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Le tre cose da sapere per il voto alla Regione Umbria

In ogni regione c’è un sistema elettorale diverso, infatti le regioni possono organizzarsi in modo autonomo. In Umbria si vota con il cosiddetto Umbricellum.

E quindi per votare occorre avere presente tre cose.

Documenti a posto. Come sempre è necessario avere i documenti in ordine e quindi portarli con sé: sono necessari la tessera elettorale ed un documento d’identità. Gli uffici comunali durante il periodo elettorale sono aperti anche il sabato e la domenica, proprio per fornire chiarimenti ed eventuali duplicati dei documenti.

Dove mettere la x?

Uno degli errori e cause di annullamento del voto più comuni è quello di barrare con la X tutto il blocco della scheda dove ci sono i propri candidati. Infatti è vietato coprire con la X più di un simbolo. Per non fare confusione consiglio di mettere la X del voto direttamente sul simbolo del proprio candidato e solo su quello, mi raccomando.

Le Preferenze.

Per decidere chi tra i tanti candidati dello stesso gruppo politico potranno entrare regione Umbria bisogna scrivere il loro nome a fianco al simbolo con cui si presentano. Nel mio caso va scritto Vergaglia a fianco al simbolo del MoVimento 5 Stelle su cui andrà messa la X del voto. Sotto è possibile aggiungere un secondo nome ma per la parità di genere dovrà essere dell’altro sesso e della stessa forza politica. Non è obbligatorio mettere il secondo nome ma se qualcuno vi ha particolarmente colpito fatelo. La seconda preferenza viene annullata per caso sia dello stesso genere.

Molto spesso si decide all’ultimo minuto ma perché i documenti è bene organizzarsi prima. Detto questo non mi resta che augurarvi buon voto ed una buona giornata.

Lucia Vergaglia

25 Aprile 2015. Rendiamo viva la “Liberazione”

“Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.” (Sandro Pertini, 25 aprile 1945)

Oggi è 25 aprile 2015 e dal 1949 si rievoca in questa data la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime fascista e, per questa nazione, della Seconda guerra mondiale. Si rievocano oggi i valori della resistenza che erano prima di tutto valori di libertà dal fascismo e poi, dalla caduta del regime, valori d’indipendenza dall’occupante tedesco. Fu una lotta del popolo stremato dalla guerra e dalle privazioni che si concretizzò nelle insurrezioni della cittadinanza tutta, di ogni ceto e ragione politica, che anticiparono quella data, come nelle 4 giornate di Napoli in cui la città, sin dal settembre di due anni prima, ottenne grazie al sacrificio dei cittadini che l’esercito del Terzo Reich fosse messo prima in crisi e poi in fuga, non dagli americani che poterono attraccare ai porti dalla settimana seguente, non dai russi che si erano riorganizzati dopo Stalingrado, ma dagli italiani.

25 aprileOggi ci domandiamo se quei valori della resistenza sono ancora incarnati da qualcuno, se vi siano salde le legittime aspirazioni alla libertà, contro le guerre che ci circondano e coinvolgono, per la salvezza delle nostre terre ormai inquinate, delle nostre case pignorate da Equitalia e delle nostre officine e fabbriche acquistate in borsa da multinazionali e poi svendute. Chi si oppone allo strapotere dei tedeschi in Europa oggi?

Forse quella politica di “sinistra” che mette sempre il cappello sull’antifascismo ma poi in pratica è la più asservita? Quella politica amica dei liberatori americani che solo ieri si erano “dimenticati” di avvertirci della morte per mano loro di un nostro connazionale, volontario per la pace.

Oggi la guerra si combatte sotto altre forme, a volte senza eserciti in trincea, a colpi di Carta Visa come diceva una canzone, e negli spazi della politica, dall’Italicum alle piccole porcherie nelle regioni e nei comuni. C’è però ancora rende viva la resistenza, senza sventolare bandiere sotto un monumento per farsi il selfie, senza dibattiti in circoli che saranno disattesi, ma praticando quei valori giorno dopo giorno, nella vita, nel lavoro, nell’esempio che è la miglior educazione ed anche nella politica.

Buon 25 Aprile, cittadini, rendiamo viva resistenza.