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Conti dormienti: una interrogazione

ABBIAMO INTERROGATO IL SINDACO PER CONOSCERE SE È QUALI INFORMAZIONI ABBIA ACQUISITO DALLE BANCHE SUL TERRITORIO IN RELAZIONE AI “CONTI DORMIENTI ” E SE IL COMUNE SOLLECITERÀ I CITTADINI.
La data di scadenza fissata per tutti i Conti dormienti, polizze, libretti di risparmio, che non vengono più movimentati dal titolare per 10 anni affluiti al Fondo Rapporto Dormienti nel novembre 2008 è fissata per il prossimo novembre. Tutti questi fondi saranno automaticamente trasferiti nelle casse dello Stato.

E non si tratta soltanto dei conti correnti ho dei libretti di risparmio ma è un’intera serie di categorie ed intermediazioni bancarie che sono coinvolte:

  • depositi di denaro;
  • libretti di risparmio;
  • conti correnti bancari e postali;
  • azioni;
  • obbligazioni;
  • certificati di deposito e fondi d’investimento;
  • assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione.

Si tratta di ulteriore ricchezza che dovrebbe essere trattenuta sul territorio, se possibile e se il privato vuole , essere rimessa nell’economia reale. La nostra popolazione, ancora di più che nel resto della regione Umbria, è piuttosto anziana e potrebbe esserci un numero di rapporti di questo genere molto, ma molto, elevato.

Doverosamente chiediamo al primo cittadino della nostra Orvieto se abbia per tempo acquisito informazioni su tale delicata materie e se voglia o possa in qualche modo sollecitare la popolazione a non perdere queste proprie risorse. In ogni caso cogliamo l’occasione per richiamare pubblicamente l’attenzione su questa scadenza che il prossimo novembre potrebbe privarli di beni di loro proprietà diretta oppure ereditaria, soprattutto quest’ultima non è da sottovalutare perché potrebbe essere letteralmente sfuggita di vista a tanti cittadini che verrebbero da novembre letteralmente andare in fumo la possibilità di ottenere indietro quanto depositato, non riscosso oppure investito dai loro cari negli anni passati.

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Protezione civile e necessità di fondi

OCCORRE LAVORARE INSIEME PER UNA PROTEZIONE CIVILE CHE POSSA AVERE I MEZZI NECESSARI PROGRAMMANDO  E NON ASPETTANDO LE EMERGENZE.

Il soccorso civile portato avanti dall’insieme delle forze genericamente indicate come “Protezione civile” è una delle funzioni che condividono a vari livelli comuni, regioni e Stato. In questo quadro la regione ne cura in via esclusiva la politica unitaria ed i comuni, o le loro aggregazioni (come ad esempio nella funzione associata Aree Interne dell’Orvietano) danno vita alla vera e propria macchina organizzativa.

In queste settimane si è parlato spesso della necessità della “colonna mobile” regionale, terminologia mutuata dal linguaggio della logistica militare, che viene costituita dalle associazioni locali partecipanti e rappresenta una struttura di intervento complessa e modulare che può contenere strutture per affrontare le più diverse emergenze tra le quali, a titolo di esempio, tutte quelle per l’assistenza alla popolazione, ad esempio con bagni, cisterne, torri faro e tende al dispositivo delle cucine da campo a moduli sanitari che rappresentano durante eventi catastrofici dei veri e propri ospedali di primo e pronto intervento da campo.

La funzione associata del nostro territorio partecipa attivamente ma necessita di materiali e fondi. e troppo spesso nei bilanci comunali si riesce a ritagliare più fondi per la gestione degli interventi e per le emergenze (missione 11, programma 1102) che per l’investimento in sicurezza e prevenzione cioè nel sistema nella sua interezza (missione 11, programma 1101).  La nostra valutazione è che Continua a leggere Protezione civile e necessità di fondi

Piano calore

I FOSSI INTORNO LA RUPE OSPITANO VIPERE ED ACCUMULI DI ERBA SECCA. I FONTANILI OSPITANO LARVE DI ZANZARE E MOLTE FONTANE HANNO GLI UGELLI DANNEGGIATI. OCCORRE UN PIANO CALORE CHE SI AFFIANCHI ALLA PREVENZIONE INCENDI.

