Archivi tag: cultura

Avanti con la Consulta sviluppo per “conoscere per deliberare”

SONO STATE MESSE A VERBALE LE PROPOSTE E GLI INTERVENTI DI APPROFONDIMENTO. FACCIAMO CONCRETAMENTE TESORO DELLA LEZIONE DI LUIGI EINAUDI. BISOGNA “CONOSCERE PER DELIBERARE”, E LO STIAMO FACENDO.

Qualche tempo fa in un una consigliera di maggioranza qui ad Orvieto sottolineava che per scrivere una mozione, cioè un atto politico che indirizza l’amministrazione verso una scelta piuttosto che un’altra, occorrevano al massimo 10 minuti. Vero è che da parte delle segreterie politiche abituate al copia-incolla od alla pratica cinquantennale di ripetere stancamente le medesime interrogazioni , ordini del giorno e proposte probabilmente è vero… per loro.

Da parte nostra c’è un serio approfondimento delle tematiche che arrivano richiamate dalla cittadinanza , dal cambio di situazione socio-economica nazionale e dall’adeguamento e dal progresso scientifico, tecnologico e soprattutto culturale. Facciamo tesoro, nel nostro piccolo, di quel conoscere per deliberare che negli anni 60 era uno dei caposaldi raccolti da Luigi Einaudi nelle sue “Prediche inutili“, così titolato, verrebbe da pensare, perché probabilmente aveva incontrato più di una mente competente come quella della consigliera di maggioranza che abbiamo appena descritto.

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Scandalo Archivio Maoloni

IN OCCASIONE DEI 140 ANNI DEL MESSAGGERO UNO SPECIALE SULLA STORIA DEL GIORNALE CON UN CAPITOLO DEDICATO A MAOLONI, GRAFICO RIVOLUZIONARIO. UN “EXTRATERRESTRE” IL CUI LASCITO GIACE DIMENTICATO AD ORVIETO.

Un extraterrestre, così ricorda Giulio Bergami de Il Messaggero l’amico Piergiorgio Maoloni il cui lascito ad Orvieto consiste in un intero archivio di grafica ed avanguardia della titolazione giornalistica. Maoloni è famoso pensate che una copia gigante dell’immagine della copertina del giornale per cui lavorava è esposta al Moma di New York.

Eppure qui ad Orvieto abbiamo lasciato letteralmente ad ammuffire quella preziosa testimonianza di un’epoca che diveniva moderna e lo faceva con lucido intelletto e volontà di stupire e lasciare il segno.

Che peccato, che vergogna.

Cambiamo la politica culturale anche ad Orvieto

UNA VERA INVERSIONE DI TENDENZA CON IL NUOVO MINISTRO DELLA CULTURA. RIUSCIRE A STARE AL PASSO È ONERE ANCHE DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI.

È nostra consuetudine parlare con rispetto anche delle amministrazioni avversarie delle quali siamo fermi antagonisti ed oppositori intellettualmente onesti , quando è il caso negli conosciamo inediti ed ammettiamo i nostri errori ma quando si deve sottolineare imperizia o cattiva volontà noi non facciamo sconti e mettiamo al primo posto l’interesse dei cittadini. È una questione di etica e fa parte della nostra cultura. A questo proposito e noto che tra le tante missioni che ha il dovere che una amministrazione comunale di portare a miglior fine quella del comparto cultura e beni culturali rappresenta la Croce e delizia del magnifico territorio di Orvieto ed un elemento riconoscibile e noto della nostra identità locale.

Siamo stati i più fermi oppositori dell’ex assessore Martino, ed altrettanto non abbiamo fatto sconti all’attuale assessore Cannistrà. Entrambe le delegate del Sindaco infatti pur essendo

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Piroetta Piave

CON UN IMPROBABILE DIETROFRONT GERMANI FIRMA UN DOCUMENTO CHE CONTRADDICE GLI IMPEGNI ASSUNTI SULLA EX CASERMA PIAVE.

Un’autentica piroetta quella di Germani che nonostante il mandato del Consiglio comunale ed il pronunciamento della Giunta che destinava l’ex caserma Piave ad accogliere il Tribunale europeo unificato dei brevetti ha deciso di rispolverare una vecchia proposta ex sindaco Concina e tentare la via di un protocollo di intesa (per loro non impegnativo) con una associazione di università statunitensi per ospitare in loco qualche corso.

