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Dissesto idrogeologico: le strade di Orvieto scivolano.

COME APPARE IN QUESTA FOTO DI VIA CHIANI IN MOLTE ZONE DI ORVIETO RUPE, SFERRACAVALLO, CICONIA E DEL CIRCONDARIO ASSISTIAMO A QUELLO CHE SEMBRA E PROBABILMENTE È IL LENTO SCIVOLAMENTO VERSO VALLE.

Che la città di Orvieto e la sua rupe necessitino di un continuo monitoraggio è una cosa ben nota a tutti i cittadini. Che vi sia una tendenza a minimizzare ad aspettare che il problema diventi macroscopico è una attitudine purtroppo di tanti dei nostri politici.

In questa zona ad esempio non vi sono problemi macroscopici. Un osservatore superficiale potrebbe immaginare che l’asfalto crepato sia semplicemente troppo cotto dal sole e necessiti soltanto di una toppa mentre invece potrebbe immaginare che quel muretto di tufo che accompagna la discesa verso il pacco sottostante abbia subito un qualche urto per essere inclinato verso l’esterno. La realtà a noi sembra essere un’altra. La peculiare geologia del territorio che vede la Rupe tufacea come centro all’interno di una area argillosa si presta a quel fenomeno di lento scivolamento dei suoli e di ciò che vi si ancora, un fenomeno che ha diversi nomi (creeping soil, downhill creep oppure frana lenta a cinematica intermittente, reptazione) e che va gestito.

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Scarsa manutenzione e Rischio vipere

Orvieto, anno 2015,

In questa caldissima estate da tutto il territorio orvietano arrivano proteste e segnalazioni relative alla scarsa manutenzione ed all’erba alta. Interrogazioni specifiche di tutte le parti politiche chiedono come sia possibile l’abbandono di parchi, bordi stradali, aree verdi. Tantissime le petizioni dei cittadini e gli interventi delle associazioni riportati dalla stampa locale.

Troppi per non dover trarre la conclusione che l’intero comparto manutentivo si sia un po’ adagiato.

A nostro avviso la questione proprio in questi giorni ci espone a rischi che sarebbe meglio evitare; l’erba alta e la scarsa manutenzione da un lato favoriscono e non impediscono la presenza dei rettili velenosi, le vipere, dall’altro nascondono alla vista il pericoloso animale creando implicitamente una insidia per i cittadini, in particolare i minori che stanno rientrando dalle vacanze e non riprenderanno la scuola per altre settimane e comunque non a pieno regime fino a fine mese di settembre.

Nel 2015 il veleno di vipera si combatte sotto controllo medico e negli ospedali attrezzati. Qui ci sorge un grave dubbio dopo il caso, pazzesco, della bambina di 18 mesi morsa due settimane fa nel ternano e palleggiata tra ambulanza e reparti dell’ospedale prima di rendersi conto che il siero antiofidico, il cosiddetto siero antivipera, non si trovava in tutta la regione (regione dove manca del tutto una terapia intensiva pediatrica, ricordiamolo) e che a giustificazione di ciò c’era la potenziale allergenicità del siero stesso. A questo punto la piccola ha dovuto resistere fino al centro antiveleni del Bambin Gesù a Roma dove le è stato somministrato il siero e la piccola si è ripresa, senza segni di allergia.

pericolo vipereChiediamo quindi oggi come il Sindaco, quale ufficiale di Governo responsabile della salute pubblica, abbia intenzione di affrontare la situazione attuale. Se si voglia ripristinare lo stato di manutenzione ordinaria delle aree versi, strade (e relativi bordi) e parchi, se il personale è stato sottoposto ad accertamenti allergenici specifici, e se vi siano adesso dosi dell’antitossina nelle nostre disponibilità. Limitiamo a questo la nostra interrogazione a causa dei limiti dello strumento ma ci chiediamo se il siero antivipera ad uso veterinario sia disponibile, i cani da tartufo, ad esempio, sono a volte vittime di questi incidenti.

«Oggi, fuori di allarmismo, parliamo di vipere e cerchiamo di capire come sia possibile evitare problemi alla popolazione. Mutuando la legge in materia di rischi sul lavoro potremmo dire di evitare se è possibile, prevenire, proteggersi e proteggere e prepararsi a mitigare i danni. Evitare le aree verdi può essere una soluzione, certo, ma  a parte la limitazione alla libertà pare che l’assenza del contatto con la natura contribuisca allo sviluppo di mali quali l’asma, che miete molte più vittime delle vipere, in un sistema complesso come quello della gestione di una città non è certo questa la soluzione. Prevenire lo è. La manutenzione delle aree verdi, fatta da personale che non sia esposto a rischi ulteriori in caso di morsi, è certamente le prima linea di prevenzione. Poi seguono la protezione dal pericolo dei singoli individui attraverso strumenti (abiti e calzature) e comportamenti adeguati all’ambiente, di questo ne è investita la scuola ed il comune stesso, che operano informando, formando ed educando direttamente, delegando od assieme ad altri enti. Infine, ed anche questo investe la dimensione di un Comune esteso come il nostro, punto di riferimento del territorio, c’è la mitigazione del danno ovvero la capacità di affrontare con risorse mediche e servizi d’intervento eventuali avvelenamenti. Un caso come quello di Monteforte ha trovato a impreparata l’intera comunità regionale, oggi ci chiediamo se sia stato di lezione e come vogliamo comportarci qui nell’orvietano oltre il ridicolo e vano rifugiarsi nella superstizione facendo gli scongiuri e chiamando “gufo” chi pone i problemi. Il nostro, in Comune come nelle tante sedi istituzionali, è un lavoro serio, facciamolo bene.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