Col caldo di questi giorni si moltiplicano gli avvistamenti di bisce e vipere nei fossi che circondano La Rupe di Orvieto. A parte le cautele necessarie in questi casi va ricordato che abbiamo posto la questione della disponibilità dei sieri antivipera all’ospedale e di quella dei sieri per uso veterinario avendo sempre ricevuto, purtroppo, risposta negativa. Alla nostra proposta di una app per segnalare problemi e rischi sul territorio, come gli accumuli di materiale infiammabile pure abbiamo ricevuto un secco e sovietico NIET dalla maggioranza. Sulla questione dei Fontanili come ad esempio la fontana di San Zeno, quella di Piazza Angelo da Orvieto oppure quella delle Conce ci tocca stendere un velo pietoso e ricordare che dove l’acqua si imputridisce Le zanzare ci fanno il nido. Anche in questi casi basterebbe poco tipo avere pescetti che sguazzano nell’acqua che si nota una proprio delle larve delle zanzare. Infine ai fratelli delle Fontane risultano danneggiate in diverse parti della città rendendo impossibile approvvigionarsi per i cittadini accaldati, ed in molti casi stiamo parlando di Anziani e Bambini che sono a rischio di colpo di calore.

Sarebbe stato interessante poi valutare una straordinaria disponibilità della piscina comunale per gli over ’80 ma sappiamo che è chiedere troppo… L’unica risposta che abbiamo ricevuto è relativa alla presenza del “Piano Incendi” della Protezione Civile dei 20 comuni aree interne.

Braccialetto elettronico COSP. Interrogazione.

ABBIAMO RACCOLTO LE DOVEROSE INFORMAZIONI E VALUTATO LA RISPOSTA DELL’AZIENDA E SUL BRACCIALETTO ELETTRONICO AI LAVORATORI I DUBBI RESTANO.

«Quella del controllo a distanza dei Lavoratori è una materia complessa e per la quale ci sono pieghe normative in cui ci si può infilare, come ricorda un famoso detto, la coda il diavolo. Analizzando la questione nel dettaglio si scorge il problema ed in questo caso il fatto che il braccialetto elettronico possa essere utilizzato come sistema di verifica della produttività e della posizione specifica di un singolo lavoratore. Secondo noi questo è un dato che si ottiene agevolmente incrociando il momento della raccolta che è rilevato dall’apparecchio personale indossato con l’anagrafica cui è connesso il bidoncino, tale anagrafica viene utilizzata anche dal Comune per attribuire eventuali sconti soprattutto sul minore quantitativo di indifferenziato, cioè del sacco nero, permette di conoscere la posizione precisa in tempi precisi. Questo pone una problematica rilevante dal punto di vista giuslavoristico ed andrà, al nostro avviso, normata in maniera decisa potendo considerato controllo a distanza del lavoratore e questo effetto grande fratello è contrario al diritto ed alla dignità del lavoro e del lavoratore. Ma al netto di questa considerazione va detto che il comune non è stato interpellato su tale materia eppure è il committente ed è uno dei firmatari degli accordi, dei contratti e degli appalti che, a questo punto, bisogna chiarire se quantomeno prevedevano l’utilizzo di questo tipo di tecnologia così invasiva e così lontana dai principi della dignità del lavoratore e, secondo noi, così sbilanciata a favore di chi l’azienda la guida. Abbiamo interrogato il sindaco Germani proprio per sapere se da un lato lui era cosciente che sarebbe stata scelta questa strada in cui la tecnologia da miglioramento delle condizioni del lavoratore diventa strumento per tenerlo sotto controllo , e dall’altro se tale scelta aziendale prevista nei capitolati che come comune abbiamo firmato.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

Sarà uno degli argomenti in discussione nel prossimo Consiglio Comunale. Aggiungiamo però una considerazione che è quella che una verifica quantitativa, utile anche in azienda per dire quanto sono stati rapiti a fare la raccolta dei bidoncini, potrebbe essere una contrapposizione alla qualità del lavoro ed alla sicurezza di chi vuole una città senza che gli operatori della raccolta e dello spazzamento siano costretti ad inseguire tabelle di marcia facendo a gara a chi accelera di più. Occorre il rispetto dei tempi, ma occorre lavorare bene e con rispetto della sicurezza e della tranquillità dei cittadini.