Va detto a chiare lettere che questa iniziativa rappresenta un ostacolo ad ogni azione politica o volta a portare il Tribunale unificato dei brevetti ad Orvieto non solo perché la caserma non risulta sulla carta più disponibile ma perché Continua a leggere Piroetta Piave

Risposta a Barbabella sull’Unesco

UNA LETTERA APERTA DELL’EX SINDACO BARBABELLA CI CHIEDE SE ABBIAMO APPROFONDITO LA QUESTIONE UNESCO. AVENDOLA PRESENTATA IN CONSIGLIO DOVEROSAMENTE RISPONDIAMO.

Abbiamo letto sulla stampa della richiesta formulata attraverso una lettera aperta scritta di pugno dall’ex sindaco Barbabella che chiama in causa i gruppi consiliari e rispondiamo la medesima massima trasparenza che abbiamo dimostrato portando prima in commissione e poi in consiglio comunale la questione per un dibattito, un approfondimento degli atti ed una approvazione pubblica.

L’ex sindaco solleva la questione del comitato promotore i cui specifici punti di accordo individuano chi avrebbe fatto i progetti e chi è autore e quindi titolare e responsabile dei segni distintivi utilizzati per veicolare il progetto e rendersi riconoscibili come appunto promotori. Oltre a questo chiede, a nostro avviso giustamente, se da parte dei gruppi consiliari sì e proceduto ad una analisi sia della documentazione in itinere che valutazione degli interessi per i cittadini ed il territorio.

Qui di seguito la risposta di Lucia Vergaglia

Si firma “cittadino orvietano” l’ex sindaco del nostro comune ed ex presidente della società risorse per Orvieto. Le sue domande sono semplici e forse un po’ maliziosa per cercare di ottenere un endorsement nei confronti di un progetto i cui profili non sono stati ancora ben compresi anche da operatori esperti come lo stesso Barbabella. Le domande relative al comitato promotore ed agli interessi particolari che possono emergere dall’utilizzo dei segni distintivi di cui è autore lo stesso proponente del progetto ad esempio potrebbero ingenerare un sospetto di possibile privatizzazione del Monte Peglia come lo stesso ex sindaco scrive nella sua lettera aperta. L’unesco è però un ente delle Nazioni Unite ed i rigidi protocolli che utilizza sono estremamente specifici sul fatto che nel momento in cui vengono istituite le riserve , come è recentemente avvenuto proprio per il Monte Peglia, la sovranità non viene ceduta e resta dello Stato con le sue varie diramazioni come per esempio i comuni. Sovranità è una parola che a noi è molto cara ed è nella descrizione degli iter del processo per la creazione delle riserve dove si usa la locuzione “giurisdizione sovrana dello stato di appartenenza”. Inoltre vorrei far presente che la fase nella quale il comitato promotore si relaziona per ottenere il riconoscimento e ormai, da un mese, superata con successo e si deve aprire ora la fase della governance che ho già chiesto di avviare anche pubblicamente ed alla quale auspichiamo la più ampia partecipazione possibile.

Proprio sul tema della governance ho inteso già il mese scorso riporta che l’attenzione alla centralità di Orvieto che è dotata di tutti quei servizi a partire dallo stesso palazzo dei congressi e quelle professionalità che hanno come punti cardinali il nostro centro studi e l’alta scuola e che quindi può contribuire praticamente ed efficacemente a soddisfare la mission che il programma 2015-2025 della Mab Unesco e che riassumendo sono sviluppare e rinforzare i modelli di gruppo sostenibile, condividere a livello internazionale le esperienze fatte e le conoscenze acquisite, sostenere le strategie e le politiche di qualità legate allo sviluppo sostenibile ed infine incontrare ed aiutare gli altri stati a favorire la biodiversità come da noi individuata per mitigare gli effetti o contribuire al contenimento del riscaldamento globale. Insomma si tratta di attività di ricerca e studio, di formazione, di simposi e Congressi che potrebbero avere impatti più che positivi sul nostro territorio qualora fossimo capaci di fare sistema e non impelagarci in lotte intestine. Ricapitolando le risposte all’articolato insieme di quesiti proposti dall’ex presidente di risorse per Orvieto sono semplici: il comitato promotore ha già ottenuto il risultato del riconoscimento della riserva ora c’è bisogno della governance che sarà ovviamente un processo differente. Gli atti sono stati presentati e Messi a disposizione grazie a noi pubblicamente e pertanto rivendichiamo la massima trasparenza e naturalmente anche la valutazione dell’opportunità di far parte di questo progetto per i numerosi motivi che ho appena elencato. Le norme attuali e gli stessi protocolli della UNESCO inoltre impediscono ogni forma di privatizzazione e chiariscono che le aree in questione restano sotto la sovranità dello Stato italiano.

