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Vergaglia (Orvieto, Umbria). Festa del lavoro 2019

LUCIA VERGAGLIA: 《LASCIO UN COMUNE CHE PUÒ FESTEGGIARE IL #1MAGGIO SENZA DOVER ABBASSARE LO SGUARDO.》

La condizione economica nazionale è ancora quella che è, il comparto industriale di quella che fu la seconda manifattura d’Europa e la quarta potenza mondiale vive di luce riflessa, ma nel comune di Orvieto dalla posizione scomodissima di consigliere di opposizione compresso tra ex maggioranza, maggioranza e non sostenuta, come si è visto in questi giorni, dalla mia stessa forza politica ho provato a lasciare qualche traccia positiva sulle vie da intraprendere e certamente , negli atti di un comune che non può creare il lavoro dal nulla, ciò che in linea di principio mancava.

Per cominciare il comune è uscito dal pre dissesto per cui potrà rinnovare il personale. L’uscita dalle predissesto emerito sicuramente degli amministratori e non di noi consiglieri di opposizione Se non fosse per alcuni particolari tra cui il mio secondo atto nella prima seduta del 2014 orientato ad uscire dagli affitti d’oro. Qualcosa di più di una goccia che ha permesso di sgombrare il campo da alcune spese fisse e poter Quindi con certa che le forze per la uscita dal pre dissesto.

L’idea, bocciata dal PD capitanato da taddei, di trasformare il distretto locale di Fontanelle di Bardano in un vero e proprio Cluster industriale recuperando da un lato il personale esperto del tessile orvietano che supera le 300 maestranze e dall’altro coinvolgendo gli esperti di tecnologia che insistono sullo stesso territorio per affrontare la sfida del lavoro e dello sviluppo economico forti di una caratteristica esclusiva che solo noi possiamo vantare cioè quella di essere Nel centro Esatto d’Italia. Quella del Cluster del made in Italy orientato alle tecnologie indossabili in stile italiano è una idea tutt’altro che sepolta. Il segnale, la pietra miliare, che individua il centro Esatto d’Italia in via della innovazione portata avanti da alcuni illustri privati non sono che un piccolo esempio di quello che si potrebbe fare.

Così come un’altra fonte di indotto formidabile sarebbe quella di portare all’interno della ex caserma Piave un ente pubblico rilevante come abbiamo proposto con il Tribunale europeo unificato dei brevetti che è in uscita da Londra e deve entrare nell’Europa continentale. Si tratterebbe di una fonte di indotto formidabile e di una quantità assunzioni dirette imponenti.

L’anno scorso infine ho avuto la possibilità di essere protagonista del rivoluzionario cambio dello Statuto comunale che hai inserito nei propri principi la massima occupazione ed il lavoro di qualità. Ho affiancato a questo una serie di atti che hanno avviato tutte quelle modifiche regolamentari per adeguare la autonomia del nostro comune a poter intercettare tutte quelle iniziative di politiche attive per il lavoro che prima ci erano precluse. La stessa scelta di vendere Orvieto città per la Costituzione ci pone nel dovere di far rispettare l’articolo uno di questa nostra principale e primaria fonte di diritto, che recita che la nostra è una repubblica fondata sul lavoro.

Questo non si traduce automaticamente in posti di lavoro ma è il contrario di quello che hanno fatto altri e cioè di mettere la testa sotto la sabbia e dire che il problema non è del proprio comune della rappresentanza territoriale di questa o quella forza politica, incluso la mia, è che “Piove governo ladro” i problemi ce le devono venire a risolvere da Roma o da Perugia. Invece abbiamo cercato di essere protagonisti essere in prima linea.

Quindi buona festa del lavoro e dei lavoratori, noi usciamo a testa alta, io esco a testa alta , e le possibilità di migliorare le cose personalmente ne vedo e sono convinta che siano alla portata.

Lucia Vergaglia

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Ricordando cosa vuol dire “lavoro”

Discorso di Adriano Olivetti alle maestranze della società

Ivrea, 24 dicembre 1955

Fin dal tempo che studiavo al Politecnico di Torino i mattoni rossi della fabbrica (di Ivrea) mi incutevano un timore e avevo paura del giudizio degli uomini che passavano lunghe ore alle macchine quando io invece disponevo liberamente del mio tempo. Ora che ho lavorato anch’io con voi tanti anni, non posso lo stesso dimenticare e accettare le differenze sociali che come una situazione da riscattare, una pesante responsabilità densa di doveri.
Talvolta, quando sosto brevemente la sera e dai miei uffici vedo le finestre illuminate degli operai che fanno il doppio turno alle tornerie automatiche, mi vien voglia di sostare, di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza a quei lavoratori attaccati a quelle macchine che io conosco da tanti anni, quando nei primi tempi della mia carriera si discuteva con l’ing. Camillo se era meglio farle venire da Providence negli Stati Uniti o da Stuttgart in Germania.
[…]
Anche oggi, nelle grandi decisioni della fabbrica, siamo costretti a ricorrere alla sua memoria, al suo insegnamento, alla sua saggezza perché in ognuno di noi è fatale una domanda inquietante, un imperativo della coscienza: che cosa avrebbe suggerito in queste circostanze l’ing. Camillo?
Tutta la mia vita e la mia opera testimoniano anche – io lo spero – la fedeltà a un ammonimento severo che mio padre quando incominciai il mio lavoro ebbe a farmi:

“ricordati – mi disse – che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna; perciò ti affido una consegna: tu devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano da subire il tragico peso dell’ozio forzato, della miseria avvilente che si accompagna alla perdita del lavoro”.

LavoroE il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva e non giovi a un nobile scopo. L’uomo primitivo era nudo sulla terra, tra i sassi, le foreste e gli acquitrini, senza utensili, senza macchine. Il lavoro solo ha trasformato il mondo e siamo alla vigilia di una trasformazione definitiva. Continua a leggere Ricordando cosa vuol dire “lavoro”