Piano incendi partecipato

IL COMITATO #ECORVIETANO RICORDA A TUTTI NOI LA NECESSITÀ DI PREVENZIONE ATTIVA E DI UN VERO PIANO INCENDI PARTECIPATO

Ne abbiamo spesso parlato anche in consiglio comunale, senza avere mai risposte soddisfacenti, però con la bella stagione si ripresenta il problema dei possibili incendi. Come comune avremmo potuto fare molta informazione locale, educazione ambientale e partecipare promuovere una strategia di Sentieri tagliafuoco da poter poi trasformare in percorsi, ad esempio, MTB e trekking cioè mountain bike e passeggiata. E su questo avrebbe anche aperto il capitolo dei sentieri tracciati che però sono in larga parte accessibile alle auto.

Un piano incendi dovrebbe nascere in maniera partecipata cioè con l’intervento dal basso di chi il territorio lo vive oppure di chi nel territorio. Va bene armonizzano con la logistica dei mezzi di soccorso e delle prossimità delle basi di Protezione Civile ma si deve partire dalle esigenze e non dalle scelte più comode all’amministrazione che deve contemplare anche altri tipi di esigenze perlopiù burocratiche e di spending review che in mancanza di alternative finisce troppo spesso ad accorpamenti ed ad allontanamenti dalle zone considerate periferiche.

Un piano incendi che nasca dal basso può essere anche uno strumento di tutela dell’ambiente e di rispetto del territorio oltre che un dispositivo di sicurezza utile a tutti i cittadini.

Ok, intendiamoci per il comune di Orvieto qualche documento legale del Piano incendi esiste, se non altro come parte di quello regionale. Per paradosso però probabilmente indica nella catena di responsabilità una serie di cose che vanno poi nettamente ignorate visto che l’attuale funzione di Protezione Civile non è più comunale e basta ma è una funzione associata tra più comuni e così se venisse utilizzato asetticamente quel documento, oppure venisse utilizzato in una strategia legale difensiva in caso di in contenzioso post intervento , ci potrebbero essere almeno alcuni rischi. E comunque non è nato dal basso e non è stato partecipato da tutta la comunità con i possibili strumenti diffusi che ci sono adesso.

Il comitato Ecorvietano ribadisce la necessità di questo importante salto di qualità e la portavoce del MoVimento 5 Stelle porterà la questione negli enti preposti, tutti.

Ancora nessuna convocazione dell’osservatorio dipendenze

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI E NOI LASCIAMO “DORMIRE” L’OSSERVATORIO DIPENDENZE.

Orvieto il comune capofila della zona sociale 12 della nostra regione e dovrebbe ospitare un attrezzato osservatorio contro le dipendenze vecchie e nuove ed oggi, nella Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di stupefacenti , le mancate adunanze e convocazioni di tale importante strumento fanno ancora più male. Ricordiamolo che la tossicodipendenza continua a essere una grave minaccia per la salute pubblica in Europa: ogni anno si registrano fra 7000 e 8000 vittime di overdose. Il fenomeno sta cambiando volto in Europa: aumentano infatti i problemi connessi all’uso di sostanze stimolanti, come la cocaina, mentre nuove sostanze fanno la loro comparsa sul mercato europeo.
La prevenzione dell’uso di droghe e l’offerta di trattamenti efficaci per l’abuso di stupefacenti sono i pilastri della risposta dell’Europa a questo problema. Un’importante novità rispetto agli anni Novanta è stato il potenziamento delle terapie per prevenire decessi e infezioni virali fra i tossicodipendenti. Nell’UE almeno un milione di persone all’anno ricevono un trattamento per problemi di tossicodipendenza, mentre a chi fa uso di stupefacenti sono distribuiti fra 50 e 100 milioni di aghi e siringhe puliti.
La situazione è migliorata non solo sul piano quantitativo ma anche qualitativo. Oggi gli interventi si basano su prove più solide che in passato e la valutazione è diventata un elemento fondamentale della politica antidroga in molti paesi. Lo stesso avviene anche a livello europeo, dove la strategia dell’Unione europea in materia di droga (2005€“2012) è attualmente oggetto di una valutazione esterna. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) contribuiscce alla valutazione con una relazione che illustra i principali cambiamenti registrati in questo periodo nel settore delle tossicodipendenze e nelle politiche adottate dai governi nazionali.

Ed anche gli osservatori locali come il nostro posso fare molto, soprattutto sollevando la questione dell’impatto delle nuove Smart drugs in diffusione locale e sull’impatto sociale se ne deriva contribuendo così alle scelte di decisioni politiche sul territorio che possano creare ostacolo alla diffusione e creare le condizioni di rimozione delle cause di dipendenza.