Iter

Il dossier di candidatura è elaborato sulla base del format “Biosphere Reserves Nomination Form”; previo avvio di un gruppo di lavoro che argomenti e contestualizzi i sette criteri definiti nel Quadro Statutario e che individui correttamente le parti della Riserva da destinare alle tre funzioni e le relative zonazioni. E’ necessario che il processo di candidatura sia condiviso da tutti gli stakeholder istituzionali e non del sito proposto.

Le candidature vanno trasmesse da chiunque abbia interesse (Istituzioni, Enti, Amministrazioni pubbliche, associazioni ed altri soggetti) al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che avvia il procedimento ed attiva il Comitato Tecnico Nazionale MAB, al quale partecipa come invitato permanente la CNIU. Al termine dell’istruttoria, in caso di parere positivo, il dossier di candidatura viene inviato alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UNESCO per la trasmissione ufficiale ai Segretariati UNESCO competenti entro il 30 settembre di ogni anno.

Il Consiglio MaB, International Co-ordinating Council of the Man and the Biosphere Programme (ICC), tra il maggio e il luglio dell’anno seguente, sulla base della valutazione fornita dal Comitato Consultivo Internazionale, International Advisory Committee for Biosphere Reserves- IACBR, designa il sito proposto quale Riserva della Biosfera oppure stabilisce il differimento o la bocciatura della candidatura. Le Riserve, pur rimanendo sotto la giurisdizione sovrana dello Stato di appartenenza, fanno parte della Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera, in cui la partecipazione è facoltativa e volontaria e la mission per il periodo 2015-2025 consiste nel:

  • sviluppare e rinforzare modelli di sviluppo sostenibile nella Rete mondiale delle Riserve della Biosfera
  • condividere le esperienze fatte e le conoscenze acquisite al fine di facilitare la diffusione e l’applicazione mondiale di questi modelli
  • sostenere la gestione, le strategie e le politiche di qualità relative allo sviluppo sostenibile e alla pianificazione
  • aiutare gli Stati membri e le parti interessate a soddisfare gli obiettivi di sviluppo sostenibile il più rapidamente possibile grazie alle esperienze condivise dalla Rete mondiale delle Riserve della Biosfera, sperimentando politiche, tecnologie ed innovazioni che favoriscano la gestione sostenibile della biodiversità e delle risorse naturali e la riduzione e l’adattamento ai cambiamenti climatici

Note sul “cittadino Barbabella”
consigliere comunale e assessore dal 1975 al 1980, poi Sindaco di Orvieto dal 1980 al 1989; consigliere provinciale di Terni dal 1990 al 1995; di nuovo consigliere comunale di Orvieto dal 1999 ad oggi con funzione di capogruppo; Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto (CSCO) dalla fondazione fino al 2004; Presidente di RPO Spa dal 2004 al 2007.

Folk negato a Francesco Guccini

OGGI IL COMUNE PROPONE IL FOLK FESTIVAL COME MANIFESTAZIONE CULTURALE DIFFUSA ATTRAVERSO LA “TEMA” RICALCANDO LA NOSTRA PROPOSTA DEL 2014, CHE PERÒ RESPINSERO SONORAMENTE

Abbiamo perso anni e nel frattempo altri competitori si sono fatti spazio e ci hanno letteralmente surclassati, su tutti vale l’esempio di Civita di Bagnoregio.

