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Evviva la Repubblica

– FESTA DELLA REPUBBLICA –

Il 2 di giugno del 1946 ebbe fine quel Regno d’Italia nato solo 85 anni prima con gli atti finali di un lungo periodo di moti ed insurrezioni, di guerre e di annessioni degli stati esistenti nelle varie regioni italiane. Quel regno breve nacque dopo un processo durato moltissimo, invocato centinaia d’anni prima da Dante e che in realtà si attendeva letteralmente dalla caduta dell’Impero Romano d’occidente, tuttavia venne spazzato via dal voto dei cittadini che scelsero che la forma istituzionale dello Stato fosse non più monarchica per diritto dinastico ma una repubblica dove il popolo stesso si desse una Costituzione ed esprimesse rappresentanti e governanti. Era ora.

Quello fu un giorno storico, memorabile, ed oggi lo celebriamo, tutti.

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Pietà per la nazione

Lettura voce di Dale Zaccaria – commistione sonora con intervista a Pier Paolo Pasolini ” consumismo e nuovo fascismo” –

“Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive.
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi,
i cui saggi sono messi a tacere.
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura.
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria,
nessun’altra cultura se non la propria.
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena.
Pietà per la nazione — oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via.
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!”

Lawrence Ferlinghetti

Il Pil di Kennedy

Ne è passato di tempo ma ancora non recepito questa straordinaria sintesi che fa il rappresentante di un paese che ha per proprio faro proprio il mercato, in quel luogo, gli USA, questo discorso però non è per nulla rivoluzionario.

Strano a dirsi ma in Italia questo si che è un discorso rivoluzionario eppure dovrebbe essere l’abc della corretta politica, dell’interesse comune, una delle prime lezioni di educazione civica o storia contemporanea.

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

robert-kennedyNon possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.

(Robert Kennedy)