Tuttavia c’è bisogno non solo della volontà ma anche della capacità organizzativa che in questo momento il comune capofila sembra davvero non avere nonostante le (nostre) pressanti richieste.

Incontro aperto Orvieto Scalo

Il M5S Orvieto, sulla scorta della mozione a 5 stelle per le regole del commercio, approvata all’unanimità a fine aprile scorso dal Consiglio Comunale, ha appena depositato formale richiesta per la convocazione di un incontro pubblico sulla questione “licenze” supermarket e pianificazione strategica dello sviluppo commerciale ad Orvieto scalo nel quale siano invitate le parti sociali interessate, soprattutto in considerazione della riqualificazione di Piazza del Commercio e della recente cessione di Superconti.

La nostra richiesta è di un incontro che sia aperto alla cittadinanza ed alla partecipazione.

Al di la di ogni ulteriore disamina delle questioni relative alle vicende che hanno interessato il quartiere ora è il momento di guardare al futuro e farlo in condivisione con chi il territorio lo vive e ci lavora.

Possiamo certamente rivendicare l’impegno che il M5S Orvieto ha dimostrato in relazione a queste vicende ma non sarà questo titolo di merito a risolvere alcunché.

La situazione d’involuzione di un fiorente punto di riferimento della cittadina che ha visto squalificare il valore di investimenti immobiliari ed attività, che ha sofferto il dramma alluvionale e che è ancora sotto schiaffo va sicuramente gestita da parte della politica, non solo dell’amministrazione, e con la partecipazione più ampia.

Disvalore commerciale, senso d’insicurezza e d’abbandono da parte delle istituzioni, peggioramento della qualità della vita e della disponibilità di prodotti/servizi in zona. Una deriva che possiamo e dobbiamo invertire.

Per questo chiediamo la concreta partecipazione delle forze di maggioranza, opposizione ed extraconsiliari per un confronto con le proposte di cittadini, comitati ed imprese con l’Amministrazione.

Come sempre noi porteremo spirito collaborativo, idee e proposte, senza la pretesa che le nostre soluzioni siano le migliori ma con la volontà di contribuire e far camminare le istituzioni ed i cittadini un pochino più vicini. Crediamo che sia possibile e lavoreremo per riuscirci.

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Scarsa manutenzione e Rischio vipere

Orvieto, anno 2015,

In questa caldissima estate da tutto il territorio orvietano arrivano proteste e segnalazioni relative alla scarsa manutenzione ed all’erba alta. Interrogazioni specifiche di tutte le parti politiche chiedono come sia possibile l’abbandono di parchi, bordi stradali, aree verdi. Tantissime le petizioni dei cittadini e gli interventi delle associazioni riportati dalla stampa locale.

Troppi per non dover trarre la conclusione che l’intero comparto manutentivo si sia un po’ adagiato.

A nostro avviso la questione proprio in questi giorni ci espone a rischi che sarebbe meglio evitare; l’erba alta e la scarsa manutenzione da un lato favoriscono e non impediscono la presenza dei rettili velenosi, le vipere, dall’altro nascondono alla vista il pericoloso animale creando implicitamente una insidia per i cittadini, in particolare i minori che stanno rientrando dalle vacanze e non riprenderanno la scuola per altre settimane e comunque non a pieno regime fino a fine mese di settembre.

Nel 2015 il veleno di vipera si combatte sotto controllo medico e negli ospedali attrezzati. Qui ci sorge un grave dubbio dopo il caso, pazzesco, della bambina di 18 mesi morsa due settimane fa nel ternano e palleggiata tra ambulanza e reparti dell’ospedale prima di rendersi conto che il siero antiofidico, il cosiddetto siero antivipera, non si trovava in tutta la regione (regione dove manca del tutto una terapia intensiva pediatrica, ricordiamolo) e che a giustificazione di ciò c’era la potenziale allergenicità del siero stesso. A questo punto la piccola ha dovuto resistere fino al centro antiveleni del Bambin Gesù a Roma dove le è stato somministrato il siero e la piccola si è ripresa, senza segni di allergia.

pericolo vipereChiediamo quindi oggi come il Sindaco, quale ufficiale di Governo responsabile della salute pubblica, abbia intenzione di affrontare la situazione attuale. Se si voglia ripristinare lo stato di manutenzione ordinaria delle aree versi, strade (e relativi bordi) e parchi, se il personale è stato sottoposto ad accertamenti allergenici specifici, e se vi siano adesso dosi dell’antitossina nelle nostre disponibilità. Limitiamo a questo la nostra interrogazione a causa dei limiti dello strumento ma ci chiediamo se il siero antivipera ad uso veterinario sia disponibile, i cani da tartufo, ad esempio, sono a volte vittime di questi incidenti.