Segue il testo dell’interrogazione: Continua a leggere Scarsa manutenzione e Rischio vipere

Ripristinare la Fontana di San Zero

Intorno alla rupe tufacea su cui Orvieto ha il suo centro storico si snodano camminamenti e strade carrabili che convergono alle porte principali della città attraversando, come in un viaggio nel tempo, le diverse epoche in cui l’urbe si è sviluppata e le tante tracce che hanno lasciato ormai integrate nel corpo vivo del nostro territorio. Alcuni sono monumenti noti, altri non sono segnalati e sono meno noti, avvolti dagli arbusti e ricordati solo dai cittadini più anziani o quelli che per scelta o per ventura vivono li nei pressi.

Scendendo dalla fortezza Albornoz ed attraversando la porta soliana rivolta all’alba si raggiunge l’anello della rupe, tratto stradale di valenza storico-turistica su cui il Comune ha nel tempo investito tanto e sulla manutenzione del quale abbiamo avuto diversi confronti a distanza con il direttore del PAAO Bizzarri, da qui poi parte la via della Fontana di San Zero, ennesimo gioiellino orvietano in stato di completo abbandono, non segnalata neanche da un misero cartello, non inserita nei percorsi da valorizzare che tanti enti, a lungo foraggiati con fondi pubblici, avrebbero nella loro responsabilità di fare in concorrenza con il Comune.

cartolina fontana di san zeroOra quest’area “potrebbe” ricadere nel nuovo contratto di collaborazione ed amministrazione condivisa tra Comune ed enti afferenti (Da poco attivato sui sentieri “Sasso Tagliato” in direzione Sugano e “Selciata dei Cappucini” che porta alle tombe etrusche di Porano).

Uno stato di confusione che non agevola i cittadini nel fare segnalazioni ed osservazioni alla pubblica amministrazione che non capiscono bene a chi tocchi fare le cose ed a chi rivolgersi. Non vorremmo infatti che si torni al fenomeno burocratico del rimpallo di competenze, sarebbe proprio il contrario di quello che ci serve.

Quindi pubblicamente denunciamo l’incuria a San Zero, il non aver considerato il bene degno di una targa, un riconoscimento, una valorizzazione o una qualunque indicazione in questi anni e nel chiedere più attenzione per quella strada. Ma non ci fermiamo qui.

Noi pensiamo infatti che l’amministrazione condivisa tra cittadini e Comune possa funzionare molto bene e permettere oltre alla valorizzazione dei tanti beni, spesso sottovalutati o dimenticati,  del nostro territorio anche una concreta partecipazione dei cittadini. Questo a patto che siano informati, invitati a far parte di questo processo.

Per chiarire la vicenda e contemporaneamente valorizzare la Fontana di San Zero il M5S Orvietano ha depositato un’interrogazione a firma Vergaglia destinata a Giuseppe Germani. Abbiamo chiesto al Sindaco di riferire sul funzionamento concreto di questi accordi di amministrazione condivisa dei quali, la Fontana di San Zero, potrebbe essere il banco di prova.

Il Belvedere a pezzi

Sulla strada statale Umbro Casentinese c’è il “Belvedere” che è tanto costato alle tasce degli orvietani.

Chi c’è stato sa che sta cadendo letteralmente a pezzi. Non è una banale questione di decoro urbano resa pomposa notizia in mancanza d’altro, non è l’erba d’estate che cresce rapida od un palo dell’illuminazione danneggiato dai lavori di manutenzione stradale.

collage belvedereNossignori, ci sono crepe nella pavimentazione e nella struttura, distacchi del terreno dai manufatti e tutti quei segnali premonitori di gravi problemi strutturali e rischi per il bene e, speriamo di no, per la cittadinanza ed i visitatori.
Il M5S di Orvieto doverosamente segnala il problema all’autorità il problema ed interroga sindaco ed assessore competente sulle responsabilità e sulle azioni per rendere nuovamente fruibile e proficuo il Belvedere.

interrogazione belvedere
Qui di seguito il testo dell’interrogazione: Continua a leggere Il Belvedere a pezzi