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Indagine BpB. Nuove tegole per i risparmiatori di Orvieto

Non si può dire che sia un fulmine a ciel sereno l’iscrizione nel registro degli indagati del dott. Jacobini, presidente di quella Banca Popolare di Bari che sta inglobando la Cassa di risparmio di Orvieto, e dei suoi figli e collaboratori. Sull’ostacolo alle autorità di vigilanza, già emerso come ipotesi di reato in altre inchieste, c’era una necessaria cautela ma sarebbe stato ingenuo non prenderlo in considerazione come possibile fattispecie anche in ordine alla gestione dell’istituto pugliese. Quello che invece sorprende è la quantità e la gravità delle altre accuse che le cronache locali riportano così: “Una nuova inchiesta della Procura barese racconta anni di gestione irregolare, bilanci in perdita, prestiti anomali, aggravati dalla acquisizione di Tercas, la vecchia Cassa di Teramo. E sullo sfondo, una vicenda di maltrattamenti ed estorsione ai danni di un funzionario troppo solerte.”.

Lucia Vergaglia

Pertanto in previsione degli ulteriori passi relativi all’acquisizione della Cassa di Risparmio di Orvieto, la banca del nostro territorio, da parte di tale istituto attualmente sotto la lente della magistratura in diverse indagini, e considerata la gravità delle accuse e le pesanti ombre che queste gettano sulle operazioni finanziarie il Movimento 5 Stelle di Orvieto chiede di mettere in naftalina tutta l’operazione in attesa dei necessari chiarimenti. Questo a tutela dell’interesse principale della tenuta del nostro tessuto produttivo locale e del risparmio dei cittadini, elementi fondamentali per una forza politica che agisce localmente prima che sui grandi temi nazionali e che qui ad Orvieto hanno già innescato gravi perdite come quelle dei famosi titoli BpB piazzati agli investitori e crollati nel valore. Qui di seguito il commento di Lucia Vergaglia, che da subito ha seguito la vicenda interessandone il Consiglio cittadino. Continua a leggere Indagine BpB. Nuove tegole per i risparmiatori di Orvieto

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La decrescita infelice

Bardano, Orvieto, Umbria, Italia e, forse, Europa.

Questa storia la raccontiamo qui dai capannoni industriali del sobborgo di Bardano, ad Orvieto, dove si puntava a fare una nuova uscita dell’Autostrada del Sole per il transito merci; ora i capannoni se ne stanno abbandonati o con la scritta “Affittasi” in bella vista, ormai ingiallita dal troppo tempo passato.capannoni abbandonati

Simboli, questi, della crisi, ma anche della cronica incapacità di fare filiera e rete sul territorio, di istituzioni senza strategia a lungo termine, di comunità e territorio depauperati, spogliati e “delocalizzati”, simboli della nuova emigrazione e della riduzione della popolazione orma in saldo negativo da anni.

Simboli di una classe manageriale inconsapevole, figlia di una cultura in cui c’erano coperture ed interventi politici, finanziamenti che sembravano elargizioni e la logica di puntare alle emergenze per vedere l’intervento dello stato a giustificare i sindacati, salvare industrie e lavoratori e, soprattutto, di un sistema bancario che sosteneva le imprese, che permetteva scoperti a chi aveva ordinativi e fatture, ma che adesso invece ha strozzato anche le aziende sane.

I capannoni di Bardano sono svuotati della loro energia creativa, della loro capacità di produrre benessere e lavoro, adesso sono rappresentazione di un dramma per imprenditori e lavoratori, per le loro famiglie. Per il territorio sono monumenti all’impoverimento, per la comunità sono causa d’infelicità e rimpianti.

Abbiamo avuto l’occasione ed il tempo di governare la crisi con strategie di decrescita felice e metodo, abbiamo preferito far finta che tutto andasse bene ed ignorare i segnali, si è addirittura riso delle proposte del MoVimento 5 Stelle. Eccoci, oggi a tirare le somme della via che abbiamo intrapreso.

Questa è stata una decrescita infelice, qui come altrove, in questa regione come nelle altre; a Bardano, Orvieto, Umbria, Italia, Europa bisogna raccogliere i cocci ed invertire la rotta.

Qui, adesso, ovunque e per sempre.

Silvio Torre, Orvieto 5 Stelle