Adesso si tenta gli insegnamenti dell’ultimo giro prima delle elezioni ed ecco che il Folk Festival assume l’aspetto culturale a 360° che avevamo proposto a nostra volta quando presenta Vamo l’idea forte della cittadinanza onoraria a Francesco Guccini indiscusso punto di riferimento di questo genere e studioso delle tradizioni popolari. Anche il voler essere positivi a tutti i costi ed il nostro ormai consueto virgolettato “L’importante è che si faccia” assume nei giorni dedicati a questa manifestazione più un valore formale che sostanziale perché questo è uno di quei momenti in cui ci brucia di rabbia quello che è successo in quegli anni per la pura volontà politica di dire No al Movimento 5 Stelle. Qui di seguito il resoconto di cosa abbiamo dovuto dire al maestro Guccini quando lo abbiamo incontrato.

Correva il 2014. Il sostegno compatto della stampa, la sorpresa e la gioia dei cittadini più giovani e le posizioni ovvie dei più provinciali «che c’azzecca Guccini co’ Orvieto?» hanno accompagnato un tentativo, una proposta del M5S di offrire le chiavi della città del Folk Festival all’uomo, all’autore che incarna il Folk italiano. Un tentativo respinto in modo compatto da tutte le forze politiche, di maggioranza ed opposizione. Abbiamo perso tutti, non ci ha guadagnato nessuno e la cultura cittadina continua a cristallizzarsi in un immobilismo privo di stimoli e proposte nuove. Come preannunciato avremmo chiuso questa vicenda informando di persona l’autore e riportando le sue parole, il suo pensiero. Ne abbiamo appena avuto occasione e sarà per molti una doccia fredda, speriamo che possa essere anche una benefica sveglia.

Qui il racconto di quest’incontro, breve ed incredibile.

Francesco Guccini presentava il suo ultimo libro un una piovosa Viterbo, a pochi chilometri da noi.

Come sempre quando c’è Guccini il luogo giusto dell’evento è facile da individuare, basta seguire la folla. Noi non eravamo li per la presentazione ma per il breve appuntamento che l’artista ci aveva dato dietro le quinte del palco, separati dal pubblico solo dal sipario. Pochi minuti per parlare della proposta per la sua cittadinanza onoraria presentata dal MoVimento 5 Stelle e respinta dalle forze politiche di tutti gli schieramenti.

L’incredulità sul suo volto, mentre sottovoce snocciolava i nomi dei comuni che invece hanno voluto attribuirla, il dolore nel ricordare origini orvietane del vecchio manager, il fastidio nel sentire che dal Pd è arrivata la bocciatura. No non ha fatto spallucce, come noi Francesco Guccini si è sentito colpito. Sorpreso e colpito. Ha chiesto semplicemente «Ma perché no?» Come potevamo parlare delle patetiche scuse dal Pd di un regolamento in lavorazione, un regolamento che a distanza di tanti mesi non solo non ha avuto luce, ma evidentemente era solo la facciata dietro cui si sono voluti nascondere dalla maggioranza, un regolamento per il quale in tutto questo tempo nessun atto è stato mai presentato. Non potevamo ed abbiamo risposto che pensavamo fossero solo motivi politici, avversi al presentatore della proposta.

«Questa è l’Italia, la cultura è in ostaggio e quando si può fare qualcosa c’è sempre il bilancino degli interessi delle parti e questo fa malissimo al nostro paese. Un riconoscimento come questo avrebbe portato attenzione e fari, gli scrittori ne avrebbero scritto, gli autori fatto canzoni già solo per il fatto che avevate riconosciuto l’opera di Francesco»

Questo il tenore di commenti che intanto facevano attorno a noi i volontari di Caffeina Cultura, una manifestazione Culturale con la C maiuscola che, purtroppo, Orvieto neanche se la sogna, troppo impegnata a guardarsi l’ombelico ed a mantenere quell’appeal di città alta e strana che all’epoca del grand tour aveva un senso ma che oggi suona soltanto di vecchiume e noia ripetitiva, come quelle signore radical chic troppo in là con gli anni.