«Oggi, fuori di allarmismo, parliamo di vipere e cerchiamo di capire come sia possibile evitare problemi alla popolazione. Mutuando la legge in materia di rischi sul lavoro potremmo dire di evitare se è possibile, prevenire, proteggersi e proteggere e prepararsi a mitigare i danni. Evitare le aree verdi può essere una soluzione, certo, ma  a parte la limitazione alla libertà pare che l’assenza del contatto con la natura contribuisca allo sviluppo di mali quali l’asma, che miete molte più vittime delle vipere, in un sistema complesso come quello della gestione di una città non è certo questa la soluzione. Prevenire lo è. La manutenzione delle aree verdi, fatta da personale che non sia esposto a rischi ulteriori in caso di morsi, è certamente le prima linea di prevenzione. Poi seguono la protezione dal pericolo dei singoli individui attraverso strumenti (abiti e calzature) e comportamenti adeguati all’ambiente, di questo ne è investita la scuola ed il comune stesso, che operano informando, formando ed educando direttamente, delegando od assieme ad altri enti. Infine, ed anche questo investe la dimensione di un Comune esteso come il nostro, punto di riferimento del territorio, c’è la mitigazione del danno ovvero la capacità di affrontare con risorse mediche e servizi d’intervento eventuali avvelenamenti. Un caso come quello di Monteforte ha trovato a impreparata l’intera comunità regionale, oggi ci chiediamo se sia stato di lezione e come vogliamo comportarci qui nell’orvietano oltre il ridicolo e vano rifugiarsi nella superstizione facendo gli scongiuri e chiamando “gufo” chi pone i problemi. Il nostro, in Comune come nelle tante sedi istituzionali, è un lavoro serio, facciamolo bene.» Lucia Vergaglia, M5S Orvieto

Segue il testo dell’interrogazione: Continua a leggere Scarsa manutenzione e Rischio vipere

Interrogazione su San Lorenzo in Vineis

All’esterno della rupe cittadina nella parte che volge al calar del sole una chiesa dalla lunghissima storia sovrasta quel cimitero monumentale di Orvieto pensato dal Vespignani nel risorgimento e circondato dalla murata che negli anni ottanta progettò il giovane Massimiliano Fuksas. E’ San Lorenzo in vineis, San Lorenzo delle vigne, già presente e testimone degli eventi del miracolo eucaristico e degli anni delle guerre come chiesa delle monache del convento di clarisse, che divenne forte di una guarnigione con Giovanni di Vico poi di nuovo monastero francescano, in rovina e danneggiata dal tempo a dalle guerre a più riprese ricostruita nella forma attuale dopo che il Vescovo Francesco Monaldeschi a metà quattrocento trasferì lontano le monache e poi restaurata con gli ori di Monaldo Monaldeschi oltre duecento anni dopo, subì tanti interventi fino ad arrivare a noi molto diversa dalla raffigurazione pittorica in cui il vescovo di Orvieto di ritorno da Bolsena consegnava a Papa Urbano IV il Sacro Corporale al ponte del rio Chiaro.

miracolo-bolsena

Oggi San Lorenzo in vineis versa in stato di grave abbandono nonostante l’opera di sensibilizzazione che tanti cittadini, e tanti ospiti illustri d’altri paesi, hanno a più riprese tentato di fare vedendola divenuta un deposito, un’attrezzeria, privata dei suoi affreschi e delle tele, della pala d’altare e del crocifisso. Si tratta di un monumento, e come tale è soggetto a vincolo di tutela da parte dei beni culturali ed è stata sottoposta a lavori di consolidamento statico e funzionale. Nel 2004 furon0 approvati lavori di completamento finalizzato all’uso del convento: al piano terra erano previste opere di finitura del chiostro e al primo piano servizi igienici nonché le pavimentazioni e il rifacimento degli infissi conformi alla tipologia originaria e le opere di finitura e concordate con la Soprintendenza. Era il 2004 e la Giunta Comunale approvò il progetto esecutivo per il completamento dei lavori di questa manutenzione straordinaria del complesso per un importo complessivo di € 100.000,00. L’intervento, che avrebbe dovuto Continua a leggere Interrogazione su San Lorenzo in Vineis

