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UNESCO E DINTORNI

CANDIDARE IL DUOMO A PATRIMONIO UNESCO? VA BENE MA DITECI A FRONTE DI QUALE COSTO E PER QUALE RITORNO?

Un recente studio di PricewaterhouseCoopers (PwC) su “Il valore dell’arte”, citando come esempio il forse non molto noto indice Rac – una misura del ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco – che vede gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, vantare un ritorno commerciale di 16 volte quello italiano, mentre i numeri di Francia e Regno unito si assestano tra 4 e 7 volte quelli italiani.

Per capirci bene il fatto è che i siti Unesco del nostro Paese godono di uno scarso ritorno commerciale.
Forse perché grande contribuente dell’Unesco in generale, l’Italia non compare tra i finanziatori volontari dello specifico fondo World Heritage dell’organismo della Nazioni Unite (ci sono Francia e Germania). Il nostro Paese ha ridotto anche i contributi obbligatori a 122mila euro annui (non ancora versati al 30 giugno 2016). Quattro anni fa erano 163mila. Il Giappone ne versa 316mila, l’ Inghilterra appena più di noi, la Cina, che ci tallona per numero di siti (50), paga il doppio della Penisola.

Oppure il problema è che i sistemi culturali, museali e dell’accoglienza turistica non lavorano assieme in sinergia come accade invece in altri Stati? Sta di fatto che Sgarbi, in una sua recente polemica, coglie esattamente un punto che a noi sta molto a cuore e cioè quello che non esistono bacchette magiche e non basta fregiarsi di un logo attorno al quale poi fa ruotare una serie di iniziative ma piuttosto bisogna lavorare se un sistema complessivo che comprenda ed abbia al centro punti di riferimento come il Duomo di Orvieto e la tua magnifica facciata come annunciato ad esempio proprio dall’Opera del Duomo ma che non si limiti a quello. Ben venga quindi ogni iniziativa di inserimento nella World Heritage Unesco ma non dobbiamo credere affatto che questo rappresenti una capacità di incremento sostanziale come accade invece in altre nazioni che hanno un patrimonio molto minore del nostro e quindi meno alternative tra cui scegliere.

Quanto al conflitto che si potrebbe innescare tra siti UNESCO con il confronto artificiale che si cerca di creare tra le nostre risorse monumentali ed il progetto di valorizzazione della biodiversità del Monte Peglia , che la nostra portavoce Lucia Vergaglia ha presentato in Consiglio comunale, Ebbene a nostro avviso non esiste anche perché attrae i tipi di turismo diversi essendo da un lato una risorsa naturalistica e dall’altro una risorsa patrimonio storico-artistico. Anzi piuttosto l’uno aggiunge valore all’altro creando un Unicum ad Orvieto che abbia caratteristiche che possono rispondere ai diversi turismi e quindi possa permettere immaginare futuri investimenti nell’accoglienza a 360° non limitandosi ad un singolo tipo di turismo soprattutto non limitandosi al mordi e fuggi nella visitatore del Monumento importante.

Infine deve essere ben chiaro a tutti che le Tentative Lists of States Parties del patrimonio UNESCO possono durare anche 10 anni e che la cosa non è assolutamente priva di costi e di impegno facilmente calcolabile. In effetti anche volendo limitarsi alle spese minime possibili il punto di pareggio nel caso di attese in una lista molto lunga rappresenta comunque un investimento di medio lungo periodo e non una soluzione dei problemi concreti ed attuali.

Comunque è una delle iniziative da prendere in considerazione per l’amministrazione che verrà nel 2019. Ma sarà da affrontare seriamente con gli operatori privati che insistono sul territorio potrebbe essere quella di valutare se candidare all’Unesco l’intero centro storico a fronte di una analisi non campata in aria o basata su serie storiche e dati antecedenti il turismo dei Tripadvisor e dei social.

Ps

Va comunque detto grazie a Sgarbi.

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World Heritage UNESCO. Orvieto non passa.

Una situazione sospesa tra rimpalli di responsabilità e storture di un sistema già troppe volte denunciato dal M5S, l’abuso dello strumento dei “consiglieri delegati” nei rapporti esterni al Comune.

Questa è una violazione delle norme che separano Amministrazione e Consiglio, e quando sulla stampa nazionale troviamo addirittura dei virgolettati del capogruppo della lista civica PAA che sembra agire come fosse un assessore si è decisamente usciti dalla correttezza istituzionale.

“Ormai le maglie sono strette, manca la possibilità di ingresso a causa del numero impressionante di siti già riconosciuti” dice l’avvocato Alessandro Vignoli che segue la pratica per Orvieto. “I consulenti Unesco ci hanno fatto capire che più di una candidatura all’anno non passa. La nostra, come centro storico, ormai è superata: ci sono troppi centri già in lista. Quindi pensiamo di diversificarci e comprendere più zone candidandoci ad “area degli Etruschi”. E’ l’unica via percorribile sperando di trovare l’interesse del Ministero…a cui devi piacere. Intanto abbiamo pronto un piano gestionale per la candidatura che ci pare possa davvero funzionare”.