Spiace dirlo ma dai tempi di Giorgio Scerbanenco nessuno scrive più storie importanti ambientate nella nostra città, dai tempi di Nino Manfredi il cinema ci evita, passa per caso giusto qualche episodio di una breve fiction. Ci difendiamo con la musica, Jazz e Folk, ma l’Amministrazione in questo non ha meriti e la politica, pigra e lassista, ha perso l’ennesima occasione rinunciando ad accogliere il più importante FolkMan d’Europa tra i suoi concittadini.

Alla fine per l’artista si alza un ennesimo sipario di molti ancora che verranno, noi ci ritiriamo come dei fans, con il suo autografo, ma non su un disco, sullo “strillone” del giornale che raccontava quanta superbia inutile possa aver peccato chi, soprattutto di sinistra, siede in Consiglio.

Il Bookcrossing riparte a settembre

PER RISPETTO DELLA CRISI AZIENDALE DELLA LIBRERIA DEI SETTE E SOLIDARIETÀ CON I LAVORATORI IL NOSTRO BOOKCROSSING CIVICO SI FERMA FINO A SETTEMBRE.

Se potete andate al giardino di carta ed immergetevi nel mondo dei libri fregandovene di quelli che dicono che tanto hanno già chiuso altri e che quindi anche questo, che in fondo è un negozio come un altro, non merita che i cittadini Se ne interessino. Noi vi invitiamo a farlo invece proprio come atto politico. Thomas Mann è presente sul nostro blog Orvieto 5 stelle. Com con una sua frase che ripetiamo spesso E che vuol dire che tutto è politica Quindi anche come Scegliete i libri che leggerete, se dal catalogo di Amazon Oppure sfogliandoli e comprandoli in libreria. In un ambiente che stimola proprio il contatto con gli autori e con i contenuti culturali e di fantasia che la parola scritta , custodita e racchiusa in un libro ha il potere quasi magico di evocare come immagini nella mente di chi legge.

Normalmente noi mettiamo a disposizione a via Felice Cavallotti in bookcrossing, cioè in libera distribuzion,e molti volumi per esortare alla lettura e per stimolare il senso di permanenza della parola scritta, cosa che i social ed anche queste parole che state leggendo invece non hanno essendo effimeri momenti non custoditi ma visualizzati sugli schermi che domani staranno visualizzando tutt’altro. Come Movimento 5 Stelle abbiamo fatto sempre un vanto di essere presente in rete, nati in rete e di usare la rete per condividere decisioni. Altrettanto Però noi abbiamo un grandissimo rispetto per la scrittura nella sua forma permanente ed immutabile nel tempo visto che sia per intrattenimento o che sia stata Vergata per lasciare una traccia storica o permettere un approfondimento culturale.

Quindi per questo mese e per il prossimo niente bookcrossing e massima solidarietà , e presenza anche fisica per testimoniare quanto sia importante un certo modo di intendere la relazione tra commercio, cittadini e sviluppo delle comunità.

Fate come Lucia vergaglia e andate alla libreria dei sette

Istituzioni culturali a misura di bambini

UNA CITTÀ A MISURA DEI BAMBINI? COMINCIAMO DALLE ISTITUZIONI CULTURALI.

Il nostro sistema museale è adatto ai più piccoli? È stato immaginato perché sia compreso da chi non conosce la lingua italiana o addirittura non sa leggere? Almeno in parte?
L’apprendimento veloce, l’interattività, la possibilità di fare laboratori e incontri di gruppo con guida ed esperti fanno parte della bagaglio operativo, del kit di funzionamento, dei moderni sistemi museali che non sono più pensati per poter vedere qualcosa di bello non altrimenti disponibile come succedeva nell’800 come le stampe a colori le riproduzioni mancavano ma invece dovrebbero servire dal punto di vista divulgativo per immettersi attraverso proprio il nostro sistema museale in una esperienza se non puoi ripetere attraverso uno smartphone oppure un tablet, dal punto di vista educativo per far venire voglia di conoscere ed approfondire determinate materie e determinate opere ed autori, infine dal punto di vista culturale dovrebbe permettere attraverso linguaggi internazionali o linguaggi ponte l’approfondimento (oppure attraverso sostegni tecnologici che possono essere “evocati” attraverso codici QR o l’utilizzo di lavagne interattive, chioschi o totem digitali) appunto per i cultori della materia facendo attenzione a non seminarli a caso ma legandoli ad un percorso ed un progetto facendo Continua a leggere Istituzioni culturali a misura di bambini

UNESCO E DINTORNI

CANDIDARE IL DUOMO A PATRIMONIO UNESCO? VA BENE MA DITECI A FRONTE DI QUALE COSTO E PER QUALE RITORNO?

