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Rilanciare la produzione

INSEDIAMENTI PRODUTTIVI LASCIATI PRIVI DI PROGETTI E PROSPETTIVE. NESSUN PIANO INDUSTRIALE, TANTI FALLIMENTI ED UN DECLINO DA SCONGIURARE.

Le aree che erano state indicate come possibile sviluppo industriale del territorio orvietano stanno subendo un declino pluriennale ed ormai siamo stanchi di fare il conto delle realtà un tempo formidabili se non addirittura considerate delle eccellenze nel panorama produttivo che poi per un motivo o per un altro sono state lasciate spegnersi nella colpevole inerzia degli assessori allo sviluppo economico del territorio.
L’industria rappresenta non solo un’occasione di riscatto sociale e di affrancamento dalla fonte primaria che è l’agricoltura, ma rappresenta anche un elemento di collegamento essenziale nei territori tra il primario ed il terziario che nel nostro caso ha anch’esso una valenza formidabile, quella del turismo.
E quindi fondamentale che venga mantenuto un minimo equilibrio tra questi comparti e vengano proposte dalla politica delle vie in cui la libera iniziativa possa esprimersi al meglio senza poi ritrovarsi messa all’angolo da sistemi regolatori che nei momenti di crisi invece che essere scudo e tutela diventano zavorra e ceppi.
Abbiamo già misurato i limiti in questo senso per le strategie affrontate nel corso degli anni da Concina prima e da Germani poi. PRUSST, PUC2, AREE INTERNE E CONTRATTO DI FIUME o non sono andate a buon fine oppure con lo sviluppo economico hanno avuto in realtà ben poco a che fare.
Le istituzioni che si rispettano hanno la capacità di interfacciarsi con chi crea valore e con chi organizza il lavoro per la produzione manifatturiera, o di precisione o rinnovazione. Il confronto avviene attraverso quelle persone e quelli uffici preposti che vanno generalmente sotto il nome di Assessorato allo Sviluppo economico che, tra l’altro, è una delle missioni fondamentali del comune in quanto ente esponenziale e territoriale.

La nostra esperienza, corroborata da numerosi atti ed interrogazioni documentate, è quella di un assoluto lassismo e senso di distacco rispetto alle problematiche di chi produce e di chi lavora da parte proprio degli assessorati competenti per materia. Incredibile.

E non ci dà nessuna soddisfazione l’essere stati tra quelli che hanno chiesto le dimissioni e visto andar via due degli assessori dell’attuale amministrazione. Avremmo voluto e, se fossimo stati sostenuti dalla maggioranza, certamente avremmo potuto fare di più ma siamo in democrazia e siamo stati messi in minoranza, con idee e proposte forti bocciate e talvolta serie e da chi per Bardano non ha fatto nulla.
Pertanto non possiamo solo ribadire che nel 2019 sarà meglio cambiare e cambiare in meglio.

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PUC2: superare la quiescenza del Comune

Nel 2009 Orvieto fu esclusa dall’accesso ai fondi regionali per la riqualificazione urbana, una partita del valore di alcuni milioni di euro che fece male alla nostra città. Allora ci fu lo sdegno dei politici e la sensazione di amaro in bocca, ma poi?

Poi un’altra illustre esclusa, Assisi, fece formale ricorso contro i criteri di valutazione che hanno portato la Commissione tecnica a stilare la graduatoria dei Comuni ammessi a finanziamento, che contro la composizione della stessa Commissione tecnica. Il Tar ha poi accolto il ricorso presentato dal Comune di Assisi annullando, nel marzo 2012, la deliberazione della Giunta regionale n. 1076/2009, evidenziando che ‘la procedura volta all’individuazione dei programmi urbani complessi 2 si sia svolta in assenza di idonei criteri di selezione. Orvieto cosa fece? Ricorso al Tar a sua volta, d’accordo, ma inutilmente visto che l’annullamento lo avrebbe ottenuto Assisi vendendone addirittura la conferma al Consiglio di Stato. Ma Orvieto in termini di atti amministrativi ed azioni legali volte a ricevere i finanziamenti od essere risarciti come parte lesa cosa si è realmente fatto?

Da qui un’interrogazione del Movimento 5 Stelle e la proposta di una commissione che punti a verificare se il Comune sia stato effettivamente danneggiato dai criteri di valutazione contro i quali si è espresso il Tar e se esistono le condizioni per richiedere un risarcimento degli eventuali danni subiti e subendi per i quali, a nostro avviso, la prescrizione dovrebbe infatti scadere nel marzo 2017 data entro la quale, se la Commissione sarà avviata ed approverà una richiesta risarcitoria, dovranno essere formalmente richiesti i dovuti risarcimenti, potenzialmente milionari.

Nel frattempo vogliamo ricordare che quei soldi del Puc 2 hanno finanziato di tutto e di più, incluso le recentissime “app” della cultura e  sanità spoletina. E cosa c’entrino con un “Piano Urbano Complesso” non riusciamo proprio a coglierlo.