Videosorveglianza senza sprechi

Quello della videosorveglianza per la sicurezza dei cittadini è un tema che di quando in quando, in special modo in periodi elettorali, torna alla carica. E’ stata affrontata nel passato così:

“Da parte delle Istituzioni che operano sul territorio, può essere fatto, invece, un maggiore investimento nelle tecnologie che, specie nelle situazioni lontane dal centro di Orvieto, consentono di risolvere molti problemi. Sarebbe opportuno investire su telecamere e strumenti di registrazione nei punti strategici della città” (Sindaco Mocio 14.06.07)

Videosorveglianza1“e-Surveillance: il servizio che permette di controllare aree remote, senza necessità di un presidio fisico, attraverso l’utilizzo di telecamere installate sui lampioni che utilizzano la rete di illuminazione pubblica come mezzo di comunicazione. In questo modo, non vi è la necessita di installare nuovi supporti per la distribuzione delle telecamere e, soprattutto, ciascuna telecamera può essere comodamente rimossa da un palo e installata su un altro a seconda delle esigenze dell’amministrazione pubblica, senza costi aggiuntivi di opere murarie e posa di nuovi cavi” (progetto e-Tourism–Orvieto proposto dal Dirigente del Settore Vigilanza in base al decreto del Ministero per il Turismo 13 dicembre 2010 formalmente approvato dalla Giunta il 20.09.11)

“Aderendo ad una petizione sottoscritta da 120 cittadini, la Giunta ha approvato l’atto di indirizzo proposto per la installazione di due telecamere di sorveglianza nei giardini della Confaloniera” (Ass. Brugiotti 29.05.12)

Infine il più recente “Il progetto Orvieto Sicura prevede l’installazione di 24 postazioni di controllo (Telecamere), equamente distribuite tra periferia e centro storico, in modo da assicurare una copertura il più possibile omogene ed è stato concepito in maniera “modulare” in modo da poter essere in ogni momento implementato e migliorato per rispondere alle esigenze della cittadinanza e, in relazione alle disponibilità finanziarie del momento, abbiamo attivato canali molto promettenti con l’Unione Europea, sono previsti a breve dei bandi comunitari per il finanziamento di questo tipo di iniziative cui parteciperemo” (Progetto “Orvieto Sicura 2014”: Realizzazione di un sistema integrato di videosorveglianza per il controllo ed il monitoraggio territoriale del Comune di Orvieto 06.02.14)

Ed ora c’è la mozione Sacripanti approvata, ci mancherebbe, in Consiglio Comunale a cui hanno fatto seguito indiscrezioni sullo spostamento dei fondi di “Aree Interne” (che dovrebbero essere gestiti dai comuni dell’orvietano per lo sviluppo del territorio) presso questa iniziativa.

Per il #M5S questo dell’utilizzo dei fondi sovracomunali delle “Aree Interne” è inaccettabile! In Comune abbiamo già approvato delle soluzioni interessanti, pratiche ed efficenti.

Ad esempio le telecamere previste nel progetto e-sourvellance, già approvato, del 2011 per le quali, ricordiamolo, non vi è la necessita di installare nuovi supporti e, soprattutto, ciascuna telecamera può essere comodamente rimossa da un palo e installata su un altro a seconda delle esigenze dell’amministrazione pubblica, senza costi aggiuntivi di opere murarie e posa di nuovi cavi, per un comune in pre dissesto come il nostro costano troppo poco? Possono essere messe in opera senza dover dare appalti agli amici degli amici?

Su questa materia chiediamo di capire perchè non si ancora attivato e-sourvellance e, eventualmente, di adottare quella stessa strategia, economica e funzionale, di videoregistrazione e videosorveglianza indicata sin dal 2011 con telecamere mobili che usano la rete elettrica comunale.

In caso si preferiscano inutilmente fare scelte più dispendiose il doveroso esposto a Via Martiri dei Lager, 77 – 06128 Perugia, sede della Corte dei Conti, ce lo portiamo noi, personalmente.