Un recente studio di PricewaterhouseCoopers (PwC) su “Il valore dell’arte”, citando come esempio il forse non molto noto indice Rac – una misura del ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco – che vede gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, vantare un ritorno commerciale di 16 volte quello italiano, mentre i numeri di Francia e Regno unito si assestano tra 4 e 7 volte quelli italiani.

Per capirci bene il fatto è che i siti Unesco del nostro Paese godono di uno scarso ritorno commerciale.
Forse perché grande contribuente dell’Unesco in generale, l’Italia non compare tra i finanziatori volontari dello specifico fondo World Heritage dell’organismo della Nazioni Unite (ci sono Francia e Germania). Il nostro Paese ha ridotto anche i contributi obbligatori a 122mila euro annui (non ancora versati al 30 giugno 2016). Quattro anni fa erano 163mila. Il Giappone ne versa 316mila, l’ Inghilterra appena più di noi, la Cina, che ci tallona per numero di siti (50), paga il doppio della Penisola.

Oppure il problema è che i sistemi culturali, museali e dell’accoglienza turistica non lavorano assieme in sinergia come accade invece in altri Stati? Sta di fatto che Sgarbi, in una sua recente polemica, coglie esattamente un punto che a noi sta molto a cuore e cioè quello che non esistono bacchette magiche e non basta fregiarsi di un logo attorno al quale poi fa ruotare una serie di iniziative ma piuttosto bisogna lavorare se un sistema complessivo che comprenda ed abbia al centro punti di riferimento come il Duomo di Orvieto e la tua magnifica facciata come annunciato ad esempio proprio dall’Opera del Duomo ma che non si limiti a quello. Ben venga quindi ogni iniziativa di inserimento nella World Heritage Unesco ma non dobbiamo credere affatto che questo rappresenti una capacità di incremento sostanziale come accade invece in altre nazioni che hanno un patrimonio molto minore del nostro e quindi meno alternative tra cui scegliere.

Quanto al conflitto che si potrebbe innescare tra siti UNESCO con il confronto artificiale che si cerca di creare tra le nostre risorse monumentali ed il progetto di valorizzazione della biodiversità del Monte Peglia , che la nostra portavoce Lucia Vergaglia ha presentato in Consiglio comunale, Ebbene a nostro avviso non esiste anche perché attrae i tipi di turismo diversi essendo da un lato una risorsa naturalistica e dall’altro una risorsa patrimonio storico-artistico. Anzi piuttosto l’uno aggiunge valore all’altro creando un Unicum ad Orvieto che abbia caratteristiche che possono rispondere ai diversi turismi e quindi possa permettere immaginare futuri investimenti nell’accoglienza a 360° non limitandosi ad un singolo tipo di turismo soprattutto non limitandosi al mordi e fuggi nella visitatore del Monumento importante.

Infine deve essere ben chiaro a tutti che le Tentative Lists of States Parties del patrimonio UNESCO possono durare anche 10 anni e che la cosa non è assolutamente priva di costi e di impegno facilmente calcolabile. In effetti anche volendo limitarsi alle spese minime possibili il punto di pareggio nel caso di attese in una lista molto lunga rappresenta comunque un investimento di medio lungo periodo e non una soluzione dei problemi concreti ed attuali.

Comunque è una delle iniziative da prendere in considerazione per l’amministrazione che verrà nel 2019. Ma sarà da affrontare seriamente con gli operatori privati che insistono sul territorio potrebbe essere quella di valutare se candidare all’Unesco l’intero centro storico a fronte di una analisi non campata in aria o basata su serie storiche e dati antecedenti il turismo dei Tripadvisor e dei social.

Ps

Va comunque detto grazie a Sgarbi.