso ed un progetto facendo Continua a leggere Istituzioni culturali a misura di bambini

Street art. Occasione persa

POCHI ACUTI PER IL DISCUSSO PROGETTO DI STREET ART.

Viene quasi da pensare che fosse stato portato avanti per pura polemica visto che non ha avuto che un seguito minimale il progetto di street art dell’amministrazione, inizialmente seguito come la parte più a sinistra del Consiglio Comunale. I dibattiti all’epoca furono accesi e andavano dalla effettivamente caotica regolamentazione alla più accesa e chiassosa discussione sul fatto che l’importante era che se ne parlasse, perché l’arte in fondo deve scuotere le coscienze.

Tuttavia non c’è stato nessuno scossone a parte lo sterile confrontarsi su di un murale presso il Cippo dei sette Martiri di Camorena. Eppure la street art porta con sè un retaggio riconosciuto nel recupero delle aree più Periferiche esposte al rischio di degrado per la minore presenza di adeguati elementi dello sviluppo urbano sostenibile, come il commercio di vicinato e lo stesso arredo urbano.

Certo non sopperisce alle lacune dei servizi ma può sostituire muri e ricreare una di quelle peculiarità intorno a cui una comunità ed una generazione possa tendere a riconoscersi in mancanza di altro. E come molte forme d’arte vive a sua volta di riconoscimento e di confronto soffoca invece se il confronto viene spostato su altri piani, come è accaduto ad Orvieto, soffre se viene diffusa fuori dal proprio contesto risultando semplicemente fuori luogo invece che scuotere le coscienze.

Una occasione persa, un insuccesso di cui fare però tesoro per ripartire con quegli obiettivi, alti , che ci si era dati quando fu proposto di dare il via alla street art orvietana.

Le belle storie dell’ Impact Journalism Day

Il 16 giugno è la giornata in cui diverse testate tutto il mondo per una volta pubblicheranno delle belle storie di cambiamento in positivo della società. È l’Impact Journalism Day e rappresenta un momento di coscienza collettiva della stampa in cui il vecchio adagio del giornalisti ogni cattiva notizia e una buona notizia viene messo in secondo piano rispetto alla grandissima capacità e pervasività che a tutt’ora la stampa di diffondere anche cultura e buone pratiche positive, non solo gossip, politica, cronaca, e quella morbosità capziosa di cui alcune testate hanno fatto un bello proprio vanto. Quindi cogliamo positivamente questa giornata e diamo sostegno a questa bella iniziativa rilanciando la nostra volta come spesso abbiamo fatto qui sul blog la necessità di diffondere ciò che è positivo e che può cambiare in meglio la vita cittadina e del territorio. Buona giornata.

Lo Stato dei Comuni

Come sono cambiati i Comuni italiani in questi anni? Quali sfide sono stati chiamati ad affrontare?

Lo stato dei Comuni oggi è costituito da 8092 amministrazioni che ne rappresentano storicamente molto più dell’unità di cittadini dentro alcuni determinati confini geografici. I cambiamenti del Paese sono la sommatoria e lo specchio dei cambiamenti delle municipalità italiane. Ma a volte sono anche il contrario: sono il risultato di ciò che si decide nel nostro Paese.

Crisi economica, riforme costituzionali, vecchie e nuove popolazioni, cambi di norme, hanno attraversato i Comuni italiani lasciando, in particolare negli ultimi anni, tracce di un futuro che spesso è faticoso e complesso oltre che di storia e di partecipazione collettiva alla vita democratica.

Oggi noi siamo a Roma per fare il punto sulle maggiori criticità dei Comuni italiani, con una attenzione dedicata alle soluzioni che sono state messe in campo nel corso di questi anni, affinché, l’istituzione che rappresenta il primo punto di contatto con il cittadino, sia in grado di fornire al meglio i servizi essenziali, e lo faremo in tre incontri assieme a numerosi ospiti ed a Luigi di Maio.