Purtroppo utilizzando i consiglieri delegati in queste attività c’è il problema che essi sfuggono al controllo democratico ed alla libertà d’iniziativa delle minoranze. Per noi non esiste uno strumento formale che possa permettere l’accesso agli atti di un consigliere eletto, piuttosto che interrogarlo o coinvolgerlo in un atto di indirizzo che lo impegni e vincoli ad agire in un certo modo.

Ora Orvieto è fuori dai giochi avviati nel 2006 per il “World heritage”, cioè per divenire patrimonio tutelato dall’Unesco. Ne abbiamo chiesto conto all’Assessore al “marketing territoriale e ci ha risposto invece un vicepresidente del Consiglio Comunale. Come a dire che chiedi al ministro e ti risponde il vicepresidente della Camera: che c’entra? Sono due mestieri diversi.

All’Assessore ed al Sindaco possiamo chiedere conto delle scelte, gli altri consiglieri hanno un ruolo politico, non dovrebbero avere cordoni della borsa, capacità decisionale e potere di rapportarsi con l’esterno a nome del Comune. Anzi è esplicitamente vietato.

Intanto in regione, uno dei massimi esperiti delle procedure UNESCO, l’ex sindaco di Assisi Claudio Ricci, si era offerto di aiutare il nostro comune usando queste parole:

“Esiste un punto di forza che è indubbiamente rappresentato dalla facciata del Duomo che dovrebbe essere messa in abbinamento con altre parti del centro storico e con la città ipogea, in un unicum che costituisce un tema di grande interessa, la città visibile e quella sotterranea. E’ necessario sollecitare la Soprintendenza affinchè venga predisposto un accordo di collaborazione per elaborare e concludere i documenti, come il dossier di candidatura e il piano di gestione, che servono a candidare il Duomo a Patrimonio mondiale Unesco. Questo è importante perché si stima, a livello internazionale, che essere dichiarato sito ‘Unesco’ attiva, dopo 5-10 anni, a seguito della conseguente promozione, un aumento del turismo culturale sino al 15-20 per cento. Ci sono inoltre notevoli possibilità di finanziamenti e maggiore attrattività per gli sponsor privati”. (Claudio Ricci, La Nazione, 10 agosto 2015)

Noi invece cosa abbiamo fatto?

Nel 2015 abbiamo deciso di darci la zappa sui piedi con i lavori al Duomo mettendo un cantiere certamente non conforme all’attenzione prerequisito della collaborazione con l’UNESCO. Questo appena due settimane dopo la generosa offerta di Ricci che si era reso disponibile ad aiutare la nostra città, preferendogli invece il capogruppo politico della lista Per Andare Avanti (PAA) che ci ha traghettato fuori dai giochi e senza la possibilità a noi minoranze d’intervenire e verificare.

M5S Camouflage Duomo

«Non c’è certezza che agendo seguendo le buone prassi ed accogliendo il sostegno di chi è riconosciuto esperto sarebbe andato tutto a buon fine, non c’è certezza che il cittadino Vignoli, seppur avvocato con altri tipi di esperienze, non avrebbe potuto dare invece impulso ad un nuovo rinascimento cittadino. Quello che è inconcepibile è che il capogruppo di Per Andare Avanti e collega consigliere Vignoli abbia operato a nome e per conto del Comune in forza di una delega e che questo stia succedendo strutturalmente e come prassi anche con gli altri consiglieri di maggioranza che sfuggono alle tutele ed ai meccanismi di pesi e contrappesi che la legge prescrive. Non va bene. Questo senza considerare che l’esperienza è fino ad ora un completo insuccesso e che non vi è alcuna trasparenza sulle iniziative prese. Il comportamento confusionario dell’amministrazione, l’assenza costante dell’assessore Martino la cui delega al Marketing Territoriale era il corollario ideale per le attività con l’UNESCO, e, diciamolo, l’arrembaggio di taluni consiglieri di maggioranza a ruoli di visibilità e prestigio che non competono loro stanno limitando fortemente le opportunità che questa città e questo territorio meritano di avere. Non ne facciamo puramente una questione meritocratica, ma di rispetto dei cittadini e del necessario onore con cui si devono ricoprire i propri incarichi. C’è disordine in questa Amministrazione, ne consegue che le forze si disperdono e le occasioni si sprecano senza aver espresso l’impegno opportuno per provare a raggiungerle. Il caso Ricci ed Unesco col Duomo impacchettato sono l’esempio della scarsa cura per la cosa pubblica. Mi si conceda di osservare che più di un consigliere di minoranza ha manifestato l’opinione che certe scelte incaute sembrano quasi fatte apposta per danneggiare la città, io non credo questo, non credo ci sia cattiva fede, tuttavia dire che l’Amministrazione in questo ed in altri casi abbi agito per il meglio sarebbe il contrario della verità.

E’ ora che il Sindaco cominci a ritirare queste deleghe ripristinando la doverosa legalità ed una trasparente efficienza. Anzi sarebbe ora che gli stessi consiglieri di maggioranza comincino a dare il buon esempio restituendole in prima persona e contribuendo al lavoro con atti di studio, relazioni ed atti di indirizzo, e non sostituendosi alla Giunta.»Lucia Vergaglia, M5S Orvieto