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Resilienza: buone pratiche antispreco sui riscaldamenti 1/10

Resilienza: buone pratiche antispreco sui riscaldamenti

Parte 1: Scelta e manutenzione degli impianti. È la regola numero uno, sia per motivi di sicurezza sia per evitare sanzioni: un buon impianto sia per motivi di sicurezza sia per evitare sanzioni: un buon impianto ben regolato consuma e inquina meno, ma anche la scelta dell’eventuale nuovo impianto è imp…

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Earth Overshoot Day 2017

Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento della Terra: la popolazione mondiale ha già consumato tutte le risorse – frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno – disponibili per il 2017, l’anno scorso fu il giorno 8 agosto, nel 2015 invece fu il 13 agosto; siamo riusciti ad esaurirci quasi una settimana prima ogni anno.

I somari della classe siamo noi! Calcolando la sola Italia, l’Overshoot day sarebbe ad aprile dato che occorrerebbero più di due Terre e mezza se la popolazione mondiale vivesse come gli italiani.

Da adesso stiamo depredando il Pianeta, e immettendo in atmosfera una CO2 che non può essere assorbita.

A dirlo è il Global Footprint Network, secondo cui per soddisfare la domanda umana servirebbero ormai 1,7 Terre.

E intanto qui nel nostro piccolo del territorio di Orvieto e del circondario orvietano in Umbria stiamo facendo abbastanza?

Per la verità no. C’è molto impegno per la gestione del presente, per il recupero degli sprechi e per avviare al riciclo i materiali, ma per il risparmio nei consumi ed energetico si fa davvero poco. Le stesse associazioni ecologiste, ha denunciato già da tempo il gruppo ECOrvietano, troppo spesso si lasciano tentare dall’industrializzazione del ciclo dei rifiuti quando la prima e definitiva regola è RIDURRE. Ma intanto domandiamoci: come consumiamo queste risorse? Ben il 60 per cento corrisponde alla ‘richiesta di natura’ necessario per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica, lo spiega bene nel dettaglio il portavoce M5S Filippo Gallinella:

«In #Italia sprechiamo il 35 per cento dei prodotti freschi (#latticini, #carne, #pesce), il 19 per cento del #pane e il 16 per cento di #frutta e #verdura. L’impatto sulla Terra che viene generato da questo sperpero non si ferma alla produzione di anidride carbonica, perché determina anche una perdita di 1.226 milioni di m³ l’anno di acqua (pari al 2,5 per cento dell’intera portata annua del fiume Po).
Per fortuna negli ultimi tre anni, le emissioni di anidride carbonica si sono stabilizzate grazie all’avanzata della #green #economy. Ora, si tratta di invertire il trend mantenendo su di giri il motore dell’economia e facendo calare le emissioni serra. »

Il futuro se non riusciamo a prenderci cura delle nostre risorse non è per nulla roseo, neanche un po’.

 

Earth Overshoot Day 2016

Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento della Terra: la popolazione mondiale ha già consumato tutte le risorse – frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno – disponibili per il 2016, l’anno scorso fu il 13 agosto, siamo riusciti ad esaurirci quasi una settimana prima.

eod overshoot day

Di poca consolazione il fatto che non siano tutti come noi infatti calcolando la sola Italia, l’Overshoot day sarebbe ad aprile dato che occorrerebbero 2,7 Terre se la popolazione mondiale vivesse come gli italiani.

Da adesso stiamo depredando il Pianeta, e immettendo in atmosfera una CO2 che non può essere assorbita.

A dirlo è il Global Footprint Network, secondo cui per soddisfare la domanda umana servirebbero 1,6 Terre.

E intanto qui nel nostro piccolo del territorio di Orvieto e del circondario orvietano in Umbria stiamo facendo abbastanza?

Per la verità no. C’è molto impegno per la gestione del presente, per il recupero degli sprechi e per avviare al riciclo i materiali, ma per il risparmio nei consumi ed energetico si fa davvero poco. Le stesse associazioni ecologiste, ha denunciato il gruppo ECOrvietano, troppo spesso si lasciano tentare dall’industrializzazione del ciclo dei rifiuti quando la prima e definitiva regola è RIDURRE. Il futuro non è per nulla roseo, neanche un po’.

 

Earth Overshoot Day 2015

Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento della Terra: la popolazione mondiale ha già consumato tutte le risorse – frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno – disponibili per il 2015.

Da adesso stiamo depredando il Pianeta, e immettendo in atmosfera una CO2 che non può essere assorbita. A dirlo è il Global Footprint Network, secondo cui per soddisfare la domanda umana servirebbero 1,6 Terre.